“Burioni e Capua parlano senza dati scientifici alla mano. Il Covid-19 potrebbe finire o come la SARS, o come la MERS o come l’influenza aviaria”. La parola al Prof. Giulio Tarro

-di PIERLUIGI PIETRICOLA

 

Continua la nostra attività di informazione ai lettori sul Covid-19. E continua la nostra conversazione con il Prof. Giulio Tarro, fra i più importanti virologi a livello mondiale.

 

Sentendo alcuni virologi, Ilaria Capua e Roberto Burioni ad esempio, pare che questo Covid-19 sia eterno e che non ce ne libereremo più. È effettivamente così Professore?

Non hanno la fonte per affermarlo. Quindi non rappresentano un problema, sono fatti loro quello che dicono. Cosa possiamo aspettarci da chi si esprime in modo così poco scientifico? Insomma: meglio lasciar stare.

 

In base alla sua esperienza, quale sarà il decorso che questo coronavirus potrebbe avere?

Parliamo delle probabili prospettive che potrebbero verificarsi. Tre sono le possibilità. Potremmo trovarci di fronte a quanto accaduto con la prima SARS nel 2002/2003, che durò circa sei mesi con più di ottomila contagi e quasi il 10% di mortalità, e che scomparve da sé. Potrebbe accadere quanto già successo con la MERS nel 2012, quindi una situazione a macchia di leopardo con la chiave risolutiva attraverso gli anticorpi monoclonali e quelli ricavati dai soggetti guariti. La terza possibilità è la stessa dell’influenza aviaria: che continuerà a circolare, ma buona parte dei soggetti avranno gli anticorpi e quindi diventerà nulla di più di un’influenza stagionale e che si regionalizzerà.

 

Cosa intende quando dice che il virus potrebbe regionalizzarsi?

Intendo questo. Nella regione della Cina meridionale, il 3% degli agricoltori già hanno gli anticorpi per combattere il coronavirus del pipistrello. Quindi questi agricoltori avranno sì e no una malattia respiratoria. I pipistrelli attraverso gli escrementi inquinano il gregge e i vari animali. Quindi può darsi che, ogni tanto, alcuni di questi coronavirus – teniamo presente che dall’intestino dei pipistrelli si ricavano almeno una cinquantina di coronavirus differenti – assumano una fisionomia genetica diversa, utilizzando un altro animale come intermediario. L’accostamento tra quest’ultimo animale e l’uomo è ciò che determina il passaggio del coronavirus con la relativa differenza genetica. Ipotesi, quest’ultima, che ci ha indotto a pensare ad una variante padana del coronavirus.

 

Quindi potremmo avere due regionalizzazioni relative al coronavirus: una in Cina e una padana?

Sì, esattamente. Ma alla fine tutto si concluderà comunque come un’influenza stagionale. Questa è l’evoluzione che io prevedo. Tenga presente che il Covid-19, come accertato da studi recenti, potrebbe aver iniziato a circolare da noi già dalla fine dell’anno scorso. Tanto è vero che adesso ci si ricorda che alla fine del 2019 si sono verificati casi seri di raffreddamento con complicazioni polmonari di natura simile all’influenza. Se andiamo, però, a confrontare i numeri dei contagiati da coronavirus con quelli relativi all’influenza del 2019, vediamo che questi ultimi sono di gran lunga maggiori.

 

Ma allora perché di questo coronavirus se ne sta facendo un casus belli?

Me lo chiedo anche io. Non so proprio cosa rispondere. Nel senso che abbiamo assistito, e stiamo assistendo, ad una situazione davvero particolare. Quando ogni giorno alle 18:00 vengono dati i bollettini di guerra, con quelle sparate sul numero dei contagiati, delle vittime e dei guariti – dimessi, cioè, dall’ospedale e che fortunatamente sono in aumento –, ci rendiamo conto che si tratta di una costruzione numerica. Sarebbe bastato fare test a tutta la popolazione e aver installato, sia chiaro per un periodo determinato di tempo, un’applicazione sul telefonino allo scopo di individuare i soggetti affetti da Covid-19. A quest’ora sarebbe già tutto terminato.

 

Difatti da qualche giorno si parla di installare questa applicazione anche per l’Italia. Lei sarebbe d’accordo nel farlo?

Certo che sono d’accordo, dato che lo hanno fatto e con successo nella Corea del Sud. Noi arriviamo sempre in ritardo. E poi tenga presente questo: gli inglesi, analizzando il caso cinese all’inizio della diffusione di questo coronavirus, affermarono che una città con più di 11 milioni di abitanti, non poteva avere poche centinaia di casi con una  percentuale di mortalità altissima del 3%. È stato poi fatto un calcolo statistico in base al quale i casi di contagio in Cina erano, in realtà, più di 1700 solo alla fine di Gennaio; da ciò ne consegue un abbassamento della percentuale dei decessi. L’Imperial College di Londra, analizzando la nostra situazione, ha parlato di 6 milioni di contagiati. Contemporaneamente l’università di Oxford ha calcolato una percentuale di persone contagiate, sempre in Italia, che si aggira fra il 60 e il 64%. Uno studio di Luca Foresti e Claudio Cancelli, di cui si è parlato sul Corriere della Sera di qualche giorno fa, – afferma che vi sono, in Italia, 11 milioni e duecentomila contagiati. Ecco: bastano questi dati, incrociati con quelli pubblicati dall’Iss basati su un’approfondita analisi delle cartelle cliniche. Si è visto che finora, su 909 vittime, 19 sono legate al coronavirus. La mortalità del Covid-19, avendo presente queste cifre, è perciò intorno all’1%. Ecco i dati scientifici su cui bisogna parlare, e non quelli che utilizzano virologi tipo Burioni e la Capua che sono incompleti.

 

Immaginiamo che ci sia un complotto scientifico, lo scopo sarebbe quello di produrre un vaccino a tutti i costi?

Io parto sempre dalle esperienze precedenti. Nel caso della prima SARS il vaccino non ci fu perché il virus scomparve da sé; ma vennero usati gli anticorpi monoclonali su dei furetti in via sperimentale e se ne osservarono gli effetti positivi. Non fu fatto un vaccino nemmeno nel caso della MERS, perché vennero utilizzati sia gli anticorpi monoclonali che le gammaglobuline dei soggetti guariti. Adesso si parla del vaccino per il Covid-19. Perché? Nel caso della prima SARS, il coronavirus che la causò si vide che ebbe una differenza, a livello genetico, rispetto all’originale. Lo stesso discorso valse per la MERS, la cui differenza riscontrata rispetto all’originale fu addirittura maggiore. Nel caso del Covid-19, degli studi scientifici hanno osservato una modifica genetica del 12% dall’originario nel pipistrello; e, molto probabilmente, vi è una ulteriore differenza per ciò che riguarda il ceppo padano. E quindi: come si può creare un solo vaccino che vada bene sia per la versione cinese che per quella padana di questo coronavirus? Il vaccino deve essere buono per tutti e non solo per alcuni.

 

Alcuni lettori della precedente intervista mi hanno chiesto di rivolgerle alcune domande. La prima è: “Gli asintomatici sono o non sono contagiosi per altri”?

Per asintomatico si intende: una persona che non ha sintomi, o ne ha pochi oppure che non c’è una diagnosi che lo abbia classificato come positivo senza sintomi. Se l’asintomatico ha sviluppato gli anticorpi non è più contagioso.

 

Un altro lettore ci chiede: “Dopo aver contratto il coronavirus ed essendo, quindi, positivo ai primi due tamponi, al quarto tampone di verifica, a distanza di un mese, risulto ancora positivo. È possibile”?

Purtroppo vi è una grandissima casistica di tamponi i cui risultati possono essere o falsi positivi o falsi negativi. È importante, invece, fare il test sierologico per capire se questa persona ha sviluppato o meno gli anticorpi.

Lei come attiverebbe la fase 2?

Si può cominciare ad aprire tranquillamente. Soprattutto perché, adesso, le mascherine siamo in grado di produrle anche noi e quindi di utilizzarle tutti, sia al chiuso che all’aperto, per evitare eventuali altri casi di contagio.

 

E fino a quando questa fase 2 potrebbe andare avanti secondo lei?

Siccome il comportamento di questo coronavirus cambia a seconda delle latitudini e quindi a differenti temperature, come dimostrato da alcuni studi, con il caldo e con l’Estate torneremo alla normalità.

 

pierlu83

33 thoughts on ““Burioni e Capua parlano senza dati scientifici alla mano. Il Covid-19 potrebbe finire o come la SARS, o come la MERS o come l’influenza aviaria”. La parola al Prof. Giulio Tarro

  1. L’Intervistato, presentato come «fra i più importanti virologi a livello mondiale», liquida in modo sommario l’autorevolezza di due scienziati particolarmente attivi in questo momento di emergenza sanitaria.
    Non sono un virologo, né un infettivologo, né un epidemiologo. Sono (solo) un cittadino che cerca di capire di più. E pensa che non sia questo il momento delle polemiche. Però sono anche un giornalista: e la mia deontologia mi impegna naturaliter, in una responsabilità professionale e sociale, a verificare criticamente i fatti a partire dalla valutazione delle fonti. E, in questa qualità, che non è di scienziato né di tuttologo, intervengo in questa sede anche per un mio piccolissima testimonianza di riconoscimento del legato morale e politico del grande Pietro Nenni.
    Mi permetto di rilevare di non aver trovato una denuncia – o, quanto meno, una secca smentita – da parte dell’Intervistato nei confronti di due autorevoli giornaliste scientifiche, particolarmente impegnate nel debunking di fake news, per le rilevanti accuse mosse contro il Medesimo.
    Mi riferisco a «Il pruricandidato» (sic!) di Sylvie Coyaud (in “Ocasapiens” di “D – la Repubblica”, 8 aprile 2018):
    https://ocasapiens-dweb.blogautore.repubblica.it/2018/04/08/il-pruricandidato
    e a «Dieci cose da sapere su Giulio Tarro» di Giulia Corsini (in “neXt”, 5 febbraio 2019):
    https://www.nextquotidiano.it/dieci-cose-da-sapere-su-giulio-tarro
    Infine, per l’Intervistato e i due scienziati, rilevo sostanziali differenza dell’“indice di Hirsch” (H-index), ovvero l’indicatore sintetico che misura la prolificità e l’impatto scientifico di un autore, basandosi sia sul numero delle pubblicazioni, sia sul numero di citazioni ricevute: l’indice dell’Intervistato è 10; quello dei professori Roberto Burioni e Ilaria Capua è, rispettivamente, 26 e 48. Ovviamente non si tratta di fare una classifica, ma il consistente scarto di H-index ci dà qualitativamente una diversa “autorevolezza” scientifica, che dovrebbe portarci oggettivamente a soppesare, quanto meno, le fonti in gioco.
    Ultima considerazione. Mi permetto sommessamente di ritenere che codesta fondazione, costituita in memoria di Pietro Nenni per «l’approfondimento dei problemi concernenti lo sviluppo sociale, politico, culturale ed economico della società contemporanea, e a sviluppare la conoscenza e la cooperazione tra i popoli», debba essere più cauta, segnatamente nel dibattito su questa emergenza sanitaria: almeno in omaggio alla figura del grande Statista.

    1. Il signor Paolo dovrebbe piuttosto entrare nel merito scientifico dell’argomento, anziché tentare goffamente di gettare discredito su un uomo di scienza come il Prof Tarro. Vigliaccheria stalinistica, nonché sport nazionale italico!

  2. L’Intervistato, presentato come uno «fra i più importanti virologi a livello mondiale», liquida in modo sommario l’autorevolezza di due scienziati particolarmente attivi in questo momento di emergenza sanitaria.
    Non sono un virologo, né un infettivologo, né un epidemiologo. Sono (solo) un cittadino che cerca di capire di più. E pensa che non sia questo il momento delle polemiche. Però sono anche un giornalista: e la mia deontologia mi impegna naturaliter, in una responsabilità professionale e sociale, a verificare criticamente i fatti a partire dalla valutazione delle fonti. E, in questa qualità, che non è di scienziato né di tuttologo, intervengo in questa sede anche per una mia piccolissima testimonianza di riconoscimento del legato morale e politico del grande Pietro Nenni.
    Mi permetto di rilevare di non aver trovato una denuncia – o, quanto meno, una secca smentita – da parte dell’Intervistato nei confronti di due autorevoli giornaliste scientifiche, particolarmente impegnate nel debunking di fake news, per le rilevanti accuse mosse contro il Medesimo.
    Mi riferisco a «Il pruricandidato» (sic!) di Sylvie Coyaud (in “Ocasapiens” di “D – la Repubblica”, 8 aprile 2018):
    https://ocasapiens-dweb.blogautore.repubblica.it/2018/04/08/il-pruricandidato
    e a «Dieci cose da sapere su Giulio Tarro» di Giulia Corsini (in “neXt”, 5 febbraio 2019):
    https://www.nextquotidiano.it/dieci-cose-da-sapere-su-giulio-tarro
    Infine, per l’Intervistato e i due scienziati, rilevo sostanziali differenze dell’“indice di Hirsch” (H-index), ovvero l’indicatore sintetico che misura la prolificità e l’impatto scientifico di un autore, basandosi sia sul numero delle pubblicazioni, sia sul numero di citazioni ricevute: l’indice dell’Intervistato è 10 (un valore alquanto basso, inaspettato per uno scienziato definito «fra i più importanti a livello mondiale»); quello dei professori Roberto Burioni e Ilaria Capua è rispettivamente 26 e 48. Ovviamente non si tratta di fare una classifica, ma il consistente scarto di H-index ci dà qualitativamente una diversa “autorevolezza” scientifica, che dovrebbe portarci oggettivamente a soppesare, quanto meno, le fonti in gioco.
    Ultima considerazione. Mi permetto sommessamente di ritenere che codesta fondazione, costituita in memoria di Pietro Nenni per «l’approfondimento dei problemi concernenti lo sviluppo sociale, politico, culturale ed economico della società contemporanea, e a sviluppare la conoscenza e la cooperazione tra i popoli», debba essere più cauta, segnatamente nel dibattito su questa emergenza sanitaria: almeno in omaggio alla figura del grande Statista.

    1. Gentile Paolo, le faccio presente che sul blog Nenni ogni settimana intervistiamo il Prof. Tarro e la Prof.ssa Gismondo per fornire ai nostri lettori un’informazione da più punti di vista e a carattere scientifico. Quanto alle calunnie che lei riporta sul Prof. Tarro, non voglio commentare perché si commentano da sole. Quanto alle opinioni fra scienziati, ognuno ha le sue, che le si condivida o meno. A me, come giornalista, non interessano. Infine le ricordo che anche la Prof.ssa Capua è stata coinvolta in una questione giudiziaria anni fa. E con questo? Mi pare che venga invitata ed ascoltata ovunque. A differenza del Prof. Tarro che, ad oggi su questa questione, non ho visto invitato su nessuna rete televisiva nazionale fra le maggiori. In conclusione, invitandola io a rispettare me per il mio lavoro di amplificatore di voci autorevoli, i nostri lettori e il blog, le rammento che la Prof.ssa Capua è laureata in medicina veterinaria e che si è sì occupata di virus, ma limitatamente al mondo animale. Un caro saluto e la pregherei, poiché abbiamo molto lavoro da fare, di non inviare più stupide polemiche mascherate da commenti.

      1. Gentili Signori, Gent.le Sig Pietricola,
        l’intervista al Virologo pubblicata purtroppo non rispecchia la realtà dei fatti; preciso subito non per vostra volontà. ma semplicemente perchè il Tarro, nonostante il suo vasto curriculum professionale, ha taciuto la sua posizione al riguardo, e cioè quella chiaramente espressa nell’intervista del 28 gennaio 2020 https://www.youtube.com/watch?v=FiE_J1TqBZM dove dichiarava la CONSAPEVOLEZZA CHE ERAVAMO IN FASE PANDEMICA e, a domanda specifica, non solo che l’Italia si era comportata correttamente e meglio di altre nazioni e di altre situazioni, ma che non c’era NESSUN MOTIVO DI PREOCCUPAZIONE per quanto riguardava un eventuale contagio nel nostro Paese.

        Salvo poi oggi fare affermare che “Non voglio fare polemica, ma è curioso che ancora si ascolti chi a inizio febbraio diceva che il rischio di contrarre il virus fosse zero perché in Italia non circolava, quando invece era già in giro da tempo” e che “Troppa gente parla del coronavirus senza avere il supporto dei dati scientifici e senza le giuste conoscenze”.

        NON SI TRATTA DI CENSURA.

        Valutate semplicemente voi se può essere fonte affidabile e coerente, specie in questo momento e riguardo ad argomenti così rilevanti.

      2. Caro Antonio, ho ascoltato attentamente il video. Il Prof. Tarro ha confermato né più né meno quello che ha detto nel corso delle interviste realizzate con me. Quanto al discorso dei buoni comportamenti adottati in Italia per prevenire il virus, il Prof. Tarro si riferiva ai termo-scanner presenti negli aeroporti per rilevare la temperatura corporea e il monitoraggio relativo a chi atterrava in Italia proveniente da Wuhan. La virtuosità nostra era riferita a questa particolare adozione, non a quello di cui abbiamo parlato nel corso delle mie interviste. Grazie mille.

      3. Sig. Pierlu83 quando dice che Ilaria capua si è occupata di virus solo in campo animale fa cadere le braccia. Mi chiedo se conosce l’origine dei virus della Sars, mers, aviaria, suina. Per non parlare della spagnola..il prof tarro indubbiamente è un professionista di grande valore. Ma quello che lei ha detto pone dei grossi dubbi sulla sua preparazione.

      4. Io ho detto che la Prof.ssa Capua è laureata in medicina veterinaria. Per quanto riguarda me e il mio lavoro, io intervisto chi ne sa più di me e di lei messi insieme. Punto e basta. Lei condivida il pensiero di chi vuole. Nessuno glielo impedisce. Ma impari anche a leggere ciò che si scrive e al contesto in cui si scrive.

  3. Paolo ha ragione. Complimenti pierlu83 siamo passati dall’informazione spazzatura alla censura. Sicuramente Nenni si rivolta nella tomba.

    1. Lei è libero di pensarla come crede. Non le consento, e a nessuno lo consento, di insultare il nostro lavoro e la nostra testata. Se non gradisce le opinioni che un eminente studioso esprime, non le legga e passi oltre. La sua è una mal riuscita difesa d’ufficio.

      1. Concordo in pieno. Il commentatore “Alessandro” ha infiniti giornali macchiettistici e oscurantisti, da sempre presenti in questo Paese, dove potersi andare a specchiare.

    2. Gentile pierlu83 io non ho alcuna intenzione di fare polemica con lei. Condivido quello che dice il prof tarro e la ringrazio per dare spazio a voci, come dire, fuori dal coro. Ma le faccio umilmente notare che se la Cina avesse una “rete di medicina veterinaria pubblica preventiva” lontanamente simile a quella che abbiamo in Italia ora non saremmo qui a parlare di covid ne ha contare I morti. Perché il problema non ci sarebbe stato. Grazie ancora.

      1. Su questo mi trova pienamente d’accordo. Speriamo che la Cina adotti, da ora in poi, le giuste misure di pulizia preventiva e che non si facciano più i tagli alla sanità e alla ricerca.

  4. La eminenza scientifica non si misura con il presenzialismo mediatico. Spesso, anzi, e’ vero il contrario. Dall’esame dei curricula di, in ordine alfabetico, Buriani, Capua e Tarro, e’ facile constatare che i primi due sono scienziati di primo livello, con una produzione scientifica costante e di rilievo. Inoltre, entrambi sono cattedratici, in istituzioni conosciute e riconosciute a livello internazionale. Lo stesso non puo’ dirsi del Dr Tarro: il titolo di ‘Professore’ probabilmente gli viene attribuito per cortesia. non essendo affiliato a nessuna universita’, ed in questo senso e’ un ‘se’ dicente’ (od almeno se’ non negante) professore. Una semplice search su PubMed, su Goggle Scholar e su Scopus permette poi di verificare l’impatto che la produzione scientifica delle tre persone in questione ha avuto, e sta avendo, sulla comunita’ di cui i pirmi due fanno parte. …. e la ‘autorevolezza’ dell’ultimo in ordine alfabetico si dissolve nel nulla.
    Ricordiamo; Presenza mediatica non corrisponde ad autorevolezza scientifica.

    1. Buonasera pierlu 83.mi fa piacere che, in sostanza, siamo d’accordo. Dopo oltre 30 anni trascorsi presso il dipartimento di prevenzione della ASL credo fermamente che la cosa principale, il cardine, per evitare disastri di questo tipo sia la prevenzione. La prevenzione sul territorio. Purtroppo, essendo poco remunerativa a livello industriale e mediatico non tutti la pensano così.

      1. Siamo pienamente d’accordo. Purtroppo da parte di alcuni scienziati e giornalisti ogni occasione è buona per mettersi in mostra. E facendo così non affrontano quelle che sono le vere questioni. Ciò detto speriamo che, almeno in questo, le cose cambino. È anche vero che ci vogliono persone competenti al posto giusto. Cosa che in Italia non sta accadendo da anni, purtroppo.

  5. I had to translate this with google, as I can’t speak Italian. The comments are most appropriate. It appears that, for some reasons, Dr Tarro is media happy and media friendly, or probably has a good publicist. I looked at the articles published by the other two authors: well done, my hat off. I cannot understand why they are being censured in favour of Dr Tarro

  6. Ricordo che il Prof Giulio Tarro è stato premiato come miglior virologi dell’anno 2018 in America.
    Già allievo del padre del vaccino per la polio Albert Sabin, è stato candidato Nobel per la medicina nel 2015.

  7. È curioso leggere “Tarro chi?” e considerare “Grande scienziato” il noto (ai più) virol/influencer burioni. Accostarlo alla Capua poi… Questa storia del Tarro chi? mi ricorda tanto quella già sentita del “Montagner chi? Ah! Ha vinto il Nobel per la medicina? Allora deve essere impazzito” o del “Prof. Aiuti chi? Anche a lui deve avergli dato di volta il cervello”.

    1. Caro Mirko il Suo commento è molto pertinente ma purtroppo i detrattori della vera scienza non sapranno coglierne l’ironia.

      Volevo aggiungere che poi un medico va valutato per la sua attività clinica ha fatto pur sempre il giuramento di Ippocrate, non abusiamo della parola scienziato non basta scrivere qualche reviews o case study per essere scienziato bisogna dare dei contributi significanti alla ricerca tipo inventare un vaccino ad esempio per la poliomelite oppure isolare un virus che causa la morte inspiegabile di tanti bambini tipo il virus sicinziale … se avete tempo andate a vedere chi l’ha fatto … per essere scienziato, si tira fuori Pubmed cosi … quello è un archivio bisogna saperlo consultare ma soprattutto leggere.

      Non mi permetto di giudicare la d.ssa Capua che non conosco ma Burioni se sta sempre da Fazio, scrive sul Corriere, fa intervista a destra e manca, blog, vblog, facebook twitter e quant’altro ma quando ce l’ha il tempo per andare in ospedale??? Ad occhio e croce mi pare in piena età lavorativa … mi piacerebbe vedere il suo rating professionale … i suoi pazienti “guariti”.

      Il Professor (professore è chi ha “insegnato” all’Università … io sono giovane ma conosco molti medici che sono stati suoi allievi all’università – per inciso Federico II di Napoli la più antica università pubblica del mondo) ha lavorato per anni prima come primario poi dirigendolo al Cotugno, … quella che per alcuni commentatori televisivi diventati divulgatori scientifici improvvisati è un’inaspettata eccellenza, ma per chi conosce il valore dei medici che operano in quella struttura è una conferma, un’ ospedale che in fatto di virologia è una trincea… e dopo anni viene ricordato come “salvatore” da pazienti che lo incontrano per strada e da colleghi a cui ha prestato consulenza. Penso che ora possa ben donde dedicarsi all’attività divulgativa anche se so che non disdegna l’attività di ricerca.

      Detto questo vorrei ricordare al Burioni … non lo definisco dottore perché dottore in medicina è colui che pratica la scienza medica ed almeno io non ho prova della sua attività clinica … non lo definisco Professore perchè insegna alla UniSR (che non sta per Siracusa … magari … ma San Raffaele) … prestigiosissimo ateneo non pubblico con ben tre corsi di laurea … dove si è laureata con ottimi risultati Nicole Minetti … scienziato per quanto detto sopra nisba … che deve ricordare quest’adagio magari farsi una targa … va un tatuaggio … “CHI NON SA FARE NON DEVE ROMPERE LE SCATOLE A CHI STA FACENDO” …

      Ad maiora

      1. Concordo pienamente con quanto detto da Sebastiano. Tra l’altro il dr. Burioni ultimamente ha avuto anche il tempo di pubblicare un libro sul coronavirus (ma sicuramente i ricavi delle vendite andranno devoluti alla ricerca e non nelle sue tasche…) oltre che il tempo per partecipare a tantissime trasmissioni televisive. Ma veramente c’è da chiedersi quando lavori in ospedale…
        Mauro

  8. Facile fare esempi di alcuni tipi di virus ed ometterne totalmente altri come ad esempio il vaiolo che è durato 4mila anni prima che la scienza moderna riuscisse ad eradicarlo (e ce ne ha messi 21 di anni per farlo). Si parla di strage per un terremoto che fa centinaia di vittime. Il coronavirus di vittime ne fa decine di migliaia ogni giorno, quindi è giusto prevenire coi massimi livelli di allerta.

  9. Per tutti coloro che ragionano, screditano e valutano per numeri o per fama, … parlando di “informazioni ERRATE”, senza voler offendere nessuno, percè errare è Umano, … Vi ricordo che a Pandemia ormai inoltrata a Wuhan, durante il programma “Che Tempo che Fa”, alla domanda di Fazio rivolta al prof. Burioni: “il Coronavirus può arrivare dalla Cina in Italia ?” .. la risposta ormai storica è stata: “ASSOLUTAMENTE NO !” … nel giro di pochi giorni sappiamo tutti cosa sia accaduto !!!
    Questo solo per evidenziare che la Fama o la presenza mediatica sono NULLA di fronte a GROSSOLANI ERRORI DI VALUTAZIONE, evidenti e documentati.
    Aggiungo .. che il medico Cinese Li Wenliang, che aveva dato l’allarme su Sars-Cov-2, prima screditato, poi perseguitato ed alla fine divenuto un EROE solo dopo la sua vana morte, .. NON ERA NESSUNO ! … EPPURE AVEVA RAGIONE !!!
    Quindi perchè screditare un esperto riconosciuto, piuttosto che un altro ? .. SARANNO I FATTI A PARLARE, non conta quante volte si viene invitati in TV, solo perchè fa audience !!!

  10. Mi piacerebbe sapere quanti “semplici” cittadini conoscevano questi professoroni televisivi prima del CoronaFars

  11. Gent. Sig. Pietricola,
    evidentemente le è sfuggita la parte finale dell’intervista, dove a domanda precisa risponde altrettanto precisamente; afferma chiaramente che in Italia non ci sono rischi e che, anche se arrivasse il contagio, sarebbe facilmente contenibile; esattamente quello che il Sig, Tarro critica parlando di altri tecnici o esperti del settore. Se per lei e la sua testata va bene così, è una sua libera scelta.
    L’intervista, e la data in cui è stata redatta, parlano da sole. E di conseguenza anche la capacità critica e l’onestà intellettuale sua e del Sig. Tarro.

    1. Il Prof. Tarro si è riferito, nella parte conclusiva dell’intervista, all’eccellenza di alcune strutture: il Sacco di Milano, lo Spallanzani di Roma e il Cotugno di Napoli. E quindi? Tanto allo Spallanzani che al Cotugno le situazioni sono state risolte e contenute. Il problema si è verificato a Milano per colpa di una pessima gestione della situazione. E questa è una evidenza raccontata da tutti i giornali. Ciò detto, il mio compito è riportare ciò che fonti autorevoli come il Prof. Tarro, ed altri che intervisterò, mi raccontano su questa questione. Punto e basta.

      1. Sono basito per il tono preso dal botta e risposta. Stimo Nenni. Tarro e Gismondo. Burioni e Capua. Nessuno di questi nomi (in primis Pietro Nenni, che forse pure Lui qualche errore politico lo fece) merita il tono di astio e di disprezzo che trasuda dal carteggio che ho letto, specialmente – mi si perdonerà – dalle risposte ricevute (a torto o meno) dal sig. Animato.
        Cordialità.

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