Il discorso di Conte al Senato

– di FEDERICO MARCANGELI –

Dopo i complotti, dopo le ipotesi grottesche di impeachment e dopo le giravolte della coppia Di Maio-Salvini, è finalmente arrivata l’ora della fiducia. Oggi Giuseppe Conte ha parlato per un’ora e 15 minuti al Senato, segnando il record del discorso più lungo della storia della Repubblica. Un fiume di parole che ha come filo conduttore la parola magica di questi mesi post-elettorali: cambiamento. “Assumo l’incarico con umiltà e determinazione, mosso solo da spirito di servizio. Da noi un cambiamento radicale di cui siamo orgogliosi. Io sarò garante del contratto, come avvocato che tutelerà l’interesse dell’intero popolo italiano”. Con questa frase si riassume tutto il significato dell’intervento, che punta dritto sul contratto di Governo, che contratto non è, come Conte (e chiunque mastichi un pò il diritto) sa bene. I contenuti sono i soliti che hanno contraddistinto la campagna elettorale di Lega e 5Stelle. Prima di parlare di quel che è presente nel discorso occorre soffermarsi sui grandi assenti: i temi chiave che il “governo del cambiamento” sembra ignorare. Iniziamo dal Mezzogiorno, che pare non essere considerato dal trio Conte-Di Maio-Salvini. Nei suoi 75 minuti di parole, il futuro Presidente non ha citato nemmeno per 30 secondi il Sud: non una proposta, non una dichiarazione di intenti. Zero. Curiosa questa scelta, visto che i 5Stelle hanno fatto bottino pieno da Roma in giù. Secondo tema non trattato è quello della Legge Fornero. In molti parlavano di una riforma impossibile (almeno per quanto riguarda le coperture finanziarie), mentre dalla maggioranza si parlava di una “quota 100” già in programma. Oggi Conte ha completamente ignorato il tema, pur avendo dedicato parte del suo intervento alle pensioni. Altri temi, che mi sento di segnalare, totalmente lasciati al loro destino sono: scuola, vaccini e sviluppo economico.
Quello su cui ha calcato la mano è il solito concentrato tanto caro a Lega e Cinque Stelle: giustizialismo, immigrazione, tasse e politica estera. L’inasprimento delle pene è uno dei temi più trattati ed il futuro Premier ha calcato la mano su vari reati, soprattutto corruzione e violenze sessuali. Inoltre sono stati promessi investimenti sul numero di carceri: una scelta curiosa di allocazione delle risorse per un paese in crisi (e con un debito pubblico al 130% del PIL). L’immigrazione non poteva di certo mancare: “Metteremo fine al business dell’immigrazione cresciuto a dismisura sotto il mantello della finta solidarietà”. Luoghi comuni sulle ONG “vice-scafisti” (come detto dal ministro Salvini ieri) ne abbiamo? Stessi toni duri sul Regolamento di Dublino, che obbliga i richiedenti asilo ad inoltrare la richiesta nei paesi in cui arrivano per la prima volta. Su questo tema vorrei capire come possano sposarsi l’idea di “non lasciare sola l’Italia”, ripetuta più volte dai membri del Governo, e la grande amicizia con la destra xenofoba governativa europea (vedi Orban), che non vuol sentir parlare di redistribuzione dei richiedenti asilo. Non potevano mancare i grandi cavalli di battaglia come la “flat tax” ed il “reddito di cittadinanza” che è diventato “reddito minimo di cittadinanza” (presagio di un passo indietro rispetto alle proposte pentastellate), entrambi subordinati ad una riforma dei centri per l’impiego. In politica estera non poteva mancare una grande apertura verso l’amichetto autoritario Putin, con una parallela conferma degli impegni relativi all’Alleanza Atlantica. Sia su questo punto (alleanza atlantica, non Putin) che sul tema della mafia l’intera aula ha applaudito, all’unisono.
Un discorso che quindi non stupisce e che sembra scritto a 6 mani, non si discostandosi molto dai contenuti proposti in campagna elettorale. Certo, i toni sono più pacati ed i pensieri sembrano più lucidi di quelli proposti da Lega e Cinque Stelle, ma chiunque vedesse Conte come un elemento di garanzia rispetto alle derive più populiste, probabilmente si dovrà ricredere.

federicomarcangeli

One thought on “Il discorso di Conte al Senato

  1. Sinceramente l’importante è che faccia qualcosa, per il Sud, non che ne parli. Quelli di prima ne avranno pure parlato, ma i risultati sono deprimenti. Così come ritengo che nei rapporti con la Russia seguire la strada delle sanzioni vada contro il nostro interesse, per cui ben venga una autonomia di giudizio.

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