L’autunno che verrà: economia, lavoro e sociale. I sindacati e il “partito” della realtà.

Crisi e cambiamento sono le due parole che hanno rappresentato meglio quest’ultimo decennio. Un’altalena dai grandi sbalzi che dalla crisi del 2008, ai lockdown del 2020-2021, all’attuale crisi energetica e inflattiva, ha reso ancora più instabile il panorama economico e occupazionale del Paese. Con gravi ricadute dal punto di vista sociale. Un elemento, quest’ultimo, da non dimenticare mai nella lettura dei grandi dati macroeconomici. Questo perché è nelle maglie del tessuto sociale e nella tenuta della coesione generale delle persone che si nascondono le insidie più prepotenti. Se i dati quantitativi rappresentano la cartella clinica dello stato di salute del paese, quelli qualitativi raccontano lo stato psico-sociale delle persone, delle comunità. 

Senza gridare “al lupo, al lupo”, la realtà ci racconta un disagio reale: povertà in aumento, irrequietezza generale, instabilità e un mercato del lavoro ancora troppo incentrato sul precariato e sul “lavoro povero”. Tutti indicatori che devono destare forti, fortissime attenzioni.

Del resto la vittoria della destra (o delle destre) alle ultime elezioni, insieme alla vittoria del partito dell’astensione, è un segnale importante di rottura verso uno stato di cose non più sostenibile. 

Cos’è l’astensionismo se non un grido silenzioso di bisogno di attenzione e, sopratutto, di azione? 

 Un pò di dati: tra assoluta e relativa, la povertà colpisce 3 milioni di famiglie. 10 milioni di persone che vivono disagi quotidiani. 

Sono i numeri del Focus Censis Confcooperative “Un Paese da ricucire”. 

Il nuovo Governo, insomma, si troverà a breve (giusto il tempo tecnico di insediamento della nuova legislatura e della nomina del nuovo Esecutivo) inghiottito dalle mille questioni lasciate in sospeso. 

I sindacati, ultimo vero, “partito” della realtà, sono in piena attività e chiedono risposte urgenti. Non retoriche, ma concrete. 

Probabilmente perché le parti sociali, i sindacati in particolare, con le nuove povertà e le tantissime disuguaglianze si confrontano ogni giorno. 

I sindacati, in barba alle polemiche ormai trite e ritrite, parlano la stessa lingua di chi chiede aiuto, di chi è rimasto indietro, di chi lotta ogni giorno per un contratto stabile o un lavoro (che poi vuol dire vita) di qualità. Chi altro lo fa?

Il rapporto spiega perfettamente con la freddezza dei numeri questo stato di cose: “sul totale degli occupati – 22.500.000 – il 21,7%, pari a 4.900.000 svolge lavori non standard (dipendenti a termine, part time, part time involontario, collaboratori). I più colpiti da queste condizione di precarietà economica e sociale sono i giovani (38,7%), chi ha un basso livello di istruzione (il 24,9% ha la licenza media), chi risiede nelle regioni meridionali (28,1%). 

Sono invece 4 milioni i dipendenti “a bassa retribuzione” nel settore privato (retribuzione annua inferiore ai 12 mila euro); di questi 412 mila hanno un lavoro a tempo indeterminato e full time.

Facendo il conto della serva, le persone in difficoltà sono veramente tantissime. Quasi la metà della forza lavoro del Paese. Senza contare i pensionati (sono 6,2 milioni le persone – sempre secondo lo stesso rapporto – che percepiscono una pensione inferiore o uguale a 12mila euro). 

Ed è per questo che per l’autunno che verrà, i sindacati promettono mobilitazioni.

E, dal canto loro, le parti datoriali chiedono risposte su temi come il superbonus e il riordino dei bonus edilizi, aiuti per i commercianti in difficoltà con il carobollette, interventi contro i super costi energetici. 

Il nuovo governo dovrà, insomma, rimboccarsi le maniche. 

Tante le attese, altrettante le preoccupazioni. 

La Uil, intanto, dal 13 al 15 ottobre, si riunirà a Bologna per il diciottesimo congresso nazionale. Un appuntamento importante non solo per l’Organizzazione di Via Lucullo, ma per tutti: la tre giorni congressuale cade in un momento delicato per i nuovi assetti del Paese tra l’insediamento del nuovo Governo, gli appuntamenti e le scadenze del PNRR, la definizione della Legge di Bilancio 2023 e tutti i nodi sociali, economici ed occupazionali ancora da affrontare. 

di Maria Anna Lerario

N°71 del 03/10/2022

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