Precisazioni sulla Lettera di Agamben e Cacciari

-di PIERLUIGI PIETRICOLA-

 

La lettera che Giorgio Agamben e Massimo Cacciari hanno scritto insieme e pubblicato di recente ha fatto molto discutere. Perché?

Riassumendo, le obiezioni loro mosse sono quelle di non aver compreso (o capito solo in parte) la reale importanza della campagna vaccinale in corso; di sopravvalutare il rischio di passaggio dalla democrazia alla dittatura; infine, fra le più indegne delle accuse, di essersi apertamente schierati dalla parte dei cosiddetti no-vax e di aver fatto sfoggio di un ego sproporzionatamente narcisistico oltre che antiscientifico.

Elias Canetti (autore di Massa e potere, libro che andrebbe letto, riletto e continuamente meditato) raccomandava, in presenza di grandi scrittori e pensatori (e Agamben e Cacciari sono entrambi), di seguire alla lettera ciò che viene da essi scritto, abbandonando la presunzione di volersi innestare come interpreti fra le loro parole.

Perché nel caso specifico questo non è avvenuto? Perché affidandosi alla sola lettera di quel testo, si sarebbe venuti a scoprire che non vi è nulla di antiscientifico né di narcisistico.

Vi è, al contrario, una coerenza che non sarebbe dovuta sfuggire ai tanti esegeti dotati di poca memoria.

Da decenni sia Agamben che Cacciari affermano che la nostra fragile democrazia procede per continui stati di eccezione e a colpi di decreti. Queste, purtroppo, non sono concetti campati in aria, ma fatti che appartengono alla nostra storia recente. Basta svolgere una ricerca in una qualsiasi emeroteca per avvedersene.

I lettori (c’è da augurarsi siano in molti e non una ristretta élite) di Homo sacer o de Il potere che frena, dovrebbero sapere, o avere ormai appreso, che politica non è  più sinonimo di onnipotenza (così, almeno, oggigiorno dovrebbe essere).

La lettera di Agamben e Cacciari, letta secondo la lezione di Canetti e senza volerla arricchire di significati mai espressi né presupposti, ha voluto ribadire questo  concetto. Ignorare tale dettaglio è legittimo. Ma farlo sul piano esegetico, e su questo montare polemiche prive di fondamento, è operazione imperdonabile che ogni buon interprete o persona di buon senso dovrebbero aborrire.

pierlu83

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