LOTTA SENZA QUARTIERE. I SOCIALISTI NELLA RESISTENZA A ROMA – 1943-1944 – M. TRASCIANI

Aprendo il libro di Marco Trasciani “Lotta senza quartiere. I socialisti nella Resistenza a Roma – 1943-1944” (Odradek, 2022), si viene travolti da una bella ricostruzione storica. L’autore, nei ringraziamenti, preannuncia che il motivo della sua ricerca sulla Resistenza romana nasce da una vicenda familiare e si sofferma sulla storia di suo zio Gastone, ucciso dai tedeschi con un colpo di pistola nel marzo del 1944, a soli 19 anni, perchè ebbe il coraggio di unirsi alle Brigate Matteotti per difendere la sua città dall’invasore nazista. 

All’inizio, l’autore fa una panoramica politica dei primi anni Quaranta analizzando il periodo in cui i  partiti antifascisti cominciano a riformarsi clandestinamente. Nel 1942, infatti, con la diminuzione del consenso e del relativo potere del fascismo, si assiste alla rinascita del PSI con Giuseppe Romita e Oreste Lizzadri, che “seppero fare del richiamo alle esperienze passate il proprio strumento di crescita”.

Non solo, tra gli altri gruppi che “richiamavano al socialismo” troviamo il Movimento di Unità Proletaria di Lelio Basso e Domenico Viotto che vede complici anche Lucio Luzzatto, Corrado Bonfantini e Carlo Andreoni. Il 10 gennaio del ’43, il suddetto gruppo diventa un partito e, nell’agosto dello stesso anno, si fonde con il PSI grazie al patto ratificato da  Pietro Nenni, dando vita ad un unico partito con la denominazione PSIUP.

All’interno del neonato partito confluivano tre gruppi: quello dei fedeli al vecchio nome PSI come  Nenni, Buozzi e Pertini, per citarne alcuni; quello settentrionale del MUP che comprendeva Basso, Luzzatto, Andreoni e altri; infine, quello definito da Nenni “dei giovani turchi” di Fioretti, Corona, Vecchietti, Vassalli e Zagari.

Trasciani dedica ampio spazio allo sviluppo e alle vicende del PSIUP, perchè uno degli scopi principali del suo libro è quello di dimostrare quanto sia stata importante la sua partecipazione alla Lotta di Liberazione di Roma. Lo scrittore non tralascia, però, l’importanza che ebbero nella lotta resistenziale anche il PCI, il Partito d’Azione e il Movimento dei Comunisti d’Italia. 

Particolare attenzione viene riposta anche sul Comitato di Liberazione Nazionale che era, a tutti gli effetti, il motore del movimento partigiano. Il CLN si forma subito dopo l’invasione tedesca e ne fanno parte quasi tutti i partiti di sinistra ad eccezione del MCdI. Nello specifico, a Roma si costituisce il Comitato aggiunto che funziona come Giunta militare. Il compito della Giunta era quello di dirigere la lotta all’invasore e dividere la città in otto zone, nelle quali agivano i gruppi armati dei partiti tra i quali i GAP comunisti e le Brigate Matteotti socialiste. All’interno del CLN però c’erano delle divergenze come la scelta della strategia d’azione e l’atteggiamento da adottare nei confronti del governo e della monarchia, che i moderati avrebbero voluto mantenere. 

Il 13 agosto del ’43 Badoglio dichiara Roma Città aperta, così da evitare azioni militari intente a distruggere la città ma questa non la salva dai bombardamenti. I romani iniziano a vivere in piena povertà, dilagano fame e disoccupazione. Dopo l’8 settembre, la resistenza agli occupanti si faceva sempre più forte e organizzata anche tra i militari grazie al Colonnello Giuseppe Lanza di Montezemolo, responsabile del Fronte Militare Clandestino della Resistenza. 

Anche le donne svolgono un ruolo importante cercando di rimediare il cibo assalendo i forni che panificavano per nazisti e fascisti. Diversi furono gli episodi in cui persero la vita. 

Trasciani riporta una fedele ricostruzione dell’organizzazione dei gruppi armati descrivendo dettagliatamente il loro modo di agire e la divisione per zone. Ognuna delle otto zone in cui la città era stata divisa aveva un capo-zona ed era divisa in settori che, a loro volta, avevano un capo-settore. Grazie ad Alfredo Monaco poi, possiamo avere un quadro completo delle attività che il PSIUP ha svolto nei 271 giorni di occupazione. Partendo dal Centro di Assistenza Sanitaria clandestino, passando per l’attività dei Ferrovieri socialisti e l’officina meccanica, arrivando al centro informazioni, il partito riuscì a portare avanti il proprio impegno, fino al giorno della liberazione di Roma, nel migliore dei modi.

Attraverso questa lettura emergono, non solo lo sforzo e il sacrificio di una città occupata dalla Wehrmacht, ma anche lo spirito di chi combatte contro lo stesso nemico che porta ad unirsi in una “lotta senza quartiere”. 

 

di Beatrice Ruggeri

N°79 del 02/11/2022

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