Un libro di Nenni bruciato dai nazisti

– di ANTONIO TEDESCO –

Nel maggio del 1933 Hitler è al potere da pochi mesi ma ha già varato le prime leggi antiebraiche, sciolto tutti i partiti, favorito arresti e repressioni e costruito un clima di violenza e di terrore. Hitler è l’uomo solo al comando e il suo progetto totalitarista procede in modo spedito anche sul piano antisemitico e culturale. Con un gesto fortemente evocativo il 10 maggio del 1933, giovani studenti nazisti, sotto l’accorta regia del ministro della propaganda nazista Goebbels, bruciano a Berlino e in altre città tedesche, le opere di autori ebrei e di politici, scrittori, giornalisti e scienziati non allineati all’ideologia nazista[1]. Ben 50.000 libri vanno in fumo. In mezzo ai libri di Marx, Freud, Einstein, Brecht, Mann, Kafka, Hesse, Zola e Joyce ed altri centinaia di autori, nei roghi del 10 maggio brucia anche il libro Todeskampf der Freiheit, scritto dal segretario del Partito socialista italiano Pietro Nenni[2].

Il libro di Nenni aveva suscitato un grande interesse in diversi Paesi europei agli inizi degli anni Trenta. Turati aveva definito l’opera «una narrazione suggestiva, commovente e densa di contenuti, una preziosa documentazione che risale all’inizio del regime fascista»[3]. Todeskampf der Freiheit, che tradotto significa Agonia della libertà, è la versione in tedesco di Six ans de guerre civile en Italie, stampato in Francia nel 1930, forse l’opera più originale di Pietro Nenni.

Nel 1930 il leader faentino ha quasi quarant’anni[4], ed ha sempre accompagnato alla lotta politica un’intensa attività pubblicistica ed editoriale. È un giornalista di razza[5] e uno scrittore sopraffino. Queste sue doti da una parte lo hanno aiutato a sbarcare il lunario e a sostentare la numerosa famiglia – moglie e quattro figlie – durante l’esilio francese, dall’altra gli hanno fatto guadagnare notorietà, fino a diventare, in breve tempo, una delle figure più note del socialismo europeo e dell’internazionale socialista. Dopo anni di sofferenze e delusioni, nel 1929-1930 ottiene grandi successi sia nel campo politico che nel campo professionale ed editoriale. La sua battaglia per l’unità socialista è vinta: Psi e Psu si uniscono sotto la sua spinta[6]. Nel campo professionale, invece, grazie alle amicizie con la sinistra francese inizia a collaborare con alcuni giornali come il francese Quotidien e il belga Le Soir[7] e pubblica diversi libri, tra cui Six ans de guerre civile en Italie nel 1930.

Il libro compone, insieme a Storia di Quattro anni, censurato dal regime fascista nel 1926, pochi giorni dopo l’uscita[8] e La lutte de classes en Italie[9], la trilogia del Nenni “storico”, che attinge dalla riflessione storiografica una base importante su cui costruire e da cui muovere nel presente e per progettare il futuro[10].

Six ans de guerre civile en Italie ha un grande successo anche in Olanda, con il titolo Zes Jaren Burgeroorlog in Italië[11], con la prefazione di J.F. Ankersmit e, come abbiamo visto, in Germania con il titolo Todeskampf der Freiheit e una copertina molto evocativa con Giacomo Matteotti in alto, radioso ed immortale e Mussolini in basso nella sua posa più nota, quasi caricaturale: con le braccia ai fianchi, il mento e il petto sporgenti, il Fez e la divisa fascista.

Il libro raccoglie il lungo racconto a puntate apparso sul giornale belga Le Soir nel 1929 dove Nenni aveva rievocato la sua giovinezza turbolenta e le comuni imprese e lotte con Mussolini, un tempo figlio del popolo, che amava la libertà, poi divenuto dittatore d’Italia, «uomo di una frazione reazionaria e assassino della libertà»[12]. Gli articoli di Nenni sul giornale avevano suscitato subito un grande interesse presso il pubblico francese. Il futuro Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat raccontò allo storico e biografo di Nenni Giuseppe Tamburrano, che il racconto a puntate fece aumentare le vendite del giornale boulevardier da 10.000 a 100.000 copie[13].  La prima puntata, che uscì nelle edicole francesi e belghe venerdì 13 settembre 1929, provocò l’immediato intervento dell’autorità italiane presso il giornale per interrompere la serie delle puntate, come riportato dal giornale della concentrazione antifascista La Libertà del 15 settembre. I socialisti avevano plaudito all’iniziativa. Il patriarca del socialismo Turati, il 18 settembre del 1929 aveva chiesto a Pietro Nenni di inviargli tutte le puntate del racconto[14]. I comunisti, invece, strumentalmente avevano utilizzato quel racconto per denigrarlo[15]. Nonostante le intimidazioni, il racconto continuò ad appassionare migliaia di lettori anche in Germania dove venne pubblicato, alla fine del 1929 in trenta puntate sul giornale socialdemocratico tedesco Vorwarts[16].

Nel libro Six ans de guerre civile en Italie, Nenni racconta la sua giovinezza di agitatore repubblicano, l’amicizia e il carcere con il socialista Mussolini – a giocare alle carte, a leggere Sorel e a fare progetti per l’avvenire – , descrive da testimone e protagonista, l’Italia del primo dopoguerra, delle speranze, delle illusioni e delle amarezze; l’Italia nel mezzo della guerra civile, con Mussolini barricato nella redazione del suo giornale, Il Popolo d’Italia, tra baionette, bombe e filo spinato dappertutto: «Ci si crederebbe ad un posto di blocco al fronte, non nella redazione di un giornale»[17]. Di grande pathos l’ultimo incontro con Mussolini a Cannes nel 1922 (Ultimo incontro al bivio del destino), e il racconto della giovinezza del Duce: «La giovinezza di Mussolini fu tumultuosa. Era un ragazzo di intelligenza precoce, d’un carattere vivace, ma brutale nella sua selvatica timidezza. Si compiaceva in lunghe letture solitarie, senza pertanto amare la scuola[18]. […]La solitudine era la sua forza. All’infuori del suo ambiente, non aveva né relazioni, né amicizie. Tra lui e il mondo di fronte, – il mondo dei borghesi, il mondo ufficiale, – vi era un abisso. Le considerazioni mondane e sentimentali non contavano per lui. Plebeo era e pareva volesse restare, ma senza amore per le plebi. Negli operai ai quali parlava non vedeva dei fratelli, ma una forza, un mezzo, del quale potrebbe servirsi per rovesciare il mondo. Benché avesse un fondo mistico – forse ereditato dalla madre – era violentemente antireligioso»[19].  

È un libro scritto per far conoscere agli europei il vero Mussolini, che Nenni ha conosciuto bene, e soprattutto quello che realmente è accaduto in Italia lontano dalla retorica fascista. Il racconto scorre e si sofferma, con pagine molto evocative, sul biennio rosso, sugli errori del Partito socialista, sulle atrocità fasciste, sulle aggressioni (Ghirelli, Consolo, la redazione dell’Avanti!) e  gli omicidi politici (Amendola, Pilati, Matteotti[20]). Un libro scomodo per Mussolini che si specchia nella sua giovinezza, nei suoi trascorsi contraddittori: da socialista combatte la massoneria, poi se ne serve per andare al potere e infine la perseguita.

In Six ans de guerre civile en Italie Nenni appare meno certo dell’immediata fine della dittatura in Italia: «Avventure come quella del fascismo riescono difficilmente, ma quando si sono assicurate le necessarie complicità[21], possono durare per molti anni.[…] Che il fascismo sussista ancora per cinque o per dieci anni, questo sarebbe terribile per noi, terribile per tutti coloro che muoiono nelle prigioni. […] Storicamente però il fascismo è condannato».

Nenni ripone molta fiducia nel popolo italiano, vittima e non complice del fascismo, che ha pagato con il sangue la sete di libertà. Nell’ultima parte del libro (Lettera aperta ai miei lettori) lancia un messaggio di speranza e conclude fiducioso: «L’italia sarà libera. Con quali mezzi nessuno può prevederlo. Ma la storia ci insegna che tutte le tirannie crollano, vittime dell’illusione che basta crocifiggere il pensiero per dominarlo. Quando in un Paese la sottomissione sembra essere assoluta, è allora che sorge Spartaco. E allorché un combattente cade nella lotta, altri sono pronti a prendere il suo posto. Così di anno in anno si rafforza, invece di affievolirsi, la falange dei pionieri della libertà. Niente si dimentica. Tutto si paga».

Il libro finito tragicamente nei roghi nazisti del 1933 venne stampato in Italia nel 1945 con la traduzione della figlia Giuliana, che si firmò con il cognome della mamma “Emiliani”[22].

Quasi ottant’anni dopo gli incendi, il 22 maggio del 2020, il libro verrà celebrato nella piazza di Potsdam in Germania, per rispettare il monito di Nenni: «Niente si dimentica».

[1] Su questo argomento si segnala un bell’articolo della Prof.ssa Anna Foa sull’Avvenire del 9 agosto 2009.

[2] Nei roghi finirono anche i libri degli italiani Silone e Nitti.

[3] L’apprezzamento di Turati compare nella prefazione ad un altro libro di Nenni, pubblicato in Francia nel 1930, La lutte de classes en Italie, Paris, Editions de la Nouvelle Reveu Socialiste.

[4] Nato a Faenza il 9 febbraio del 1891.

[5] Paolo Spriano, giornalista de L’Unità, definì nel 1977 Pietro Nenni “il più grande giornalista del secolo”. Le battaglie di Nenni, L’Unità, 25 maggio 1977. Per uno studio sul Nenni giornalista e scrittore, si segnalano gli articoli della Prof.ssa Francesca Vian sul Blog della Fondazione Nenni, molto utili per conoscere il linguaggio politico di Nenni e l’esaustivo articolo Giornalista per settant’anni di Vittorio Emiliani su Mondoperaio sul numero di  febbraio 2010.

[6] Il congresso di Grenoble del 16-17 marzo 1930 sancì anche l’uscita dei massimalisti guidati da Angelica Balabanoff.

[7] La collaborazione con il giornale durò fino al 30 aprile 1931, probabilmente interrotta a causa delle cattive condizioni economiche in cui versava la testata belga.

[8] Libro ristampato dall’editore Daniele Repetto nel 2020: Pietro Nenni, Il Diciannovismo, come l’Italia divenne fascista, Harpo Edizioni.  Forse il libro più noto di Nenni, ispirato da Gobetti e stampato, pochi giorni prima dell’avvento delle leggi fascistissme, dalla Casa Editrice di Rosselli “Quarto Stato”. Quasi tutte le copie furono subito ritirate dal mercato e distrutte.

[9] Il libro uscì in Francia nel 1930, edito da Edizioni Nouvelle Revue Socialiste, Biblioteque de Documentation Sociale, con la prefazione di Filippo Turati. L’uscita del libro era stata annunciata all’interno del volume Six ans de guerre civile en Italie. Il libro verrà stampato in Italia solo nel 1986 con la traduzione dal francese all’italiano di Fausta Filbier, con la casa editrice SugarCo per iniziativa dell’Istituto Internazionale Pietro Nenni.

[10] Pietro Nenni, La lotta di classe in Italia, SugarCo Edizioni, 1987, introduzione di Fausta Filbier, pag. 7.

[11] Il libro venne pubblicato dalla casa Editrice N.V. De Arbeiderspers di Amsterdam.

[12] Pietro Nenni, Vent’anni di fascismo, a cura di Gioietta Dallò, Edizioni Avanti!, 1965, pag. 160 (Capitolo: Sei anni di guerra civile).

[13] Giuseppe Tamburrano, Pietro Nenni, Editori Laterza, 1986, pag. 101. Quella di Giuseppe Tamburrano è senz’altro la biografia più accurata del leader socialista.

[14] Cfr Archivio storico Fondazione Pietro Nenni, Fondo Nenni, Busta 14, Fascicolo 902, lettera di Filippo Turati a Pietro Nenni, 18.09.1929.

[15] Nonostante il movimento comunista internazionale cercò di denigrare, sin dalla fine degli anni Venti i socialisti, definiti prima “socialtraditori” e poi  “socialfascisti”, Nenni (tra i principali bersagli) si batté sempre per l’unità delle forze antifasciste.

[16] Che in tedesco significa Avanti!. Infatti il quotidiano del Partito socialista italiano fondato nel 1896 prese il nome proprio dall’omonimo quotidiano tedesco Vorwärts, organo del Partito Socialdemocratico di Germania, fondato nell’ottobre del 1876.

[17] Pietro Nenni, Vent’anni di fascismo, a cura di Gioietta Dallò, op. cit., pag. 38 (Capitolo: Sei anni di guerra civile).

[18] Ibidem, pag. 23.

[19] Ibidem, pag. 30.

[20] Pietro Nenni tra il 1924 e il 1926 scrisse tre opuscoli sull’uccisione di Matteotti (due dei quali sono oggi introvabili), prendendo due condanne, la prima a 6 mesi di carcere, poi amnistiati, la seconda gli procurò diverse settimane di reclusione (marzo-maggio 1926).

[21] Pietro Nenni fa riferimento, come in diversi passaggi del libro, alla Chiesa e alla Monarchia.

[22]Edito da Rizzoli, uscì con una copertina simile a quella del libro Todeskampf der Freiheit, stampato in Germania nel 1930 con Matteotti in alto e Mussolini in basso (questa volta in abiti civili mentre fa un proclama).   Per quanto riguarda altre edizioni italiane del volume si segnala che nel 1965 le Edizioni Avanti! pubblicarono lo scritto nella raccolta Pietro Nenni, Vent’anni di fascismo, a cura di Gioietta Dallò (il libro raccoglie anche Pagine di Diario e Taccuino 1942 ). La curatrice, nell’introduzione (a pag. 7) alla raccolta, sottolinea che lo scritto pubblicato, presenta alcune differenze rispetto alla prima edizione italiana: «Di Sei anni di guerra civile si sono riscontrate sulle fonti originali, e restaurate secondo l’esatta lezione, le citazioni talvolta imprecise perché riportate a memoria o da fonti incomplete all’atto della prima stesura: le fonti sono ora indicate in nota».

fondazione nenni

Via Alberto Caroncini 19, Roma www.fondazionenenni.it

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