L’Italia dei “deficenti”, anzi degli handi(c)cappati

 

-di POLITICO-

Si legge, in cronaca odierna, del concittadino lombardo che, multato per aver parcheggiato in area riservata a persone con disabilità, ha affisso sul luogo un cartello con il seguente testo stampato in lettere maiuscole: “A te handiccappato che ieri hai chiamato i vigili per non fare 2 metri in più vorrei dirti questo: a me 60€ non cambiano nulla ma tu rimani sempre un povero handiccappato …………….. Sono contento che ti sia capitata questa disgrazia!!!”

Non segue firma. Ed è il primo elemento di identificazione: si tratta di un italiano vigliacco, che si nasconde dietro l’anonimato. Si tratta di un italiano violento: lo testimoniano le lettere maiuscole e il linguaggio utilizzato. Capita spesso che i vigliacchi siano volenti e viceversa Si tratta di un italiano pigro ed egoista: se non lo fosse, avrebbe capito che i suoi due metri sono più corti dei due metri di una persona con disabilità. È un italiano nuovo ricco o presunto tale, di quei volgarissimi personaggi che per avere in tasca i 60 euro della multa si assumono nell’empireo del leinonsachisonoio, e che differenziano tra chi li ha e chi non li ha (gli sghei ovviamente), come se sui soldi potesse fondarsi la classificazione tra umani, manco i soldi li seguissero all’altro mondo. È uno di quegli italiani odianti e odiosi, bava sulle labbra e pugni pronti per picchiare: attenzione, perché non è certo che abbia fatto l’antirabbica. È un italiano ignorante, non tanto e non solo perché scriva “handicappato” due volte con la doppia “c” e dica “a te… vorrei dirti”, ma perché ritiene che soldi e salute fisica valgano più della salute intima, che l’armonia esteriore rilevi più di quella interiore, che la fisicità conti più della spiritualità.

Il “povero handiccappato” non esiste, è l’invenzione idiota della mente malata di turno: esiste invece il “povero” mentecatto con sessanta euro in saccoccia e niente in testa e nel cuore. È a lui che è capitata “la disgrazia” della quale blatera, ed è quella di dover condividere a vita se stesso con la violenza, ignoranza, stupidità che ha dentro. E, contrariamente a quanto lui scrive rispetto al concittadino con disabilità, non siamo per niente contenti della sua disgrazia, perché la sua “disgrazia” purtroppo ci riguarderà, visto che un tipo del genere continuerà a circolare indisturbato e convinto nella nostra società.

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Il cartello di Carugate richiama alla memoria la condanna a 15 giorni di carcere inflitta, cinque anni fa, dalla Cassazione a Giuseppa Valido, professoressa in una scuola media statale di Palermo, per bullismo nei confronti di un allievo di undici anni. La maestra aveva sorpreso il piccolo G.C. mentre spingeva un compagno di classe nel bagno delle femmine, ritenendolo troppo delicato per meritare quello di maschietti. La prof. aveva chiesto al precoce candidato al celodurismo di scrivere sul quaderno cento volte “Sono un deficiente”, spiegandogli per filo e per segno che non voleva né umiliarlo né punirlo, ma fargli descrivere con una parola come quel suo atto dipendesse dal “deficit” in empatia e affettività verso il compagno, oltre che in accettazione delle diversità sessuali. La famiglia denunciò la prof., misconoscendone la titolarità educativa. Con rito abbreviato, il primo grado assolse la prof., che invece l’appello condannò a 30 gg. di carcere. La Cassazione ridusse a 15 i giorni di detenzione, eliminando l’aggravanti del “disturbo del comportamento”, ma confermando l’impianto accusatorio fondato anche sulla citazione di convenzioni internazionali per la difesa dei diritti del bambino contro “violenza fisica o psichica… mezzi violenti e costrittivi”, nel segno di “valori di pace, tolleranza, convivenza e solidarietà”.

Liberissimo ciascuno di ritenere quella sentenza giustificata dai fatti. La domanda è un’altra: chi educa il futuro cittadino in questo paese? Qual è il processo formativo e pedagogico che possa consentire che il bambino palermitano non diventi l’adulto di Carugate? Dimenticavo: G.C., sul quaderno scrisse per cento volte consecutive “Sono un deficente”: tanto per non dar torto alla prof.

fondazione nenni

Via Alberto Caroncini 19, Roma www.fondazionenenni.it

One thought on “L’Italia dei “deficenti”, anzi degli handi(c)cappati

  1. Prego, sarebbe utilissimo conoscere i nomi (dei “sommi ” giudici ). …..pensate possano essere invitati a scrivere anche loro (almeno DIECI VOLTE /data la senescenza /SIC!)la frase incriminata?

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