Dopo la sconfitta una sinistra di popolo

 

-di MAURIZIO BALLISTRERI-

Dopo la sconfitta del Partito democratico e della sinistra nelle elezioni del 4 marzo, Beppe Grillo, trasformatosi da leader politico in policy-maker, ha affermato lapidario: “la sinistra ha perso per stupidità, non si è occupata più di lavoro, ambiente e beni comuni”. Analisi ineccepibile in verità!

“Al volgere del Novecento molte cose stavano cambiando, in Europa, nella vita economica e sociale e nella sfera di quella pubblica. Ma non si pensava che sarebbe stata soprattutto la sinistra a non essere più capace di orientarsi adeguatamente dinanzi alle trasformazioni in corso. E invece aveva già cominciato ad arrancare, dando l’impressione di aver smarrito una bussola che le servisse da guida per agire con discernimento alla luce delle dinamiche e delle nuove sfide che s’erano delineate all’orizzonte”: con questa affermazione, carica di amarezza, si apre l’ultimo libro dello storico Valerio Castronovo, L’autunno della sinistra in Europa.

Secondo Castronovo la sinistra è in crisi in Italia e in tutta Europa, non essendo stata in grado di governare la globalizzazione o, peggio, di avere abbandonato i propri ideali, quelli di giustizia sociale e di libertà, e i propri programmi funzionali ai primi, maturati fondamentalmente nei “Trenta gloriosi” attraverso il modello “Keynes-Beveridge” delle socialdemocrazie europee, divenendo prigioniera del mercato e della finanza.

Un’analisi in campo europeo che ben si attaglia alla vicenda italiana, in cui gli eredi del Partito comunista hanno svolto la funzione di interfaccia politico di quella sorta di “golpe bianco”, organizzato da poteri forti finanziari internazionali e italiani, dai grandi quotidiani dell’epoca (ormai degradati a giornalini parrocchiali, surrogati dai social) e da larghi settori della magistratura inquirente, per distruggere il sistema politico, in primo luogo il riformismo socialista del Psi, fondato sui partiti e sulla partecipazione democratica dei cittadini alla vita democratica, con l’intervento pubblico a limitare il mercato. Da qui, nella cosiddetta “Seconda Repubblica”, da parte del centrosinistra la svendita dell’economia statale, la destrutturazione delle norme protettive del diritto del lavoro all’insegna del nuovo mantra della flessibilità, la crescita insostenibile della pressione fiscale sino al tentativo di stravolgere l’impianto costituzionale per fare affermare un sistema politico di stampo leaderistico e fondamentalmente oligarchico.

Se si sono affermati modelli di politica nel nostro Paese, tra la Seconda e la Terza Repubblica che sembra stia nascendo, da Berlusconi a Grillo e Salvini, definiti “populisti”, è a causa della cesura della sinistra con il suo patrimonio storico, culturale e politico. Valter Veltroni dice che la “sinistra ha abbandonato il popolo”, omettendo che proprio il Pd da lui fondato sull’idea del “partito a vocazione maggioritaria”, tutto legato ad una logica politicista, ha obliterato le categorie tradizionali della sinistra, come il conflitto sociale, confinandole negli scantinati della storia e guardando acriticamente alle “magnifiche sorti e progressive” del capitalismo globale, come testimoniano paradigmaticamente provvedimenti legislativi quali la “Buona-scuola” e il “Jobs Act” nonché l’accettazione acritica dell’austerity europea di Frau Merkel, tentando di praticare una tecnica di conquista del potere fondata sull’egemonia gramsciana senza l’orizzonte di liberazione dall’oppressione capitalistica, definito dal marxismo nelle sue vari declinazioni.

Da qui quelle che proprio Marx, citando Hegel, definiva “le dure repliche della Storia”, e la sconfitta della sinistra, o almeno di ciò che ne rimane, in Italia, nel quadro di una sinistra europea che rischia l’irrilevanza, stretta tra due destre: quella del mercato e dei tecnocrati e quella populista.

A sua volta il sociologo Luca Ricolfi, nel suo ultimo saggio dal titolo Sinistra e popolo. Il conflitto politico nell’era dei populismi, descrive il problema secondo cui in Occidente il popolo cerca protezione dalle conseguenze della crisi e dalle fragilità dello scenario globale, ma la sinistra è impegnata a sminuire i problemi reali delle persone: disoccupazione, politiche di austerità, tasse, immigrazione incontrollata e, così, il popolo si fa sedurre dalle sirene del populismo, per fronteggiare le paure di un presente gravido di incognite.

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One thought on “Dopo la sconfitta una sinistra di popolo

  1. Molto semplicemente il buttafuoco che tirava i fili delle marionette, ha messo le più stupide Veltroni e Prodi ai vertici della sinistra e del Governo. Il “caimano” che certamente per primo, come ovvio, badava alle proprie aziende, è stato messo, con ogni mezzo in condizione di non nuocere. Non era certo lui il garante delle grandi multinazionali e dei poteri forti. ma questo è stato fatto credere alla gente. Io mi domando sempre: cui prodest?

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