RITORNO A BIRKENAU

“Ritorno a Birkenau” (Ponte alle Grazie, 2021) è la testimonianza, drammatica ed emozionante, che Ginette Kolinka ci lascia della sua esperienza nel campo di sterminio di Birkenau.

Ginette ha solo 19 anni quando, nel 1944, insieme al padre, al fratello minore e al nipote, viene arrestata nel suo Paese, la Francia, con l’accusa di essere ebrea. Il racconto che Ginette ci fa è crudo e diretto, il linguaggio utilizzato è semplice. La storia è raccontata in prima persona e viene naturale, per il lettore, provare ad immedesimarsi in quella realtà crudele, ingiusta e violenta fino a domandarsi: “Perché?”. 

Il libro si apre con il racconto del viaggio da Drancy a Birkenau, un viaggio estenuante ma anche ricco di speranza: nessuno dei quattro avrebbe mai potuto immaginare che la destinazione del treno fosse la punizione, la tortura o addirittura la morte. Proprio per questo motivo, una volta scesi dal treno, Ginette consiglia al debole padre e al fratello minore di prendere il camion che avrebbe dovuto portare a destinazione i più fragili, pensando, erroneamente, di fare la cosa giusta e questo sarà, per lei, causa di sofferenza e rimorso. 

Una volta entrata nel campo di sterminio, l’allora diciannovenne, si scontra subito con la vergogna di doversi spogliare di fronte a tutte le altre donne scelte, come lei, per lavorare. Il senso del pudore è così forte in Ginette che le fa più male essere nuda che sentirsi tatuare sul polso il numero della sua matricola. 

Ginette rimane per circa sei mesi a Birkenau sopravvivendo ai lavori forzati, ai pestaggi e alla fame. La morte delle sue compagne è all’ordine del giorno, talmente frequente da averci fatto l’abitudine, da non provare più sofferenza. “Adesso non piango più, mi sono un po’ indurita”, afferma quando ci racconta dell’incontro con sua madre dopo le atrocità vissute. E’ stata l’unica della sua famiglia a fare ritorno a casa. 

“Ritorno a Birkenau” ci trasmette la voglia e la necessità di ricordare un capitolo della storia che sarebbe troppo semplice dimenticare, per chi non l’ha vissuto. Un capitolo che non può e non deve ripetersi. Proprio per questo motivo, nei primi anni Duemila, Ginette è entrata a far parte dell’Unione dei Deportati di Auschwitz, un’associazione che organizzava viaggi per scolaresche ad Auschwitz e Birkenau insieme agli ex deportati. Così, dopo più di cinquant’anni, Ginette è tornata a Birkenau per raccontare la sua storia e per descrivere ai ragazzi, stanza per stanza, cosa vi avveniva. 

Oggi Ginette Kolinka ha 97 anni e vive in Francia, dove ha passato gran parte della sua vita e continua a diffondere la sua testimonianza a chiunque voglia ascoltarla.

“Se sentite i vostri genitori, qualche parente, qualche amico dire frasi razziste, antisemite, chiedete loro perché. Siete autorizzati a discutere, a far cambiare loro parere, a dir loro che hanno torto”.

 

@Beatrice Ruggeri

 

N°59 del 29/08/2022

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