L’intolleranza…all’improvviso!?

– di MAURIZIO FANTONI MINNELLA –

Credevamo davvero di esserci levati di dosso per sempre l’odioso pregiudizio della razza e della diversità sessuale confinandolo come prerogativa esclusiva dei regimi totalitari? Per i più disillusi la risposta, ovviamente, non può che essere negativa. Crescita economica e democrazie formali, ma anche diminuzione della povertà mondiale non corrono necessariamente in parallelo con l’evolversi di una coscienza civica collettiva. La paura del diverso, di colui che appartiene di fatto ad una minoranza dai tratti culturali o psicologici non conformi alla maggioranza delle persone, è antico pregiudizio, di difficile se non impossibile sradicamento, e conflitto di cultura, ancora molto presente nella società occidentale. Tuttavia se ci si trova oggi, in Italia, nell’impossibilità numerica di far approvare una legge (il DDL Zan), che si propone di difendere le diversità sessuali e di genere da qualsiasi forma di intolleranza e di violenza esplicita, proprio mentre in una nazione come l’Ungheria di Viktor Orban, che dell’Unione europea è parte integrante, si vara una legge dichiaratamente omofoba che criminalizza l’omosessualità e la transessualità equiparandole a perversione e pornografia, peraltro sottoscritta dai due maggiori esponenti dei rispettivi partiti di destra che si candidano a futuri governanti di questo paese (ci ripensino quanti ancora sostengono che le ideologie sono ormai superate!), allora occorre porsi alcune domande sul significato che intendiamo dare alla parola democrazia se è vero come è vero che, ad esempio, per estromettere  l’Ungheria dalla Ue è necessario un voto unanime di tutti i paesi membri. Sappiamo, infatti, che le nazioni vicine, per solidarietà, darebbero quasi certamente un voto contrario. Inoltre, ciò che sta avvenendo in Ungheria non è affatto dissimile dall’attuale politica in Polonia, due paesi di forte radice cattolica, specialmente il secondo, e non segnati dalla cosiddetta “barbarie orientale”, elemento questo che, comunque, spiegherebbe solo in parte la deriva populista e autoritaria intrapresa ormai da diverse legislature. Nemmeno il fatto di avere vissuto il comunismo, in quanto proprio la Polonia di Lech Walesa e di Karol Woytila furono in prima fila nella lotta contro il” totalitarismo comunista”, oppure di non aver conosciuto storicamente il Rinascimento, quando, invece, durante il regno di Mattia Corvino (1458 – 1490), l’Ungheria conobbe una grande fioritura umanistica della musica e delle arti.              

Qual è, allora, il tipo di società propugnata da Orban e Morawiecki e dalle destre italiane con le facce rassicuranti di Salvini e Meloni? Quella di tipo tradizionale che ponga nuovamente al centro la famiglia cattolica ed eterosessuale per diritto naturale, il culto religioso e il perenne, aprioristico elogio della nazione, delle forze armate e di quelle dell’ordine (vera specialità di Matteo Salvini) e abbia come modelli politici autocrati come Viktor Orban o Vladimir Putin e populisti miliardari come Donald Trump. Una società, insomma, che respinga con forza i postulati della modernità in fatto di diritti civili, di diritti delle donne e delle minoranze come omosessuali, transessuali, rom e immigrati e comunque cittadini dichiaratamente non italiani, colpevoli del reato di “invasione”. Per tacere di arabi e musulmani verso i quali il pregiudizio culturale è alimentato ogniqualvolta vi si innesta l’estremismo terroristico a cui si vorrebbe una volta per tutte contrapporre un “sano” cattolicesimo ultrareazionario che faccia dimenticare le intemperanze di un Papa “socialista”, anch’egli colpevole di trascurare lo spirito per il corpo di questo mondo tristemente e drammaticamente malato. 

E’ sufficiente chiedere loro garanzie democratiche, come insiste Ernesto Galli Della Loggia dalle pagine del Corriere della Sera, per assolverli dal sospetto fondato che nei loro programmi vi sia più di un nesso con movimenti eversivi come Casa Pound e Forza Nuova?  E se per costoro la democrazia fosse un semplice pregiudizio o un passaggio necessario per qualcosa di più autoritario e condiviso da milioni di elettori che ancora sognano il “governo forte del Capo”?!                            

Davvero vogliamo politici come questi propugnatori di tali idee e valori al governo di questo paese? Certamente no, se vogliamo che esso resti ancora “nostro”! 

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