Recovery plan e alfabetizzazione digitale: il riformismo che verrà

– di ANTONIO DERINALDIS –

L’European Recovery Plan è il più grande “Piano Marshall” che i paesi dell’Unione Europea abbiano mai avuto. Siamo dinanzi al “whether it takes” (“tutto il possibile”) di Mario Draghi, quasi un monito pre-monitore e pre-pandemico.  Next Generation EU e nella sua declinazione italiana “Next Generation Italia”, è sicuramente un’occasione per rilanciare il paese, ma molti sono gli interventi e le integrazioni da apportare nella creazione di una visione e di un “sogno concreto”.  Un “super piano” della storia contemporanea e del prossimo futuro con destinazione il 2030 e con lo sguardo all’orizzonte delle generazioni del 2050.  Next Generation Italia è un “Piano di Riforme”, è l’incubatore di un nuovo modello di sviluppo che proietterebbe il paese e l’Europa verso quella “leadership innovation” a disposizione del Mondo collocandosi tra i big della “open innovation” (innovazione aperta e accessibile).  Il PNRR per essere autenticamente “Piano Operativo” deve necessariamente guardare alla “carta del progresso” per eccellenza cioè l’Agenda ONU 2030 sullo Sviluppo Sostenibile e fare degli Obiettivi dell’Agenda i propri interventi di realizzazione.  Papa Francesco nella Laudato Si ci ricorda che la “natura è la società che la abita” e come tale la difesa della casa comune è l’inizio di una nuova missione, quella che l’economista Marianna Mazzuccato dell’University College of London – UCL chiama “mission economy”.  Quale ulteriore proposta possibile.  Introdurre attraverso meccanismi sociali locali e regionali accesso all’utilizzo di strumenti digitali in chiave abilitativa di partecipazione del cittadino mediante il “Programma Nazionale di Alfabetizzazione Digitale”.  Rigenerare in chiave socio culturale i borghi e le periferie urbane attraverso la promozione della partecipazione civica alla cultura e alle infrastrutture digitali locali (innovation digital hub). Favorire l’alfabetizzazione digitale per ridurre le diseguaglianze “abilitative” e promuovere la formazione digitale e l’interazione per essa tra scuola, università, ricerca, impresa, parti sociali, società civile e cittadini. Il Programma Nazionale di Alfabetizzazione Digitale (PNAD) può essere orientato a tutti i cittadini e a tutte le età per ridurre le “diseguaglianze digitali” e di accesso alla rete, in completa linea con l’Obiettivo 4 e l’Obiettivo 11 dell’Agenda ONU 2030 SDGs riportando il tutto sul piano territoriale ed urbano (Digital Learning Capability Programme). Il Programma si potrà attuare con il dispositivo della RAD – Rete per l’Alfabetizzazione Digitale sul piano nazionale come programmazione, progettazione, applicazione, esecuzione, monitoraggio degli interventi previsti dalla PNAD rispetto ai progetti eseguiti a livello regionale e locale pianificati dalle “reti regionali per l’alfabetizzazione digitale”.  Il PNAD è un’alleanza strategica, come sostiene Stiglitz, per la “creazione della società della conoscenza” (knowledge society).   Una coalizione larga tra territori, istituzioni, sensibilità, ponti intra e intergenerazionali, cittadini, lavoratrici e lavoratori, giovani e anziani, con un ruolo centrale determinante degli gli enti locali, parti sociali, società civile e strutture dell’istruzione e della ricerca dell’innovazione al servizio della persona.  Le missioni e le componenti che articolano il Next Generation Italia sono le sfide del nostro tempo ma anche del nostro domani.  Il “Riformismo che verrà” (che io definisco “NextReformers”) sarà quello che sarà chiamato a “ri-pensare” alla transizione da un’Agenda che mentre riduce le disuguaglianze digitali, ne entra in un’altra, quella “umana per il progresso”. “Guarda lontano, e quando pensi di aver guardato lontano, guarda ancora più lontano” (Robert Baden-Powell).

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