Nasce l’Urss, parentesi racchiusa in meno di un secolo


-di GIULIA CLARIZIA-

Il 30 dicembre del 1922 nasceva per mano di Lenin l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Figlia diretta delle rivoluzioni di febbraio e di ottobre, la nascita dell’URSS celebrò la vittoria dell’Armata Rossa sulle forze zariste e diede vita al primo stato socialista del mondo. Dalle ceneri dell’impero dei Romanov, sorgevano spinte nazionalistiche e interessi di classe. Mentre i rossi combattevano i bianchi oppositori, diversi stati si resero indipendenti tra cui la Polonia, l’Estonia, la Lettonia, la Lituania e l’Ucraina. Mosca si trovò di fronte alla sfida di riconquistare questi territori per creare il proprio impero bolscevico. Intanto i contadini chiedevano fortemente la redistribuzione della terra.

Il nuovo stato, le campagne e la gestione delle nazionalità erano le sfide che il neonato Partito Comunista doveva gestire dopo la sconfitta dell’armata bianca. L’esercito fu impiegato nella riconquista dei territori persi. In economia, venne adottato il cosìddetto “comunismo di guerra”, per cui lo sviluppo del comunismo coincideva con lo sviluppo della macchina statale, comportando l’eliminazione dei rapporti socio-economici privati e la repressione politica e culturale. Se nel marxismo lo statalismo conviveva con tratti umanitari, nella Russia del 1920 acquisiva una preminenza assoluta. Nelle città, gli scioperi imperversavano, e nel gruppo dirigente del partito iniziavano a sorgere le prime fratture. La più evidente era quella tra Trockij e Lenin, la cui linea prevalse.

Nel 1922, due grandi innovazioni stabilizzarono il potere sovietico, ovvero il potere basato sui soviet, consigli di operai. La prima, fu il lancio della nuova politica economica (NEP). Questa prevedeva la sospensione temporanea dell’economia socialista per ravvivare i settori in crisi, principalmente quello agricolo al fine della sopravvivenza della rivoluzione.

La seconda fu la sovracitata istituzione dell’URSS, ovvero di uno stato federale composto dai territotri dell’ex impero eccetto Polonia, Finlandia, Estonia, Lettonia e Lituania (queste ultime poi riconquistate durante la seconda guerra mondiale). Già nel 1922 però, Lenin iniziò a dare avvisaglie del suo male. Morì due anni dopo, in seguito a vari ictus. Si aprì una pagina di sanguinosa lotta per il potere all’interno del Politbjuro, gruppo ristetto del comitato centrale del partito. Il nodo dello scontro verteva sulla necessità di esportare la rivoluzione ai paesi capitalisti, sostenuta da Trockij, e la scelta opposta del “socialismo in un solo paese”, sposata da Stalin. Sappiamo come andò a finire. Stalin guidò l’URSS fino al 1953, anno della sua morte. Se da un lato, egli tramite la sua strategia e l’industrializzazione forzata dei piani quinquennali portò l’URSS allo status di superpotenza insieme agli USA, dall’altro perpretrò crimini disumani causando milioni di vittime attraverso le purghe, eliminando fisicamente chi si opponeva o avrebbe potuto opporsi alla realizzazione della sua via al socialismo.

Lo stalinismo fu condannato dagli stessi sovietici dopo la sua morte. Chruscev, durante il XX congresso del PCUS nel 1956, in un lungo discorso di circa quattro ore condannò i crimini di Stalin auspincando un ritorno al Leninismo, a quel Leninismo che aveva reso reale il socialismo. Quello che Chruscev mancò di sottolineare, è che le basi della miseria e della violenza che hanno caratterizzato gli anni successivi alla morte di Lenin, e che avrebbero caratterizzato con alti e bassi anche gli anni successivi, avevano le proprie radici proprio lì, nella originaria presa di potere oligarchica del Partito Comunista mascherata di uguaglianza.

L’Unione sovietica cessò di esistere il 25 dicembre 1991, quando al cremlino la bandiera rossa fu sostituita dal tricolore russo. La ventata di cambiamento e di apertura portata da Gorbacev, unitamente alla grande crisi economica in cui lo stato era precipitato, portò al risorgere dei nazionalismi, sia in Russia, sia nelle repubbliche baltiche, da cui partirono rivolte che portarono alla loro indipendenza e, per effetto domino, al crollo dell’URSS dopo sessantanove anni di esistenza.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...