LIBRI PER MENTI LIBERE

-di PIERLUIGI PIETRICOLA

 

Stanno per iniziare le vacanze. Tutti si preparano alla partenza, nutrendo entusiasmi e speranze. I bagagli vengono stipati di abiti, scarpe, abbigliamenti per tante attività. Fra le cose che tutti ci portiamo dietro, immancabili, dei buoni libri.

Le pagine lette in villeggiatura, ricordandole o tornandoci sopra dopo qualche tempo, hanno un sapore unico. Si colorano di sensazioni e paesaggi desueti. Spunti di riflessione originali e coraggiosi baluginano nella mente, se ne impossessano e ci accompagnano a viaggio concluso, tenendoci compagnia per tutto l’inverno. L’estate prossima, altre idee prenderanno il sopravvento.

Ci terrei a consigliare tre libri da mettere nei bagagli. Era, questa, una preziosa consuetudine che Angelo Maria Ripellino donava dalle colonne de «L’Espresso». Da lui ne traggo ispirazione, ovviamente nel mio piccolo.

Il primo libro, gioiello di eleganza scritto in modo mirabile, è La follia di Hölderlin. Cronaca di una vita abitante. 1806-1843 di Giorgio Agamben. I 37 anni su cui Agamben concentra la riflessione, sono quelli della pazzia – o presunta tale – che Hölderlin trascorse presso la casa del falegname Zimmer. Periodo raccontato attraverso l’esposizione di ciò che accadde al poeta. In modo rapido e preciso, si farà esperienza degli incontri, del mondo, delle passioni, della mente e – soprattutto – delle parole di Hölderlin. Il tutto offerto senza spiegazioni, senza interpretazioni. In ciò riprendendo la lezione di Benjamin nel Narratore: “Lo storico è tenuto a spiegare… gli eventi di cui si occupa; non può limitarsi a presentarli come esempi del corso del mondo. Che è proprio ciò che fa il cronista”. La vita di Hölderlin, dunque, come cronaca e non oggetto di indagine storica o psicologica. Una vita che si offre come figura e che, mostrando la sua verità, al contempo, ne cela l’essenza.

Il secondo libro è in uscita in questi giorni, Bobi. Per la prima volta, Roberto Calasso condivide il racconto della sua esperienza di amicizia con Roberto (detto Bobi) Bazlen. Figura mitica, lettore unico, vero taoista. Di sé non lasciò volontariamente opere compiute. Non per incapacità, ma perché Bazlen riteneva il libro un prodotto che presupponeva qualcosa d’altro di molto più importante.

Terzo e ultimo testo, Dal tamburo mangiai, dal cembalo bevvi… Lo stato mistico e altre questioni di antropologia spirituale di Elémire Zolla. Cos’è lo stato mistico? Per Zolla, profondo e unico conoscitore della Tradizione – l’eguaglianza di contenuti benché espressi in forme diverse in Oriente e in Occidente –, dello sciamanismo, dei saperi antichi e della letteratura angloamericana, è apertura sorgiva e vivificante dell’uomo col divino, vissuta con i sensi e la coscienza insieme e potenziati al massimo. Sapiente scomodo per certa parte intellettuale che imperò nell’Italia del boom, Zolla esercitò il suo pensiero libero e vorace senza cedere a mode e a condizionamenti, prediligendo la metafora e l’analogia alla tediosa spiegazione. Il suo lascito può essere riassumibile in queste sue splendide parole con le quali inizia Uscite dal mondo: “Uscire dallo spazio che su di noi hanno incurvato secoli e secoli è l’atto più bello che si possa compiere. Quasi nemmeno ci rendiamo conto delle nostre tacite obbedienze e automatiche sottomissioni, ma ce le possono scoprire, dandoci un orrore salutare, i momenti di spassionata osservazione, quando scatta il dono di chiaroveggenza e libertà e per l’istante si è padroni, il destino sta svelato allo sguardo. Per mantenersi in questo stato occorre non avere interessi da difendere, paure da sedare, bisogni da soddisfare”.

Libri, i tre suggeriti, diversissimi fra loro. Ma che un tenue fil rouge li lega assieme per affinità: la parola come esperienza di precisione, trafittura che spalanca l’universo del senso liberandolo dalle maglie della significazione e della comunicazione.

In breve: pensiero e linguaggio quali esperienze concrete, mai astratte, di libertà.

pierlu83

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