Oerlikon, il lavoratore malato non sarà licenziato

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Sembra intenzionata a ripensarci l’Oerlikon Graziano. La nottata, lo sciopero e il coro di proteste levatosi da tutte le forze politiche. A dare l’annuncio ha provveduto il presidente della regione Piemonte, Sergio Chiamparino che ha sottolineato come il licenziamento di Antonio Forchione, ammalato di tumore, otto mesi fuori dall’azienda dopo un trapianto di fegato, presentasse profili “di inammissibile disumanità”. L’operaio potrà tornare a lavorare nella fabbrica di Rivoli. La “testa” svizzera dell’azienda, infatti, inseguita dalle proteste, ha fatto sapere che c’è stato un errore. E contemporaneamente ha convocato per questa mattina i sindacati che avevano immediatamente scioperato per solidarietà con il collega: l’annuncio ufficiale dovrebbe arrivare in quella sede.

Il caso è chiuso? No. Perché quell’azienda troppo spesso negli ultimi mesi si è distinta per comportamenti evidentemente contrari agli interessi dei lavoratori, poco rispettosi della loro dignità. D’altro canto proprio ieri mentre provava a mettere una pezza a colori sul caso clamoroso di Forchinione, confermava il licenziamento di uno storico delegato sindacale che aveva (insieme a un altro collega di Bari, anche lui messo alla porta) denunciato la storia dell’ordine di servizio che vietava le “pause fisiologiche” individuali per introdurre la consuetudine della “pipì collettiva”. Il doveroso ravvedimento su Forchione non cancella la necessità di una attenta vigilanza sui comportamenti del management di una azienda che appare indifferente ai principi del diritto del lavoro e anche a quelli del buonsenso.

fondazione nenni

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One thought on “Oerlikon, il lavoratore malato non sarà licenziato

  1. Ormai è un attacco continuo ai diritti dei lavoratori, sulla scia della cancellazione dell’art.18 con la norma contro “i licenziamenti arbitrari”, la video-sorveglianza e il demansionamento.
    La politica neo-liberista che si afferma, portata avanti anche dal Governo Renzi.
    Stanno demolendo i diritti civili e sociali, togliendo persino la dignità al lavoro e ai lavoratori.
    Si vede che manca la cultura Riformista dei Socialisti.

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