SU UN ENUNCIATO DEL MINISTRO ROBERTO SPERANZA: LINEE GUIDA PER UNA SUA INTERPRETAZIONE DA AFFIDARE A LETTORI VOLENTEROSI

-di PIERLUIGI PIETRICOLA

 

“Proveremo ad incidere su alcuni pezzi della vita delle persone che giudichiamo in questo momento non essenziali. Proverei ad offrire questa chiave di lettura: ci sono cose che sono fondamentali e cose che non sono fondamentali. Faccio un esempio per essere chiaro e parlare di una misura concreta: noi abbiamo fatto un investimento enorme sulle scuole, perché pensiamo siano qualcosa di davvero essenziale; e abbiamo investito soldi (mascherine, distanziamento, anche banchi, edilizia) e proviamo a tenere in sicurezza i nostri ragazzi durante l’orario scolastico. Se poi per caso avviene che fuori dall’orario scolastico c’è una festa nel pomeriggio, per esempio di compleanno, in un’abitazione privata o in un altro posto, noi rischiamo sostanzialmente di vanificare tutto lo sforzo che abbiamo fatto per mettere in sicurezza i nostri ragazzi, i nostri figli in quelle ore dell’impegno scolastico. Per esempio, sarà una misura concreta, io ho proposto che vengano vietate tutte le feste. Le feste sono una cosa che in questo momento possiamo evitare. Andare a scuola è una cosa fondamentale, andare a lavoro è una cosa fondamentale, le feste possiamo in questo momento evitarle”. Sono parole che il ministro Roberto Speranza ha pronunciato in una nota trasmissione televisiva poco meno di un giorno fa e trascritte letteralmente.

Come interpretare questo enunciato? Come insegna Umberto Eco, bisogna chiarire su ciò che si intende per interpretazione: la ricerca dell’intenzione dell’autore? Oppure del lettore? O, terza ipotesi, del testo? Quanto alla prima, è difficile risalire ai motivi che inducono una persona a pronunziare una frase piuttosto che un’altra. Relativamente alla terza, non è mai buona prassi scambiare un’opinione individuale da lettore come una interpretazione. Resta la seconda: l’intenzione del testo il quale, a dispetto di chi lo produce o di chi ne fruisce, possiede una sua oggettività difficile da eludere. Ogni testo va interpretato alla luce della sua co-testualità (l’insieme delle parole che lo formano e il significato che esse assumono nell’organizzazione interna) e contestualità (le condizioni storiche, sociali, politiche, filosofiche e più generalmente culturali).

Dal punto di vista della co-testualità, il ministro Speranza inizia con una frase che potrebbe prestarsi ad equivoci – “Proveremo ad incidere su alcuni pezzi della vita delle persone che giudichiamo in questo momento non essenziali” – ma che, subito dopo, cerca di chiarire offrendo una “chiave di lettura” nella quale precisa ciò che è essenziale da ciò che non lo è per quel che concerne la vita pubblica sociale (scuola vs. divertimento; lavoro vs. feste private).

Dal punto di vista della contestualità, l’enunciato del ministro Speranza si colloca in quella che Foucault ed altri filosofi contemporanei chiamano biopolitica: vale a dire l’ingresso immediato della vita biologica dell’individuo nella politica. In tal modo, l’esistenza umana è ridotta a pura fatticità. Per meglio precisare questo concetto, si leggano le parole che Giorgio Agamben scrive in Homo sacer alle pagine 138 e 139 dell’edizione 2018 pubblicata da Quodlibet: “La vita non ha bisogno di assumere dei valori ad essa esterni per diventare politica: politica essa è immediatamente nella sua stessa fatticità. L’uomo non è un vivente che deve abolirsi o trascendersi per diventare umano, non è una dualità di spirito e corpo, natura e politica, vita e logos ma si situa risolutamente nella loro indifferenza. L’uomo non è più l’animale antropoforo, che deve trascendersi per dar luogo all’essere umano: il suo essere fattizio contiene già il movimento che, se afferrato, lo costituisce come Dasein – esserci, pura presenza – e, quindi, come essere politico… Ciò significa, però, che l’esperienza della fatticità equivale a una radicalizzazione senza precedenti dello stato di eccezione (con la sua indifferenza di natura e politica, esterno e interno, esclusione e inclusione), in una dimensione in cui lo stato di eccezione tende a diventare la regola. È come se la nuda vita dell’homo sacer, sulla cui separazione si fondava il potere sovrano, diventasse ora, assumendo se stessa come compito, esplicitamente e immediatamente politica. Ma questo è, appunto, anche ciò che caratterizza la svolta biopolitica della modernità, cioè la condizione in cui ancora oggi ci troviamo”. Va ricordato che per homo sacer Agamben intende una vita umana uccidibile e insacrificabile, cioè una “nuda vita o vita sacra questa vita che costituisce il contenuto primo del potere sovrano”. (Agamben, 2018, p. 83) Per nuda vita si intende, pertanto, un’esistenza puramente biologica del tutto separata da un’esistenza affettiva e culturale.

Forniti questi elementi di cotesto e contesto, ciascuno potrà interpretare l’enunciato del ministro Roberto Speranza in modo più che appropriato.

 

pierlu83

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