Lavoro, Libertà e l’Altrove della politica: Cacciari rilegge Weber nel suo ultimo saggio e dà una chiave inedita dell’essenza del ‘moderno’

-di PIERLUIGI PIETRICOLA

 

Comprendere l’attualità di Max Weber: dovere cui ciascuno di noi dovrebbe, oggi, attendere, soprattutto in un periodo in cui si parla di cambiamento, e radicale per giunta, del mondo del lavoro, della politica e degli altrove di quest’ultima. Ottimo viatico al pensiero dell’intellettuale (o ‘intelligente’, come amava dire Savinio) tedesco, per ripensarlo e porlo in atto, è Il lavoro dello spirito. Brillante saggio di Massimo Cacciari, che in poche, precise, dense pagine riassume i nodi principali delle conferenze weberiane raccolte in volume sotto il titolo Die geistige Arbeit als Beruf (tradotto in italiano con La scienza come professione).

Primo, essenziale, concetto da tenere a mente: lavoro in quanto labor. Un’attività, cioè, che poco ha a che fare con ciò che di più intimo, intellettuale, spirituale ha in sé il lavoratore. Significato di cui tutto l’apparato produttivo di stampo fordista e taylorista è pervaso e i cui effetti ancora oggi si vedono. Al lavoratore non è richiesta alcuna proprietà intellettuale, ma solo una dedizione assoluta, cieca quasi, alla propria mansione che, parcellizzata il più possibile, rendeva il disegno d’insieme nebuloso e invisibile.

“Il solo lavoro ‘logicamente’ possibile nel mondo contemporaneo – e cioè coerente con la missione dello Scientifico, quella di aprire a illimitate potenzialità – è il lavoro spirituale, geistige Arbeit. Spirito, Geist, è il Dio che anima dal suo interno l’operari umano, Natura naturans spinoziana fattasi storia e destino, creazione infinita, causa di sé. Alla sua immagine dovrà corrispondere la forma del lavoro umano”. Quindi lavoro come piena espressione di sé. Condizione, questa, alla quale si giunge mercé l’aiuto della Scienza, intesa non più solo come appropriazione del mondo, bensì strumento di conoscenza.

Più avanza il progresso tecnologico, maggiore deve essere la liberazione dell’essere umano dalla schiavitù del labor. Il lavoro, negli anni, giocoforza dovrà diventare meno dipendente e comandato, sempre più libero, lavoro dello spirito dunque. Questo non implica la fine della contrattualizzazione; la quale continuerà ad esistere ma non più in forme tali da sottoporre l’individuo ad una Auctoritas.

Due, quindi, gli universi che si verranno a formare: quello economico-giuridico, che proseguirà ad avere le sue gerarchie; quello dell’umano, libero perché consapevole grazie alla Scienza di ciò che è e di quello che può costruire.

Disegno d’insieme che non può realizzarsi in totale assenza della Politica. La quale dovrà garantire la libertà individuale di tutti, senza far venir meno le esigenze che la sfera economico-giuridica richiede. Non si tratta di un’utopia esteriore al sistema capitalistico, ma immanente in esso. Compito del Politico – quest’ultimo anche lavoro intellettuale che, insieme a quello scientifico, “rappresentano la forma egemone del lavoro nel Moderno” – è proprio quello di giungere alla liberazione da ogni lavoro comandato.

Scienza come disincanto, liberazione dell’uomo dal timore di venire schiacciato da ciò che non conosce, emancipazione dal dominio a favore di un Io pensante finalmente senza catene. Scienza non come specialismo, bensì come integrazione “in un complesso sociale e politico sovra-ordinato rispetto all’esercizio di ciascuno”. In tal senso, allora, “nessuna impresa scientifica, nell’epoca della piena maturità del processo di razionalizzazione, può concepirsi astrattamente ‘autonoma’. Essa è efficace – e dunque sarà ciò che deve essere – soltanto come parte di un sistema… Il Lavoro produttivo contemporaneo, il lavoro che determina il progresso del sapere realmente potente, è soltanto quello del cervello sociale. Questa organizzazione globale, che nessuna singola professione, né la semplice cooperazione tra esse, potrebbe di per sé realizzare, è politica nella sua essenza”.

Occorre, però, un Politico che abbia competenza per gestire ciò verso cui la società tende naturalmente; che assuma, quindi, “come proprio dovere la razionalizzazione di tutti gli ambiti della vita secondo la forma della razionalità scientifica. E cioè colui che opera per la progressiva scomparsa di ogni carattere autonomo della propria stessa professione”.

Visione d’insieme, della società della Scienza della Politica e del Mondo, che Massimo Cacciari trae dalle conferenze di Weber grazie anche alla riflessione compiuta, negli ultimi anni, sull’Umanesimo e la sua attualità: l’uomo come polemos, come tragedia che continuamente vive attraverso mediazioni sempre superate.

Scienza e libertà; Individuo e Autorità. Su queste contrapposizioni regna (o dovrebbe), risolvendole, la Politica. Ed è leggendo, meditandolo con attenzione, questo libro di Cacciari che tornano alla mente le parole di Leonardo Sciascia sulla sua esperienza in politica, la quale utile gli tornò per capire che il potere è sempre altrove. Mutatis mutandis, senza snaturare il senso dell’affermazione di Sciascia, Il lavoro dello spirito rende ragione di questo ‘altrove’ cui il grande scrittore faceva riferimento, e per la prima volta ne lascia intravedere una via per non esserne dominati in modo ottuso.

 

pierlu83

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