Vaccini e green pass garanzia di libertà?

-di PIERLUIGI PIETRICOLA-

 

Sulle colonne de Ilfattoquotidiano.it, Paolo Ricci ha scritto un articolo (Cari Fusaro e Agamben, perché non concentrarsi su una questione reale e di primaria importanza?) criticando, nella sostanza, le posizioni sulla gestione dell’emergenza sanitaria in corso, nettamente contrarie, espresse da Giorgio Agamben e Massimo Cacciari nella lettera da loro firmata i cui concetti sono stati richiamati da un articolo di Diego Fusaro, sempre pubblicato su Ilfattoquotidiano.it.

Paolo Ricci (Medico epidemiologo, già direttore dell’Osservatorio Epidemiologico della Agenzia sanitaria di Mantova e Cremona e già professore a contratto in discipline di Sanità Pubblica all’Università Ca’ Foscari di Venezia), contesta alle argomentazioni di Agamben di non tener conto della realtà nella quale l’epidemia di Sars-CoV-2 ci ha costretti; di aver assolutizzato le sue idee in modo da non rendere possibile ogni confronto; di non aver considerato (obiezione, quest’ultima, nella quale è coinvolto anche Cacciari) l’ipotesi del vaccino come sola alternativa al ritorno di una vita normale. Tertium non datur, afferma Ricci.

Alla tesi di Agamben di aver (i provvedimenti governativi) magnificato, in quest’ultimo anno in particolare, la sola vita biologica accantonando tutte le altre espressioni esistenziali, Ricci contrappone questa idea: “Se questo fosse stato il surrettizio scopo sostenuto da una immotivata emergenza sanitaria, in un solo anno non si sarebbero realizzati vaccini, attingendo peraltro ad una collaudata biotecnologia già disponibile, proprio per eliminare alla radice l’esigenza difensiva del lockdown, e quindi la causa del distanziamento sociale, per ritornare proprio all’agognata socialità, fatta di istruzione, cultura, condivisione e svago”.

È sfuggito a Ricci il contesto nel quale le riflessioni di Agamben e Cacciari vanno collocate per interpretarle in modo corretto: e cioè che la democrazia di stampo occidentale, de facto, vive da troppo tempo in un quasi perenne stato di eccezione. Le misure di prevenzione messe in campo per contrastare l’epidemia di Sars-CoV-2, per il loro eccessivo protrarsi nel tempo (di pari passo all’ennesimo recente rinnovo dello stato di emergenza – istituto giuridico non previsto dalla Costituzione, ma dal Codice della Protezione Civile – con tutto quel che ne consegue), non sono che fatti concorsi a corroborare l’esattezza della tesi di Agamben e Cacciari.

Ulteriore dimostrazione la si può riscontrare in un altro fatto: i soggetti vaccinati con entrambe le dosi, sono comunque tenuti a osservare il distanziamento (di recente qualificato fisico; per mesi, invece, qualificato sociale), a indossare le mascherine di protezione e a entrare in luoghi dove l’afflusso è limitato da stringenti regole di contingentamento, nonostante l’introduzione recente del green pass.

Non è questa l’ennesima dimostrazione di magnificare la sola vita biologica a discapito della totalità dell’esistenza umana?

Dove, allora, l’orizzonte di libertà che i vaccini – a detta di alcuni epigoni del mondo della scienza tout court – ci avrebbero garantito?

Interrogativi pressanti che ancora attendono risposte valide.

pierlu83

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