Quelle ombre, mai dissolte, del comunismo italiano e internazionale

-di PIERLUIGI PIETRICOLA

 

Il 2021, se si vuole, sarà un anno di grandi speranze oltre che di anniversari. Uno lo abbiamo appena attraversato, seppur fra l’indifferenza culturale collettiva che caratterizza l’Italia da tempo: il centenario dalla nascita di Leonardo Sciascia (8 gennaio 1921). L’altra ricorrenza, tutti ne parlano e continueranno per l’anno intero, è il centenario dalla nascita del Partito Comunista.

A tal proposito, su questo blog è apparso un articolo molto dettagliato di Maurizio Fantoni Minnella, che del Pci ripercorre la storia in modo appassionato, partecipe sul piano dei toni e dello stile, e che così si conclude – dopo aver posto in luce, nella trattazione, gli aspetti positivi –: “Dalla fine del comunismo come esperienza storica del Novecento, si è giunti, progressivamente, alla sua delegittimazione politica, nell’equiparazione con il fascismo, in quanto regimi totalitari. Quando, invece, sappiamo che il fascismo, nella sua essenza, è un’opzione, un’emergenza fisiologica del capitalismo, specialmente nelle sue fasi più critiche, mentre il comunismo è pedagogia e utopia pratica e di lotta, al tempo stesso. Quindi è necessario rifiutare un’equazione tanto più superficiale, quanto demagogica, costruita a tavolino da chi ormai ha compreso che la democrazia può essere soltanto uno strumento per la scalata al potere e non ciò che dovrebbe essere, ossia una reale questione di civiltà”.

Senza nulla eccepire a quanto l’autore dell’articolo esprime, occorre però anche fare una giusta, e scientificamente dovuta, serie di precisazioni che hanno riguardato la storia del Pci. Storia che, va detto, non è esente da ombre. Le quali sono da presupporre proprio per via della presenza della luce così ben sunteggiata da Fantoni Minnella.

Ebbene che lo stalinismo, il fascismo e il nazismo siano stati tre regimi totalitari (insieme a quelli instaurati da Franco, Tito, Mao e Castro) è questione più che acclarata dalla storia. E se non a quest’ultima si vuole ricorrere attraverso le tante pagine prodotte, si possono leggere quelle di Pasternak, Majakovskij, Bulgakov (per non citare sempre il più che nominato Solženicyn), Jean-Paul Sartre; del poeta Brodskij che nel suo In una stanza e mezzo ha raccontato come si viveva sotto lo stalinismo; dello scrittore cecoslovacco Kundera insieme al meno noto, al grande pubblico, Bohumil Hrabal; per non parlare dell’invasione d’Ungheria ad opera delle truppe sovietiche e della Primavera di Praga, evento al quale Angelo Maria Ripellino pagine ricche e precise ha dedicato scrivendone sull’«Espresso» –: non vi è stata riga a cui questi, e tantissimi altri intellettuali, hanno posto mano, che non denunciasse la mancanza assoluta di libertà durante lo stalinismo.

In Italia cosa accadeva sul fronte del Pci? Basterebbe tornare a leggere le pagine di Ignazio Silone, Uscita di sicurezza soprattutto, per comprenderlo. Oppure rifarsi ad alcuni esempi di uomini di cultura vivi nella mente di tutti che, sebbene comunisti come impostazione di pensiero, scelsero di allontanarsene sul piano dell’appartenenza partitica (per via di un certo tipo di impostazione politica). Tre nomi su tutti: Italo Calvino, Leonardo Sciascia, Pier Paolo Pasolini. Costoro denunziarono, in vari modi, le mancanze di una politica concretamente progettuale da parte del Pci affinché si realizzasse il compito per il quale nacque il partito comunista: abbattere le disuguaglianze e difendere la libertà umana: entrambi diritti fondamentali della persona riconducibili ad una parola che è un caposaldo del costituzionalismo: dignità.

Silone, Pasolini, Sciascia, Calvino, Ripellino e molti altri criticarono del Pci una mancata presa di posizione, netta e decisa, tale che potesse far distinguere il comunismo liberale da quello praticato in Unione Sovietica all’inizio, che poi si diffuse via via in altri stati del mondo: repressivo e tutt’altro che rispettoso della persona in quanto portatrice di valori fondamentali ed inviolabili.

Venendo alla stagione del Sessantotto, ovvero di costruzione filosofico-politica di una nuova classe sociale: anche in questo caso vi sono libri, pubblicati di recente, che ripercorrendo le vicende di quegli anni hanno dimostrato come proprio il Pci e il suo immobilismo abbiano giocato un ruolo non da poco affinché certe istanze riformiste e riformatrici non avessero luogo, lasciandole in balia di gruppi estremisti che, con le loro azioni, hanno del tutto delegittimato rivendicazioni più che giuste.

E quanto alla questione morale di cui tanto si parla, c’è da dire che il Pci all’epoca non fu l’unico partito nel quale tale urgenza fosse presente in modo sentito. Berlinguer non fu il solo ad esternarla, in quel contesto. E come sostiene Ernesto Galli della Loggia nel suo Credere, tradire, vivere. Un viaggio negli anni della Repubblica fu proprio la questione morale a segnare l’inizio della fine di un comunismo che, nell’attuazione dei suoi principi teorici ispirati a Marx, fu poco efficace. Un episodio su tutti: Nilde Iotti e Pietro Ingrao, da Presidenti della Camera, mai si preoccuparono di verificare i bilanci dei vari partiti politici, secondo quanto stabiliva la legge nel merito. Perché?

E che dire poi delle riletture marxiane che Gilles Deleuze, Felix Guattari, Giorgio Agamben, Jacques Derrida, Massimo Cacciari, Antonio Negri, Mario Tronti, Alberto Asor Rosa, Stefano Rodotà (per citare i più noti) hanno avanzato: perché mai sono state accolte nell’ambito del Pci, e della sinistra cui fa riferimento, così da mettere la parola ‘fine’ a un periodo in modo da cominciarne un altro all’insegna – e sul serio, questa volta – di un’istanza di novità?

Sono solo alcune questioni che è bene avanzare perché, proprio per rispettare storicamente un partito che tanto ha pesato sulla cultura e sulla politica di una nazione – come di tante altre – è necessario sfrondarlo delle false mitologie su cui non molta chiarezza è stata fatta.

Del resto gli anniversari sono occasioni che possono, e debbono, servire soprattutto a questo scopo.

 

 

pierlu83

Rispondi