Il Benaltrismo come raison d’être

di FEDERICO MARCANGELI

In queste settimane gli eventi della bassa (bassissima) scena politica italiana hanno riempito le calde giornate di Luglio. Le vicende (più o meno gravi) hanno avuto però un filo conduttore comune, rappresentato dallo sviamento delle stesse verso situazioni (più o meno precisate) di “imprescindibile” priorità. Il benaltrismo non è certo una novità dell’ultima ora, ma l’incredibile concentrazione di eventi mi da uno spunto di riflessione che difficilmente avrei potuto trovare nelle solite sterili polemiche di questi ultimi tempi. Vi eviterò (per pietà) di citare il caso di Bibbiano che, nonostante la delicatezza della situazione, è stato sviscerato in ogni suo macabro dettaglio. Così come glisserò sul povero Mario Cerciello Rega, ucciso da un coltello e dalle polemiche, nonché infangato dall’abuso sul prigioniero bendato in caserma.
Mi soffermerò su due fatti più leggeri che riassumono il concetto di benaltrismo in modo semplice ed efficace.

Matteo Salvini, da sempre ferreo sostenitore del rispetto della legge nei confronti dei disperati che si imbarcano verso l’Italia dalle coste africane, ha ben deciso di concedere un giretto su una moto d’acqua della polizia al figlio Federico (unica vittima di questa vicenda). I ligi poliziotti hanno obbedito al Ministro improvvisandosi giostrai ed allo stesso tempo hanno intimato al giornalista Valerio Lo Muzio di “non riprendere” e che “o l’abbassi o te lo leviamo” (riferito al telefono) perché, evidentemente, la sicurezza del Ministro era minacciata da questo pericoloso strumento. Tutto ciò rappresenta un problema? Ovviamente no per il Ministro della Giustizia Bonafede per il quale “non credo che gli italiani perdano il sonno per capire se il figlio di Salvini si è fatto un giro sulla moto d’acqua della polizia”; insomma i problemi sono ben altri.

Il secondo episodio dovrebbe rappresentare invece il benchmark globale del benaltrismo: la rezione di Casapound alla diffida del Comune di Roma. Il 25 Luglio la Sindaca di Roma, evidentemente impotente in questa occasione (il Palazzo occupato dal 2003 è del Demanio, che ha più volte sollecitato l’intervento delle autorità, ma il Governo non ha alcuna intenzione di far sgomberare lo stabile), si è presentata all’Esquilino per presentare la diffida di romozione della scritta Casapound e dello striscione soprastante che recita: “Questo è il problema di Roma”. Una “velata” ironia che pone tutti gli altri problemi di Roma dietro lo sgombero di un palazzo occupato da 16 anni e che quindi lo subordina alla risoluzione di tutto ciò che non funziona in questa città. Un “fine” gioco umoristico e di intelleto, che solo dagli “amici” della tartaruga ci saremmo potuti aspettare.

Quindi ad ogni multa per divieto di sosta, ad ogni rimozione per doppia fila, ad ogni punto scalato per eccesso di velocità, risponderò come Di Stefano & Co., in un tripudio di patrittismo ed italico ingegno: questo non è il vero problema di Roma.
La municipale capirà.

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