Nenni e Pasolini

Il 2 novembre del 1975 l’assassinio di Pier Paolo Pasolini scosse l’intero Paese. Lo storico leader del socialismo italiano Pietro Nenni apprese la tragica notizia dalla tv, come emerge dalle pagine del suo diario:

«Nella nottata Pier Paolo Pasolini è stato assassinato in condizioni spaventose […]. Il modo, l’ambiente, il finale tutto sembra preso dai romanzi di Pasolini […]. Tutto nella sua vita era una rivolta contro la società, anche la sua adesione al comunismo che accettava come ideale, e dal ’68 in poi ripudiava come egemonia di partito e di classe sovrapposta alla spontanea evoluzione dell’uomo. I nemici che combatteva erano la menzogna, la corruzione, l’ipocrisia e quindi in primo luogo la Dc […].La tragica e abominevole fine non toglie nulla alla sua campagna contro la società che rimane un capolavoro incompiuto». Pietro Nenni aveva una grande ammirazione per Pasolini e lo considerava «un uomo diverso nello stile, nella prosa, nel cinema nel costume personale. […] Un testimone scomodo per una società di violenti, di corrotti e di corruttori». 

Il primo incontro tra Nenni e Pasolini risale al 1962, al Cinema Quattro Fontane a Roma, alla prima di “Una vita violenta”, film diretto da Paolo Heusch e Brunello Rondi, tratto dall’omonimo romanzo di Pier Paolo Pasolini che il leader socialista aveva definito «un libro forte che descrive il piccolo mondo della malavita di Pietralata, una realtà sulla quale il silenzio è peggiore della verità».

L’anno precedente Pasolini aveva inviato all’Avanti! una lunga e profonda poesia, scritta nel 1960 e tenuta nel cassetto un anno, dal titolo “Lettera a Nenni (1960)”, accompagnata da un breve post scriptum “Senza scopo”. Nella prima parte del poemetto Pasolini rievocava i drammatici scontri di Genova del luglio del 1960 e la caduta del Governo Tambroni, mentre nelle strofe successive incoraggiava il tentativo di collaborazione con la Democrazia Cristiana che Nenni stava portando avanti nell’interesse dei lavoratori e della modernizzazione del Paese. Il poemetto ha il suo cuore nell’immagine affettuosa e paterna del capo socialista:

«[…]Con che amore io vedo lei, acerbo,

gli occhiali e il basco d’intellettuale,

e quella faccia casalinga e romagnola

in fotografie che, a volerle allineare,

farebbero la più vera storia d’Italia, la sola […]».

Pasolini considerava gli anni del Centro-sinistra «decisivi per la storia italiana e in senso profondamente positivo», soprattutto «perché avevano fatto rotolare un granellino di democrazia per la china di un Paese che non aveva ‘mai’ conosciuto la democrazia e rotolando, il granellino era divenuto una piccola valanga, come fatalmente succede».

Il loro rapporto non si limitò solo alla sfera politica. Per la realizzazione del suo terzo lungometraggio “Il Vangelo secondo Matteo”, Pasolini chiese un aiuto a Nenni che gli presentò Angelo Rizzoli e il produttore cinematografico Alfredo Bini. Il film, uscito nel 1964, venne definito da Nenni «un’opera di autentica poesia, specie la prima parte. Gesù è visto come un agit-prop comunista dei nostri tempi, ciò che forse è giusto». 

Qualche anno dopo le mobilitazioni giovanili e studentesche del 1968 travolsero anche l’anziano socialista, che venne contestato, con tutto il socialismo italiano, nelle piazze. Pierpaolo Pasolini considerò inopportuni gli slogan contro Pietro Nenni, perché «gli studenti non capiscono quanto in Italia la forza del loro Movimento sia dovuta, sia pure indirettamente, a lui. I gruppi ‘leader’ del Movimento Studentesco, sarebbero rimasti infinitamente più isolati di quanto siano, se un grande numero di studenti – la massa informe d’urto – non si fosse formata in anni di Centro-sinistra, in cui un soffio di democrazia è sia pur stentatamente passato sull’Italia: è anche da questo quasi impercettibile soffio che è nata la ventata del Movimento Studentesco – non come movimento di ‘élite’, ma come movimento di massa – in quanto gli studenti, nella loro massa, si sono trovati quasi di colpo di fronte alla “coscienza dei propri diritti democratici». 

Pasolini considerava Nenni «l’uomo più simpatico del mondo politico italiano» che aveva avuto il merito, «di aver messo l’Italia della sozza eredità fascista sulla strada del laburismo».

Il 5 novembre del 1975 quando si svolsero i funerali di Pasolini Nenni decise di non parteciparvi «per non affrontare la folla, che non era tutta favorevole allo scrittore e perché infastidito dai tentativi di appropriazione di Pasolini da parte dei comunisti, sempre molto duri con lui e dagli opportunistici elogi allo scrittore che lo ammazzano meglio di quanto non lo abbia fatto il ragazzo di vita di Guidonia». Qualche tempo dopo Nenni si indignò per la censura al film “Salò e le 12 giornate di Sodoma”, che Nenni considerò una specie di testamento ideologico di Pasolini: «Non vi è dubbio che la magistratura, degna del secolo dei roghi, ha voluto colpire l’arte col pretesto dell’oscenità».

 Antonio Tedesco

 

 Fonti 

  • Archivio storico Fondazione Nenni, Fondo Nenni, Serie Documenti, sottoserie “Appunti e studi”, Busta 133, fascicolo 2527
  • Il Tempo, 9 novembre 1968. Rubrica “Caos” curata da Pierpaolo Pasolini
  • Avanti!,  31 dicembre 1961. Lettera a Nenni (1960). 
  • L’Articolo1, n° 3-4 2015, Pasolini, anima critica fuori dagli schemi di Antonio Tedesco.
  • Gli anni del centro-sinistra/ Pietro Nenni, Diari 1957-1966, Sugarco 1982
  • Giuseppe Tamburrano, Storia e cronaca del centro-sinistra, Feltrinelli, 1971
  • Pietro Nenni, socialista, libertario, giacobino/Diari 1973-1979, a cura di Paolo Franchi e Maria Vittoria Tomassi, Marsilio editore, 2016

 

N°80 del 02/11/2022

 

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