QUANDO I SOCIALISTI CREARONO LA SANITA’ PUBBLICA

Dopo anni di dura opposizione, il Psi di Pietro Nenni, durante il congresso di Torino del 1955, avanza «l’urgenza di risolvere il problema con le masse cattoliche sul terreno della collaborazione democratica per attuare la Costituzione».

La cosiddetta “apertura a sinistra”.

Interessato al cambio di passo dei socialisti italiani, il governo degli Stati Uniti guardò con interesse alla rottura del patto di unità di azione Psi-Pci e alla riunificazione socialista in quanto fornì «una valida opposizione all’egemonia democristiana e pone un’ampia base per le riforme economiche e sociali in Italia, come simboleggia il cosiddetto “Piano Vanoni”» (Documento della CIA, del 24 ottobre 1956).

Celebre il discorso di Nenni alle celebrazioni del 70° anniversario del Psi, nell’ottobre del 1962.

Qui definisce «un’esigenza storica» la collaborazione con la Dc, per modernizzare il paese, per applicare la Costituzione e «per attutire gli effetti dell’impetuoso sviluppo economico che non solo non ha attenuato, ma che anzi ha esasperato gli squilibri strutturali del sistema capitalistico italiano».

SCUOLA, LAVORO, DIRITTI E SVILUPPO DELLE POLITICHE PUBBLICHE SANITARIE

Accanto ai temi della scuola, del lavoro e dei diritti, assume sempre più importanza per i socialisti il tema dello sviluppo di politiche pubbliche sanitarie, quale elemento universalistico e indispensabile di sicurezza sociale per i cittadini. Un tema che in realtà, nei piani e nei programmi elettorali del Psi quasi non appare se non agli inizi degli anni ‘60, forse per l’assenza tra i dirigenti socialisti – ancora legati ai condizionamenti dettati dal filo sovietismo degli anni precedenti (Scroccu, 2013) e a una immagine “classista” del partito – di una chiara cultura riformista e di una moderna visione di welfare state. 

Sul terreno delle politiche sanitarie l’Italia, come è noto, era molto indietro rispetto ad altre nazioni avanzate. Basti considerare che il ministero della sanità era stato creato solo nel 1958 (assume il primo incarico il democristiano Monaldi) con l’entrata in vigore della legge 296 del 13 marzo 1958. Seppur di fronte ad una embrionale articolazione organizzativa (con l’istituzione del Consiglio Superiore di Sanità pubblica), il sistema mutualistico determinava forti squilibri e l’assenza di una efficace programmazione nazionale. 

IL PIANO: LA RIORGANIZZAZIONE DEI SERVIZI SANITARI E IL COINVOLGIMENTO DEGLI ENTI LOCALI 

Nei programmi del Psi la riorganizzazione dei servizi sanitari doveva prevedere il fattivo coinvolgimento degli enti locali, nei suoi diversi livelli, della provincia e dei Comuni (in attesa della costituzione delle Regioni) all’organizzazione e alla gestione degli istituti di assistenza e igienico-profilattici che andavano sottratti al monopolio degli Istituti privati. 

Una battaglia politica, quindi, molto complicata. Come è noto, i governi di centro-sinistra negli anni ’60 contribuiscono a cambiare il volto del nostro Paese, soprattutto nell’ambito della scolarizzazione (con la riforma della scuola media unica), dello sviluppo industriale (con la nazionalizzazione dell’energia elettrica) e dei diritti e delle tutele dei lavoratori ( la legge sui licenziamenti individuali nel 1966, che aprirà la strada allo Statuto dei lavoratori del 1970). Seppur con difficoltà anche l’ambito socio-sanitario viene interessato da importanti iniziative che portano la firma di ministri socialisti. Nel I° Governo Moro il ministro della sanità, Giacomo Mancini impone subito l’adozione del vaccino Sabin contro la poliomielite, salvando in questo modo migliaia di bambini, interviene sugli squilibri retributivi introducendo negli ospedali il principio del “4-2-1” (in questo modo i primari potevano guadagnare al massimo 4 volte di più degli assistenti e 2 più degli aiuto).

La sfida per rendere più equo e universalistico il sistema sanitario viene raccolta dal suo successore, il socialista Mariotti, che legherà il suo nome alla legge n. 132/68, che estende il diritto all’assistenza ospedaliera a tutti i cittadini, uniformando e rendendo più razionale la rete sanitaria nazionale, classificando gli ospedali in zonali, provinciali e regionali. Gli ospedali, come abbiamo visto, fino ad allora per lo più gestiti da enti di assistenza e beneficenza, diventano enti pubblici ospedalieri. Una legge di grande respiro seppur i buoni propositi del Ministro non si traducono in una riforma efficace in quanto la visione “ospedalocentrica” contribuì ad implementare i ricoveri e la spesa di danaro pubblico.  Va però ricordato che grazie al ministro Mariotti il sistema delle mutue, da anni in forte dissesto finanziario, viene man mano superato, prima con il commissariamento e poi con la liquidazione.

Si tratta, comunque, di un considerevole passo in avanti di un lungo cammino che culmina con l’Istituzione del Servizio Sanitario Nazionale nel 1978, che porta la firma di un altro socialista: il ministro Aniasi. 

@Antonio Tedesco

 

N°50 del 12/07/2022

Antonio Tedesco

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