Lettera aperta a un compagno anti americano e un po’ ‘neneista’.

-di Edoardo Crisafulli

Avrei potuto scrivere ‘a un compagno della sinistra radicale’, ma… chi può attribuire etichette? Siamo amici, ci accomuna un profondo rispetto per Pietro Nenni, figura che ispira questo blog, e tanto altro. Sgombriamo il campo dal metodo marx-leninista per cui il (sedicente) detentore della verità assoluta “giudica e manda secondo ch’avvinghia”. Gli inquisitori, loro sì che non hanno dubbi. Evitiamo dunque anatemi e scomuniche reciproche: militiamo entrambi nel campo della sinistra. L’omologazione e il pensiero unico sono iatture: viva la diversità di opinione! Sono convinto che la verità politica prenda sempre forma nel dibattito fra posizioni contrastanti. Lo pensi anche tu?
Dici che l’Ucraina è uno “Stato nazionalista”, e concettualizzi quella in corso come una “guerra fra due opposti nazionalismi”. Te lo dico subito: porre sullo stesso piano aggressore e aggredito è un grave errore, a prescindere dall’ottica con cui si giudica il conflitto. Chiunque difenda i confini nazionali, internazionalmente riconosciuti, e la propria identità secolare sarebbe ipso facto un destrorso reazionario? Non è che stai confondendo nazionalisti/colonialisti della risma di Mussolini e patrioti come Garibaldi e Mazzini? Di intrinsecamente fascista c’è una sola cosa: l’aggressione vile, criminale, a uno Stato democratico, indipendente, che non ha mai minacciato nessuno. Ci anima, caro compagno, l’internazionalismo – che bello sarebbe un mondo pacificato, senza confini rigidi e fili spinati. Ma, purtroppo, le politiche di prepotenza e le violazioni della sovranità nazionale sono una realtà che non possiamo scacciare sventolando le pur stupende bandiere della pace! L’ideale internazionalista convive benissimo con il diritto dei popoli a esistere in pace e libertà.
Poiché dici, giustamente, che occorre partire dai “fatti”, ebbene, i fatti smentiscono la narrazione ‘neneista’ – né di qua, né di là perché le parti in conflitto si equivalgono. In trent’anni di indipendenza, gli ucraini non hanno mai invaso un Paese confinante, né hanno cercato di annettersi territori stranieri. Tiri in ballo l’ormai vieto luogo comune, il nazionalismo ucraino, che presumi diffuso a macchia d’olio, anzi tracimante ovunque. Come si sonda l’opinione pubblica? Con le elezioni democratiche; non c’è altro strumento oggettivo. Se così non fosse, chiunque potrebbe tacciare il tale o tal altro popolo che ci sta sulle scatole d’essere nazista o stalinista o razzista – magari sulla base di un sondaggio aleatorio o di opinioni viscerali ancor più campate in aria. Ebbene, nelle ultime votazioni ucraine i partiti nazionalisti, di estrema destra si sono attestati su percentuali risibili: circa il 3 per cento. Molto più forte e radicata la destra italiana che tuttora sfoggia nostalgie per il Ventennio. Siamo dunque un popolo dominato da uno Stato neofascista, e meriteremmo anche noi un’invasione militare che ci ‘de-fascitizzi’?
Crimini di guerra: espressione che dà l’orticaria a tutti i liberal-democratici, non solo a chi si professa di sinistra. Aiutami a sciogliere un dubbio, che mi assilla: eravamo tutti indignati per le torture nel carcere di Abu Graib. Ora c’è chi si fa scivolare addosso le esecuzioni sommarie, le fosse comuni, i bombardamenti sui civili in Ucraina, l’annientamento dell’identità ucraina nei territori occupati. Non ti fa orrore la ‘denazificazione’, concetto falso e manipolatorio, gigantesco martello che picchia duro per soggiogare un popolo libero e per disumanizzare i combattenti che difendono la loro terra? Ormai il vizietto è conclamato: una certa sinistra arrogante acquisisce quarti di nobiltà e di purezza ideologica scagliandosi contro gli USA e i suoi alleati. Sempre e comunque. A prescindere. Eppure per Abu Graib qualcuno ha pagato. Pagheranno i criminali che uccidono e stuprano in Ucraina?
Intendiamoci, esprimi anche posizioni legittime. Ti do atto che la situazione nel Donbass prebellico era ingarbugliata. E si potrebbe disquisire anche sugli errori che sono stati commessi in Occidente. C’è tuttavia una falla nel tuo modo di ragionare che sintetizzo così: ‘c’è una guerra, certo che bisognerebbe schierarsi, ma… per farlo pongo una condizione: pretendo dalla vittima l’innocenza assoluta’. Eh, no: pretendi l’impossibile e l’ingiusto dalla vittima. Una pretesa, questa, che assomiglia alla posizione reazionaria di chi critica sia lo stupratore che la ragazza stuprata – ‘sì, brutale lo stupratore, ma…in fondo lei se l’è cercata, indossava una mini gonna e passeggiava sola e soletta in quel quartiere’. Sono certo che questo modo di ragionare ti fa inorridire. Allora, siamo d’accordo su un punto essenziale: quando si viene brutalmente aggrediti non c’è bisogno di essere casti e puri per meritarsi una difesa d’ufficio. La memoria del nazifascismo e della seconda guerra mondiale aleggia su questa guerra criminale. Bene, partiamo da lì: forse che la Gran Bretagna, Paese colonialista, era innocente nel 1939? No, non lo era. È infinitamente più innocente l’Ucraina democratica di oggi! Forse che nel 1939 lo era la Francia, innocente? Men che mai: oltre a essere colonialista anche lei, aveva pigiato sul tasto dell’umiliazione della Germania, fino allo sfinimento, fin dal Trattato di Versailles. Cionondimeno il 1 settembre del 1939, la più parte della sinistra europea si schierò con Churchill, il conservatore. Non tutta: la storia, ahimè, si ripete. George Orwell in un suo scritto memorabile sul pacifismo dell’epoca, puntò il dito contro coloro che equiparavano il colonialista (ma democratico) Churchill e l’iper nazionalista (e dittatore criminale) Hitler. I ‘neneisti’ ci sono sempre stati. Orwell, socialista tutto d’un pezzo, aveva combattuto in prima linea contro i fascisti nella Guerra civile spagnola, militava nella corrente più radicale del partito laburista, non avrebbe votato il partito conservatore britannico neppure sotto tortura. Eppure partecipò convintamente allo sforzo bellico, sotto la guida di Churchill. Insomma, rovistate pure nell’armadio ucraino, anche se doveste scovare qualche scheletro, ciò non cambierà d’un ette la situazione drammatica e l’unico giudizio politico sensato che se ne trae: l’Ucraina è stata invasa senza alcuna giustificazione. Teniamolo bene a mente: tutti i governanti che danno il fuoco alle polveri rivendicano le loro ragioni, enfatizzano soprusi subiti. Ovvio, no? Anche Hitler blaterava di una guerra preventiva, di auto difesa, a tutela delle minoranze di lingua tedesca vessate nella Cecoslovacchia e in Polonia. Ma non tutte le guerre, converrai con me, sono eguali. Nel 1941 era l’URSS ad avere ragione, non la Germania di Hitler. Su questo non ci piove.
Fai un gran minestrone, amico mio. Cosa c’entra il commento sulla russofobia, che è uno dei pilastri della narrazione filorussa? Le guerre, ahimè, polarizzano l’opinione pubblica, scaldano gli animi. Chi le scatena farebbe meglio a non ergersi a vittima. Detto ciò, le persone intelligenti e autorevoli – a partire dal Presidente Mattarella – stigmatizzano ogni forma di boicottaggio nei confronti della cultura russa e del popolo russo. Non ti seguo, poi, sulla Palestina. Può anche darsi che gli ucraini non siano paragonabili ai nostri partigiani antifascisti. Il modo migliore per evitare trappole e incaute analogie? Semplice: seguiamo, appunto, i fatti; all’insegna di un rispetto ‘filologico’ per la storia. È accertato che la Brigata ebraica combatté i nazifascisti. E fu una battaglia eroica, nonché altamente simbolica, la loro: un pugno di combattenti sotto la Stella di David ci ricorda che non tutti gli ebrei piegarono il capo mentre Hitler stava gassando milioni di loro correligionari. Che succede però, ogni 25 aprile, in Italia? La bandiera della Brigata ebraica viene fischiata dai militanti filopalestinesi, la violenza di alcuni impedisce ai rappresentanti di quella Brigata antifascista di sfilare pacificamente. Giacché, secondo la vulgata di una certa sinistra, i palestinesi sarebbero la rincarnazione dei partigiani e gli israeliani (che hanno adottato la Stella di David) dei nazifascisti. Ai palestinesi va il mio massimo rispetto: hanno il sacrosanto diritto a una Patria. Ma con la nostra Resistenza non c’entrano nulla, anzi per dirla tutta alcuni di loro si schierarono con Hitler. E poi, visto che la sinistra pregiudizialmente ostile a Israele attualizza disinvoltamente vicende lontane: perché non vedete i tratti fascisti e ultra nazionalisti in Hamas? Qui casca l’asino: c’è chi si arroga il diritto di fregiare questo o quel gruppo politico/etnico del titolo onorario di partigiani o resistenti progressisti. Gli altri fanno parte della Vandea controrivoluzionaria o del neofascismo eterno. Ma chi ha investito gli intellettuali dell’autorità di far discendere sul capo di alcuni la fiammella dello spirito santo resistenziale? In sintesi: o ci atteniamo alla verità storica, e allora la Brigata ebraica deve poter sfilare in santa pace ogni 25 aprile, oppure ognuno è libero di scegliersi nella contemporaneità gli eroi partigiani che vuole, senza beccarsi insulti e accuse di tradimento. Io mi sono scelto gli ucraini in lotta per la libertà e l’indipendenza.
Caro compagno, tu parli anche di “stampa di regime”, in Italia e in Europa. Non ti capisco, francamente. A me risulta che i vari Canfora, Cardini, Orsini (tutti ipercritici per il modo in cui il Governo Draghi gestisce la questione ucraina, tutti velatamente filorussi) animano, spumeggiando, le prime pagine, gli schermi televisivi, i social media – com’è giusto che sia. A me risulta inoltre che l’Italia sia l’unico Paese europeo ad aver consentito al Ministro russo Lavrov un comizio televisivo, senza contraddittorio peraltro. E senza reciprocità: nessun politico italiano può criticare questa guerra ingiusta, crudele, infame sulle televisioni russe. Nella cosiddetta America imperialista vive e prospera un intellettuale che stimo, Chomsky, il quale tuona da decenni contro la politica estera USA. Chomsky non ha mai avuto il benché minimo problema in sessant’anni di militanza nelle fila della sinistra radicale, anzi, ha fatto come meritava una brillante carriera universitaria. Nella Russia attuale perdi il posto di lavoro e rischi 15 anni di carcere se ti metti contro il regime. Siamo daccapo alle solite: m’ero illuso che la sinistra si fosse finalmente disintossicata dai rimasugli del marx-leninismo. Lo ribadisco, allora: la nostra libertà, in Occidente, non è meramente formale ed insignificante. C’è una differenza sostanziale, ontologica, fra un regime dittatoriale e una democrazia come quella americana. La sinistra democratica, riformista questo l’ha sempre detto. Sandro Pertini, che il fascismo l’aveva conosciuto bene, soleva ripetere che la peggiore delle democrazie è preferibile alla miglior dittatura. Sandro Pertini tuonò contro le Brigate Rosse pseudo rivoluzionarie che uccidevano vigliaccamente leader democratici.
A chi ti riferisci quando dici che fior fiore di personaggi a favore della Resistenza ucraina “mentono sapendo di mentire”? Mentono e sono in cattiva fede Liliana Segre, che ha conosciuto gli orrori del nazismo, Paolo Flores D’Arcais, che ha militato nella galassia extraparlamentare, Luigi Manconi, che pure ha credenziali di sinistra impeccabili, l’intellettuale palestinese Rula Jebreal? Ti sei posto semmai il problema del perché Furio Colombo, un democratico sincero spesso in polemica con i riformisti, si è dissociato pubblicamente dal Fatto Quotidiano, che dà ampio spazio alle scorribande filorusse? Evitiamo, te ne prego, il vicolo cieco delle menzogne altrui: sarei obbligato a enumerare quelle della propaganda filorussa, che imperversano ovunque: l’inesistente accerchiamento da parte della NATO, l’inesistente genocidio delle popolazioni russe nel Donbass, le inesistenti minacce militari degli ucraini (Davide contro Golia!), le inesistenti provocazioni dei finlandesi (i quali erano neutralisti con i sovietici, non più oggi: questo qualcosa vorrà pur dire), l’inesistente colpo di Stato di Maidan, dove furoreggiò invece una rivoluzione pacifica, nel corso della quale infami cecchini – nient’affatto armati dagli americani – uccisero pacifici manifestanti – Maidan: un anelito di libertà, una sorta di Sessantotto ucraino, un sogno europeo che volava sulle ali di un movimento popolare.
Ammettilo, sei ancora figlio della Guerra Fredda, benché l’Unione Sovietica si sia dissolta. Io trovo spaventosa l’espressione “denazificare”: fa da apripista a guerre di civiltà, di annientamento. Tu invece trovi urticante “l’onnipresente NATO”. Le opinioni altrui si rispettano, ci mancherebbe. Spero ascolterai la mia: chi la pensa come te, s’imbatte in uno scoglio: che fare se i popoli dell’Est, terrorizzati dalle velleità egemoniche russe, nella NATO ci vogliono entrare di loro spontanea volontà? No, non ve la cavereste con una battuta, quei popoli non sono manovrati come burattini dagli americani. La Finlandia, oggi, è guidata da una giovane e intelligente donna socialista, di sinistra, una donna volitiva, nata per giunta in una famiglia Arcobaleno. È forse un pupazzo nelle mani dei servizi segreti americani? Hai tutto il diritto di professarti anti americano, per carità. Non ti piace la russofobia, e qui sono con te, ma la fobia dell’America, quella la pompi che è una meravigli. Ma cosa significa, amico mio, ‘America’? Il repubblicano Nixon, consigliato dal falco Kissinger decenni fa, è la stessa cosa del democratico Obama, afroamericano dei nostri tempi? Se è così, allora anche i governi italiani sono tutti uguali, dal 1948 ad oggi. Sia chiaro: io non difendo gli USA sempre e comunque. Certi governi americani hanno benedetto operazioni terrificanti, la peggiore fu l’appoggio all’infame colpo di Stato del criminale Pinochet. Tutti i governi eletti democraticamente hanno il dovere politico di dissociarsi da ciò che di sbagliato o ingiusto è avvenuto nel loro Paese. La guerra in Iraq è stata un errore colossale, una tragedia immane per chi l’ha vissuta. Noi socialisti la condannammo energicamente, senza far sconti neppure al nostro beniamino Tony Blair, il quale scodinzolava dietro a Bush. Non per questo consideriamo tutte le guerre uguali, non per questo equipariamo democrazie e dittature. Le democrazie mica sono perfette, ma sono certamente perfettibili. Le dittature sono da mandare al macero, tutte. In un Paese liberal-democratico la stampa è libera, l’opinione pubblica pure. L’indignazione dei democratici, negli Stati Uniti, ha consentito di trascinare in tribunale, e condannare, i soldati americani responsabili di crimini e torture contro i prigionieri iracheni. Nelle dittature, al contrario, i torturatori vengono premiati con medaglie al valore.
Ma tu insisti: reputi gli USA non meno “insidiosi” della Russia attuale, per via del loro espansionismo, della loro aggressività. Non la pensano così i popoli dell’Europa orientale. Anche questo è un fatto assodato. Poiché siamo democratici dobbiamo accettare ciò che le nazioni democratiche desiderano, guai a imporre loro il destino e le alleanze che gli intellettuali vorrebbero. Non è, questo, il sacrosanto principio dell’autodeterminazione dei popoli? Non una singola nazione dell’Europa orientale, dai Paesi baltici, alla Polonia, all’Ungheria, alla Repubblica Ceca, alla Slovacchia, alla Romania, alla Bulgaria, ha mai espresso il desiderio di ficcarsi di nuovo nella sfera d’influenza russa. Semmai l’esatto contrario: vogliono – desiderano ardentemente – la libertà occidentale. Lì l’anticomunismo è viscerale come l’antifascismo da noi: sono vissuti decenni sotto il tallone sovietico e bolscevico. Anch’io avrei voluto uno sbocco diverso, negli anni Novanta del Novecento, anch’io speravo che Gorbaciov, un riformatore genuino, un grande leader, riuscisse a traghettare la Russia verso la social-democrazia. Così non è stato. Colpa della NATO e degli americani? Non credo. Senonché a trent’anni dal crollo dell’URSS sarebbe ora di smetterla di immaginare aree d’influenza che sono camicie di forza, e bisognerebbe finirla con i retaggi sanguinosi del Novecento: le ideologie che disumanizzano, le invasioni armate e le violazioni della sovranità nazionale. Impariamo a convivere tutti pacificamente, nella libertà.
Visto che preme a entrambi la corretta memoria della Seconda guerra mondiale: solo i disonesti negano la verità, ovvero che l’Armata Rossa diede un contributo pazzesco, in termini di sacrifici umani, alla sconfitta del nazifascismo. Venti milioni di morti. Sarebbe ora di ricordare però che gli USA, con la Gran Bretagna, sostennero fin dal 1941 un Paese sotto attacco, l’URSS, che rischiava di soccombere. Senza gli ingenti aiuti angloamericani – mezzi di trasporto, armi di ogni genere, derrate alimentari – e i bombardamenti a tappeto degli Alleati sulle città e sulle industrie tedesche, la Russia non avrebbe resistito ben tre anni in una guerra imperialista e di sterminio sul proprio territorio, né sarebbe riuscita a contrattaccare con successo contro le armate hitleriane nel ’44 e nel ‘45. Gli americani mica dissero ‘che si scannassero fra di loro, russi e tedeschi, in fondo qui si stanno scontrando due feroci dittature nazionaliste’, né dissero ‘ah quante colpe e crimini hanno i bolscevichi sulla loro coscienza (e sì che ne avevano!!), che si arrendano a Hitler o che affoghino, che ce ne frega’. Ieri come oggi gli USA non furono ‘neneisti’: si schierarono dalla parte giusta, quella della nazione invasa. E quando giunsero in Italia, gli angloamericani facilitarono la rinascita democratica ed economica di una nazione, l’Italia, distrutta per via di una guerra da noi italiani voluta e dichiarata. Restituirono piena libertà alla classe dirigente antifascista forgiatasi durante il Ventennio e la Resistenza, affinché potesse scrivere la nostra stupenda Costituzione. Dubito che i bolscevichi, che pure a casa loro avevano il diritto di difendersi, avrebbero agito allo stesso modo se fossero sbarcati in Italia. Almeno questo glielo vogliamo riconoscere agli angloamericani?
Con amicizia, Edoardo Crisafulli. 

N°42 del 27/05/2022

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