Congresso Pd, M5s romano: la fine della politica

Roma: Virginia Raggi alla Fao, stretta mano con Renzi

-di ANTONIO MAGLIE-

La politica è malata quando assume caratteri autoreferenziali; la politica non ha futuro quando parla di se stessa, delle poltrone, dei riti interni ma non fa i conti con i problemi delle persone; la politica è perduta quando non riesce a definire un progetto di società, i suoi equilibri, i suoi antidoti contro le ingiustizie. Ed è esattamente quello che sta avvenendo su due diversi palcoscenici (apparentemente lontani) italiani: quello del Pd e quello del Movimento 5 stelle romano.

Il Pd lunedì ha riunito la sua direzione dando vita a un rito tanto inutile quanto, sotto alcuni aspetti, grottesco. Fuori dalla porta di quella sala è rimasta proprio la politica. Hanno parlato di date, di calendarizzazione del rito congressuale, di potere interno (cioè se Renzi si deve mettere da parte o, come lui sostiene, restare “reggente” parola che deriva da re e che quindi più che altro richiama la monarchia), ma nessuno che abbia spiegato come portare il Paese fuori da una situazione in cui da anni progressivamente affondiamo senza trovare un salvagente, come dovrà essere l’Italia non tra vent’anni ma fra due o tre, come ricostruire la coesione sociale, come sanare la frattura generazionale creata da un mercato del lavoro asfittico, come creare posti di lavoro, come sostenere quelli che il lavoro non lo trovano o quelli che a fine mese non arrivano, cosa ne facciamo di una legislazione sul lavoro approssimativa e profondamente segnata dall’ubriacatura liberista.

Insomma, non ci hanno detto a quali condizioni socio-economiche debba corrispondere una visione di società di centro-sinistra (e ci limitiamo al centro-sinistra perché sarebbe troppo chiederla di sinistra). Renzi dice che voleva chiudere con la vecchia politica. Forse ha chiuso ma nel frattempo è diventato lui “vecchio” perché non in grado di dare alla sua politica contenuti (per carità, non è che con le varie Leopolde, slogan a parte, abbia mai dato un volto compiuto alle sue proposte; semmai ha fornito degli “indici” che precedevano pagine vuote).

Il Movimento 5 stelle, a sua volta, aveva detto che avrebbe governato nel nome dei cittadini. Sono così convinti di quel che sostengono che i propri parlamentari invece di definirli deputati e senatori li chiamano, in maniera piuttosto ridicola portavoce (di Grilo e Casaleggio). Sono tanto sensibili ai problemi della popolazione che a Roma sono stati in grado di trasformare un tema di irrilevante importanza collettiva (lo stadio della Roma) in una questione centrale. Colpa anche dell’ingenuità dell’assessore Paolo Berdini che si è messo a straparlare della sindaca Raggi senza verificare le intenzioni dell’interlocutore che in realtà voleva fargli (o carpirgli) solo un’intervista.

Ma il dibattito su quello stadio in una Capitale devastata dai problemi, con gli abitanti (nativi o immigrati) che combattono ogni giorno con carenze ataviche e disservizi con caratteristiche terzomondiste, finisce per avere aspetti lunari. E, allora, almeno una ragione Berdini ce l’ha: quando afferma che si parla tanto di un investimento che interessa al massimo un paio di soggetti mentre le periferie affondano nel disinteresse della giunta capitolina. In qualche maniera appare anche ottimista perché non affondano solo le periferie più estreme ma anche quelle più prossime al centro. Chi alla politica crede, chi pensa che in democrazia sia l’unica strada percorribile per la soluzione dei problemi di una comunità, chi vede nei partiti (per quanto in crisi profonda o per quanto rianimati con nomi fantasiosi) l’articolazione necessaria della democrazia, di fronte a un simile spettacolo sprofonda nella depressione perché comprende di essere, come cittadino, solo in una foresta di “mostri”.

antoniomaglie

3 thoughts on “Congresso Pd, M5s romano: la fine della politica

  1. E se avessero detto si anche alle Olimpiadi? Forse altri lo avrebbero fatto. Però mi risulta che i 5 Stelle a Roma stanno CERCANDOdi fare anche altro. Se ci riescono, visti gli attacchi feroci, mai visti contro le giunte precedenti che hanno portato Roma alla rovina. Qualsiasi cosa facciano i 5 stelle è sbagliata “a prescindere”, se faranno lo stadio sono dei cementificatori e abbandonano le periferie, se non lo faranno, sono quelli che dicono NO a tutti. Via, un po’ di onestà intellettuale non guasterebbe, la gente non è scema. Se la stampa e i media avessero usato la stessa lente di ingrandimento con le precedenti giunte che hanno governato Roma, non ci sarebbe stata Mafia Capitale e forse neanche i 5 stelle al governo, la città non sarebbe stata massacrata e saremmo tutti più contenti.

  2. È possibile che l’articolista non abbia capito la questione Tor di Valle pur seguendola da anni per motivi professionali e abitando non lontano dall’area in questione. Si tratta di un’opera che alla città non serve (e non serviva già dai tempi di Ignazio Marino: a proposito di onestà intellettuale) e non serve oggi anche perché congestionerà un’area già abbastanza congestionata e già piuttosto ricca di centri ed aree commerciali (oltre che di strutture abitative). Non è una scelta che riguarda gli interessi dei cittadini ma quelli di poteri piuttosto forti imprenditorial-bancari.

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