Aldo Moro e le leadership del domani

– di ANTONIO DERINALDIS –

Alcuni giorni fa era il 16 Marzo 2021 e nella stessa data del 1978 Aldo Moro veniva rapito dalle Brigate Rosse. Inizia lo spartiacque di una generazione. Il “moroteismo” cioè la “teology of politics” (la teologia della politica) lascia una traccia indelebile nella storia della Repubblica. Il riformismo cristiano e progressista ne è in qualche modo influenzato. La lezione morotea ci spinge a riflettere che quando nel 1984 il PCI raggiunse il 34,3% segnando il passo sul “centrismo” nazionale, la teoria del “compromesso storico” lanciata dalle pagine di «Rinascita» e la risposta delle “convergenze parallele” sembrava una follia. “Camminiamo insieme perché l’avvenire appartiene in larga misura ancora a noi” (Aldo Moro).  Il carteggio tra Aldo Moro e Pietro Nenni e la grande collaborazione tra le due personalità creò le basi per “l’apertura a sinistra” del “new deal” italiano ed atlantico. L’ipotesi di un governo di solidarietà nazionale avanzata da Moro a Berlinguer, sarebbe stata la “reale rivoluzione di Ottobre” e quel “maggio romano” si sarebbe trasformato nel “Maggio Italiano”. La figura di Aldo Moro è una lezione “magistrale” per il futuro del riformismo euromediterraneo. Oggi, la contemporaneità del “moroteismo” è struttura integrante della corrente “riformista” del pensiero sociale e politico. Sostiene Lucio D’Ubaldo nella sua opera Riformismo democratico e cristiano – Edizioni Il Domani che “la prospettiva di un confronto responsabile, in ogni caso laborioso per entrambe le forze che costituivano i pilastri del cosiddetto pluralismo polarizzato, non poteva velare le asperità insite nella ricerca di uno spazio di collaborazione tra le grandi forze popolari del Paese…..Solo la consapevolezza della gravità di quel momento storico aiuta  quindi a capire, a distanza di molti anni, la complessità e il vigore del ragionamento di Moro”. Moro partiva dall’assunto che “mentre con i liberali il dialogo è sul passato, con i socialisti il confronto è sul futuro” (citazione riportata). Il pensiero che ha sempre animato la convinzione di Aldo Moro nella sua veste di docente universitario, di politico ma anche di uomo è che nel confronto e nel dialogo “studiare di più” era centrale, così come la solidarietà e la responsabilità sociale e politica dell’agire pubblico. La “teologia della società della conoscenza” apparirà già nel ’76 quando Zaccagnini sosteneva: “Sul piano pratico il no al comunismo cosa significa? Significa che se essi studiano, noi dobbiamo studiare di più; che se essi lavorano, noi dobbiamo saper lavorare di più per il nostro partito; che se essi sono seri, noi dobbiamo essere più seri di loro; e, soprattutto, se essi hanno fede, noi dobbiamo avere più fede e più certezza di quanto ne abbiano loro.  “Il Carcere del Popolo”, Via Fani, Via Monte Nevoso, Via Caetani, la vicenda “Pecorelli” e tanti altri interrogativi lasciano dubbi e perplessità nella storia. Ma la storia ci continua ad offrire letture ed approfondimenti sul costrutto riformista del moroteismo, che si è alimentato in questi oltre e passa quarant’anni di un’ideale che è quello scritto da Marco Follini che cioè “Ci dedicavamo a coltivare l’dea di una democrazia rappresentativa, fondata sui corpi intermedi, su quella loro fitta trama di consuetudini, di scambi e di relazioni”. Il futuro che ci attende riporta la centralità del pensiero di Moro sui temi dell’avvenire, del domani, dell’uomo nuovo, dell’umanesimo europeo e della componente “morotea” della sponda progressista del Paese.  In quel periodo Tina Anselmi ci ricordava che “per cambiare il Mondo bisogna esserci”.  E la direzione dunque della post pandemia che stiamo vivendo diventa quella della proposta murriana:” Chi avrà la forza d’interpretare le speranze e i bisogni delle classi popolari avrà il diritto, guadagnato sul campo, di guidare il processo di cambiamento da una condizione di strutturale lacerazione sociale a uno stato di maggiore giustizia e solidarietà civile. Allora occorre esserci, sul campo”.  Intanto il 9 Maggio del ’78 è lì e Pietro Nenni ci ricorda sempre che “le idee camminano con le gambe degli uomini”.

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