Il Cloud computing, cos’è?

– di GIORGIO BERTUZZI CAMPRECIÓS

Quanto tempo è passato! Fate mente locale ai vostri più remoti ricordi di quando, nel vostro ufficio, eravate contornati di una grande quantità di dispositivi informatici.

Ancora oggi? Si lo so, ci sono ancora queste realtà, ma nelle grandi aziende?

Computer, stampanti, scanner, una valanga di dispositivi di rete, cavi per le connessioni di rete, cavi per l’alimentazione elettrica, canaline di plastica o di metallo a formare un reticolato sotto il pavimento flottante che portano ad uno o più permutatori murali e ai quadri di alimentazione.

Ricordate ora quale era l’infrastruttura che la accompagnava? E poi, alzi la mano chi non è mai inciampato in una ciabatta, su un cavo ethernet piuttosto che un cavo USB e chi non riusciva a vedere il collega da dietro quelle enormi postazioni open space.

Pensate ora pure ai costi. Ok,… da dipendenti –  chissenefrega è un problema del padrone -penserete, ma dal punto di vista di quest’ultimo son dolori economici non indifferenti.

Hardware e software da acquistare, da ampliare e da tenere sempre aggiornato, problemi di ritardi sulle attivazioni che si sommano ad altri precedenti ritardi e che sconvolgono il planning aziendale e le spese per la messa in opera delle infrastrutture; e inoltre, il pagamento di personale specializzato per le varie configurazioni, l’assistenza tecnica di primo e di secondo livello, i corsi di formazione, la gestione dei guasti, i ricambi e l’approvvigionamento dei materiali di consumo, il progressivo e rapidissimo decadimento prestazionale ed infine a dare il colpo di grazia, l’obsolescenza informatica.

Robbetta da far venire il mal di testa anche a Paperon de Paperoni. Anzi, a lui ancor prima vista la famosa fumettistica taccagneria.

Ma tranquilli, da qualche anno anche in Italia, all’estero da molto tempo prima, abbiamo il cloud computing e ve lo spiego con parole semplici ciò non avreste mai immaginato nel vostro più fantastico delirio onirico in campo informatico.

Il cloud computing, che starebbe a “nuvola informatica“, è la panacea di tutti i mali con poteri magici e cancella d’un colpo tutti i problemi succitati.

Il cloud computing è un paradigma informatico. Insomma, un modello di rete e di risorse on demand e pay per use fruibile attraverso la rete internet che possono essere personalizzate a seconda delle necessità e sopratutto si paga in funzione della reale necessità e per il tempo di cui se ne ha bisogno.

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Una visualizzazione emblematica del cloud computing

L’idea è banale ed è geniale al contempo. Il colpo di genio della faccenda sta nello spostare fisicamente la presenza delle macchine “di calcolo e di memorizzazione” e svincolare il cliente da ogni onere.

Spostarli in luoghi, ovviamente destinati all’uso più consono, che non sono in termini geografici necessariamente vicini alla sede del cliente. Lasciare quindi a quest’ultimo solo la gestione di un personal computer in rete ad un robusto ed adeguato collegamento ad internet e delegando infine la gestione pratica, amministrativa e i relativi oneri a coloro che oltre ad essere dei veri Professionisti, hanno anche tutto l’interesse che il Servizio sia sempre all’Eccellenza della Qualità.

Seriamente, meglio di così! Ma prima non scherzavo poi così tanto, le risorse vengono messe a disposizione del cliente assegnandole grazie ad alcune procedure automatizzate e quando non sono più necessarie vengono rilasciate per essere nuovamente a disposizione, con la configurazione di partenza, per qualche altro cliente ancora.

Come ovvio che sia quando c’è un sostanziale cambiamento di rotta nelle abitudini, non tutti l’hanno presa proprio per il verso giusto. C’è infatti chi critica la nuova visione della gestione informatica del futuro in modo molto duro. Ma è tipico dell’essere umano reagire all’ignoto quanto meno con prudenza.

Per prima obiezione, si parte dall’assunto non troppo sbagliato, che chi gestisce le risorse possa in qualche modo anche veicolarle illecitamente altrove, con grave danno per la privacy da una parte e la segretezza d’altra (concedetemi che in informatica privacy e segretezza non sono la medesima cosa), favorendo quindi per dolo il pirataggio aziendale e la guerra tra competitor grazie a service provider più o meno sleali.

E non dimentichiamo che anche le connessioni wireless potrebbero essere intercettate da malintenzionati per il medesimo fine.

Oppure ancora, per aggiungere un potenziale aspetto negativo, e se nello stato in cui i dati sono gestiti / conservati accadesse un colpo di stato o una calamità?

E’ un problema altrettanto serio potrebbe quindi risiedere proprio sul dove, fisicamente parlando ed intendendo dire in quale stato del globo terreste, risiedono i dati memorizzati o elaborati.

Perché è tanto vero che il cloud computing è un fenomeno figlio non solo del contenimento delle risorse, dei costi e della standardizzazione dei risultati ma anche della globalizzazione di massa e della globalizzazione dell’uso che si fa dell’informatica.

Ed ancora, che dire del digital divide inteso quando il cloud computing è mal distribuito nella mappa geo-politico-economica del mondo? Chi pagherebbe sul disavanzo delle possibilità di crescita economica e culturale? Sicuramente il terzo mondo.

Sono indubbiamente questioni serie che hanno un “potenziale aspetto negativo” ma con “accorgimenti” e “gran buon senso” hanno anche delle soluzioni “tecniche” e “pratiche”. D’altro canto la pirateria / spionaggio aziendale è sempre esistito e gli altri aspetti negativi pure!

Questioni su cui filosofare, ma questo esula dal mio personale obiettivo di oggi. Per cui torno a parlare di come si struttura e sul come è pensato il cloud computing.

Riprendendo il nostro dialogo, il cliente si affida ad un service provider che, come indica la definizione opera il provisioning, ossia non solo assegnare le risorse ma anche la fornitura dei Servizi ad esse legate.

Infatti è colui che offre una vasta gamma di opportunità e quest’ultimo ha una intera Server Farm a disposizione di unità di elaborazione, memorie di massa di varia natura tecnica e capienza, lettori CD/DVD il tutto collegato a reti LAN e WAN e corredato di tutto punto di complessi processi per la gestione, il backup e l’eventuale recupero dei dati.

Tutto questo bendidìo ridondato e soprattutto “scalabile”

In cosa consistono questi Servizi e come si identificano? Bene, a seconda delle necessità del momento potremmo poter usufruire di:

  • SaaS (Software as a Service) – Sono quei servizi che consistono nell’offrire al cliente la possibilità di utilizzare i medesimi programmi / software che prima doveva acquistare, poi installare, configurare e successivamente aggiornare, “backuppare” (consentitemi il neologismo linguistico dovuto alle necessità).
    Già questa possibilità è un grande risparmio economico! Si paga una sorta di retta, ad esempio mensile, ed il problema è risolto alla grande.
  • DaaS (Data as a Service) – Analogamente con questo servizio il cliente usufruisce unicamente dello storage dei dati, l’immagazzinamento delle elaborazioni viene conservata nelle memorie di massa che siano dischi o i più performanti SSD, le velocissime unità a stato solido.
  • HaaS (Hardware as a Service) – Questo è il servizio che disimpegna totalmente il cliente. Quest’ultimo delega all’hardware (e software) remoto il compito di elaborare il prodotto desiderato e attende che ne venga rilasciato il risultato per lo scopo finale.

Questi sono i tre principali servizi d’eccellenza ai quali però si possono aggiungere all’occorrenza altre prestazioni che implicano un maggior impegno per entrambi, che sia il cliente quanto il service provider.

  • PaaS (Platform as a Service) – E’ il servizio che include un ventaglio di opportunità in termini di possibilità di utilizzare una “suite di applicativi”. Chi si rivolge a questo tipo di servizio ha la necessità di usufruire di tutta una serie prestazioni che coinvolgono l’utilizzo di svariati programmi che hanno diverse finalità. E’ il caso di Microsoft Azure.
  • IaaS (Infrastructure as a Service) – E’ indubbiamente il servizio tra i più completi. Oltre a poter richiedere la remotizzazione del software si ha anche tutto l’hardware necessario. Vale a dire che tutto ciò che era “la fisicità” dell’infrastruttura informatica che aveva in casa il cliente, o buona parte di esso, ora è remotizzato e disponibile quando e se necessario.

Concludendo, il cloud computing è già il presente ed il futuro a medio e lungo termine ed è difficile immaginare un qualcosa che lo possa sostituire per come attualmente è studiato e offerto ai clienti.

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Il cloud computing e il computer quantico aprono, ad un futuro già non lontanissimo, opzioni impensate.

E’ figlio della madre di tutte le reti, Internet, e a meno di clamorose smentite può solo che confermare la sua presenza ed ingigantirsi ramificandosi ovunque sia necessario e economicamente sostenibile.

L’unica cosa che penso possa accadere è che l’evoluzione dell’informatica intesa come gestione ed elaborazione dell’informazione, come originalmente era ai suoi primordi, cambierà nella velocità di risposta alla richiesta di calcolo e questo mi apre l’occasione per trattare un altro evento favoloso e rivoluzionario che sta accadendo proprio a cavallo tra la fine del 2017 ed del 2018, l’avvento del computer quantico ed il suo ingresso, per nulla fantascientifico perché la IBM offre già il suo inimmaginabile potere di calcolo al servizio del cloud computing ed indovinate,… pure gratuitamente (per i ricercatori).

Giorgio Bertuzzi Campreciós

Sistemista informatico nel campo delle telecomunicazioni, ho un passato fiorente in aziende come Italtel, Sirti, WIND e Fastweb. Mi diletto anche, per pura passione, nel realizzare siti web. Sono un appassionato motociclista, adoro lavorare il legno e adoro scrivere articoli, ed ogni tanto mi innamoro nel rileggerli.

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