Coronavirus: “Burioni sostiene che la sieroterapia è in fase di sperimentazione? Sta dicendo una grossa cazzata”. Parola del Prof. Giulio Tarro, illustre virologo e scienziato

-di PIERLUIGI PIETRICOLA

 

Sempre proficuo e prezioso il nostro dialogo con il Prof. Giulio Tarro, illustre scienziato e virologo, che questa settimana si è concentrato sulla questione degli anticorpi sviluppati contro il Sars CoV2, la sieroterapia e la fase 2.

 

Cominciamo la nostra conversazione settimanale, Prof. Tarro, parlando degli anticorpi. Chi ha sviluppato le IgG contro il Sars CoV2 può considerarsi immune per sempre o solo per un periodo di tempo determinato?

Chi ha sviluppato le IgG è considerato immune per un periodo di tempo. Non sappiamo ancora, al momento, fino a quando questi anticorpi possono durare.

Essendo questo virus cugino della prima SARS, come per gli anticorpi di quest’ultima possiamo dire che quelli del Sars CoV2 abbiano più o meno una durata di un paio di anni?

La prima SARS ha avuto una durata complessiva di sei mesi soltanto. Può darsi che nel tempo gli anticorpi, in generale, vengano meno. Ma questo non è un ragionamento valido solo per il Sars CoV2, ma per tutti i virus respiratori che sono e saranno in circolazione.

Chi ha già contratto questo coronavirus può avere una reinfezione?

Se il soggetto in questione ha già sviluppato gli anticorpi, cioè le IgG, non può contrarre di nuovo la stessa infezione dovuta al medesimo agente virale. A meno che per curare il Sars CoV2 non siano stati assunti prodotti cosiddetti immunosoppressori, che hanno eliminato l’infezione ma, al contempo, non hanno consentito all’organismo di sviluppare gli anticorpi. In tal caso sì: il soggetto che si trovasse in questa situazione potrebbe di nuovo reinfettarsi.

La seconda reinfezione potrebbe essere violenta quanto la prima oppure di minor grado?

Se si sono formati gli anticorpi, non ci si reinfetta dello stesso virus. A meno che lo stesso soggetto non si trovi in condizioni di deficit immunitario.

Parliamo della sieroterapia. A parte il fatto che non costa nulla, qualcuno vocifera che potrebbe avere delle controindicazioni. È vero, Professore?

Io non ho mai sentito un’assurdità simile. Questa cura, attraverso il siero ricavato dal sangue dei pazienti guariti dal Sars CoV2, non ha alcun tipo di controindicazione. In tal senso, l’Italia è uno dei paesi più sicuri al mondo per ciò che concerne le trasfusioni. Non c’è motivo né ragione di affermare che tale pratica possa avere qualche controindicazione. È un metodo sicuro.

Si inizia anche a parlare dello sviluppo di anticorpi monoclonali per la cura per il Sars CoV2. Che differenze ci sono rispetto alla sieroterapia?

Gli anticorpi monoclonali sono fatti in laboratorio. Sono, quindi, di natura sintetica. Funzionano, certamente. E fu la terapia che si individuò per la prima SARS e per la prima MERS. La differenza che passa con la sieroterapia è che la cura con gli anticorpi monoclonali si paga. A meno che lo Stato non decida di renderla gratuita per tutti. Ma ciò vorrebbe dire assumersi le spese per sostenere la creazione in laboratorio degli anticorpi monoclonali.

Sieroterapia e anticorpi monoclonali: quale dei due protocolli pensa possa avere maggior efficacia contro il Sars CoV2?

Io penso la sieroterapia. Si tratta di una cura naturale che, a mio avviso, è migliore di un eventuale vaccino.

Il vaccino è una cura preventiva.

Sì, perché il vaccinato produce gli anticorpi che poi difenderanno l’organismo dall’eventuale infezione.

Ma in questo caso gli anticorpi specifici li abbiamo utilizzando quelli delle persone guarite grazie al loro plasma?

Sì, certo. Ma va detto che la sieroterapia è sempre temporanea rispetto agli anticorpi che l’organismo produce da sé. Gli anticorpi passivi, chiamiamoli così, poi vengono eliminati.

E cosa si deve fare per rendere questi anticorpi definitivi?

Teniamo presente che la plasmaferesi serve per aiutare l’organismo a reagire nei casi più gravi e, quindi, a sviluppare autonomamente gli anticorpi necessari a combattere l’infezione. Ovvero, nel caso specifico, il Sars CoV2. Per questo saranno importanti i test sierologici: perché ci aiuteranno a capire chi ha sviluppato le IgG e chi no.

Abbiamo abbastanza donatori fra i soggetti guariti?

Assolutamente sì. Chi ha avuto il Sars CoV2 ed è guarito, ora che sa che vi è la plasmaferesi come protocollo efficace di cura chiede lui stesso come fare per donare il suo sangue dal quale ricavare il siero con i suoi anticorpi.

Roberto Burioni sostiene che la sieroterapia come cura per il Sars CoV2 è in fase di sperimentazione. È vero?

Questa è una grossa cazzata (mi si conceda il termine non propriamente scientifico). Ma come si fanno a dire simili stupidità? A parte il fatto che la sieroterapia, in generale, fu inventata da Pasteur; ma quella specifica contro il Sars CoV2 è praticata in America, in Inghilterra, in Francia e in Germania. Come si possono dire baggianate colossali come quelle che sentiamo da Burioni? Un medico di buon senso non può permettersi simili dichiarazioni.

Sempre Burioni sostiene che siano meglio gli anticorpi monoclonali invece che la sieroterapia.

Perché gli anticorpi monoclonali si debbono pagare, mentre la sieroterapia no.

In questa fase 2 molte persone hanno paura, terrore addirittura, di avvicinarsi agli altri. È giusto o sbagliato?

Non vedo perché si debba avere paura. Visto che si indossano le mascherine, dov’è il problema? La responsabilità di questo panico generale è dovuta al terrorismo psicologico propinato per mesi dai mezzi di comunicazione di massa. In tal senso, i mass-media (non tutti per fortuna) hanno svolto un lavoro indecente e vergognoso.

Tecnicamente fino a quando dovremo indossare la mascherina ed essere distanziati socialmente?

In Estate queste misure non serviranno più perché il Sars CoV2, come ho più volte detto, scomparirà. Tecnicamente parlando possiamo ragionare così: contando due settimane dal primo giorno in cui non vi è più nessun contagio, se tale situazione rimarrà la medesima anche al quindicesimo giorno allora potremo buttare via la mascherina e smettere di essere distanziati socialmente. Si tratta di una conseguenza logica. Il problema sarà estirpare dalla testa delle persone la nevrosi da coronavirus. Ma ciò avviene perché la comunicazione a cui assistiamo quotidianamente è un bollettino di guerra. Abbiamo l’esempio del caso della Germania: dopo appena tre giorni dall’essere entrata nella fase 2, i nostri mass-media già parlavano di aumento del contagio in Germania. Ma è un’idiozia! Per scoprire se i contagi aumentano o no, occorrono almeno due settimane. Non tre giorni. Ecco perché dico che nevrosi da coronavirus e comunicazione vanno di pari passo. E purtroppo debbo dire che responsabilità ce l’ha un po’ anche il mondo scientifico. E in questo caso non saprei dire in che misura si tratti di ignoranza o di malafede.

Si parla di seconda ondata della pandemia da Sars CoV2 nel prossimo Autunno. Ma vi è la certezza di questa ipotesi?

Ammesso che si verifichi questa seconda ondata, poiché la maggior parte della popolazione avrà sviluppato gli anticorpi il virus non si troverà più a suo agio. E quindi non c’è alcuna ragione di avere paura.

 

pierlu83

4 thoughts on “Coronavirus: “Burioni sostiene che la sieroterapia è in fase di sperimentazione? Sta dicendo una grossa cazzata”. Parola del Prof. Giulio Tarro, illustre virologo e scienziato

  1. Perfetta intervista… domande chiare per risposte altrettanto chiare.
    L’unico dubbio che mi sorge è: l’uso del distanziamento sociale e delle mascherine (che di fatto limitano la contagiosità) potrebbe/dovrebbe compromettere il risultato auspicato dal Prof. Tarro per cui la maggior parte della popolazione durante l’estate (o prima) sviluppi gli anticorpi in maniera tale che il virus non si trovi più a suo agio.
    Praticamente il Prof. Tarro dà per scontato che l’infezione colpirà (asintomaticamente o meno) la maggioranza della popolazione nonostante le precauzioni della fase 2.
    Ora è questo il vero problema… si dovrebbe o non si dovrebbe limitare la diffusione del Covid-19…
    e se sì, come dato che sembra fondamentale che la maggior parte della popolazione crei i propri anticorpi?

    1. Caro Alessio, la ringrazio per i suoi commenti sempre molto stimolanti. Io credo che il Prof. Tarro intendesse dire questo: che già al momento la popolazione italiana ha contratto, per oltre il 70%, questo virus. In tal senso, quindi, nel caso di una seconda ondata, già ci sarà l’immunità collettiva. Comunque glielo chiederò nella prossima intervista senza meno.

      1. Oh… magari… grazie parecchio, gentilissimo

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