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3 gennaio 1925: il discorso da cui iniziò la dittatura di Mussolini


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-di GIULIA CLARIZIA-

3 gennaio 1925. Benito Mussolini, allora Presidente del Consiglio dei ministri del Regno d’Italia, pronuncia alla Camera dei Deputati il celebre discorso sul delitto Matteotti. Tale discorso apre la strada alla dittatura, caratterizzata dalla fine delle libertà civili e dal lancio delle “leggi fascistissime”.

Benito Mussolini, leader del Partito Fascista, era stato incaricato dal re Vittorio Emanuele III di formare un governo in seguito all’episodio della marcia prima su Napoli e poi su Roma nell’ottobre del 1922. Iniziò dunque una fase di costruzione del regime autoritario che arrivò fino al 1926.

Momento fondamentale per il consolidamento del potere fascista furono le elezioni del aprile 1924. Il 18 novembre 1923, era stata approvata una nuova legge elettorale nota come Legge Acerbo. Essa prevedeva un sistema proporzionale con un ampio premio di maggioranza, per cui il partito che avrebbe preso almeno il 25% dei voti, avrebbe ottenuto il 60% dei seggi. Una vota ottenuta una maggioranza così ampia in parlamento, il Partito Fascista avrebbe controllato anche il potere legislativo. Durante le elezioni i brogli e le violenze furono innumerevoli. Mussolini ottenne una maggioranza schiacciante.

Il 20 maggio 1924, Giacomo Matteotti, segretario del Partito Socialista Unitario, prese la parola alla Camera e denunciò l’invalidità delle precedenti elezioni. Sapeva di andare incontro alla morte: “Io il mio discorso l’ho fatto, ora voi preparate il discorso funebre per me”. Egli fu rapito il 10 giugno del 1924. Il 13 giugno, dopo che Mussolini dichiarò in parlamento di essere innocente e addolorato per l’accaduto, il presidente della camera Alfredo Rocco aggiornò l’assemblea a un giorno indeterminato, senza dare la possibilità alle opposizioni di rispondere. Queste allora si ritirarono sull’ “Aventino di coscienza” dando vita all’omonima secessione. Speravano che rifiutandosi di partecipare ai lavori parlamentari, il governo avesse chiarito la sua posizione in merito al temuto omicidio. Il corpo di Matteotti venne trovato il 16 agosto. Immediatamente, l’opinione pubblica identificò in Mussolini il responsabile di quella morte violenta, e molti si allontanarono dal regime, ad esempio togliendo le bandiere precedentemente esposte, comportando una fortissima crisi di consensi. Dopo accese discussioni, si giunse al punto di svolta il 3 gennaio.

Mussolini legittimò l’uso della violenza “chirurgica, intelligente, cavalleresca”. Denunciò la campagna denigratoria che gli era stata rivolta dopo l’approvazione della legge elettorale e l’omicidio di un funzionario fascista in seguito al delitto Matteotti. Parlò della possibilità di reintrodurre la pena di morte. Poi, il passaggio che ha fatto la storia: ” Io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto.

Se le frasi più o meno storpiate bastano per impiccare un uomo, fuori il palo e fuori la corda! Se il fascismo non è stato che olio di ricino e manganello, e non invece una passione superba della migliore gioventù italiana, a me la colpa! Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere!
Se tutte le violenze sono state il risultato di un determinato clima storico, politico e morale, ebbene a me la responsabilità di questo, perché questo clima storico, politico e morale io l’ho creato con una propaganda che va dall’intervento ad oggi”. Tra gli applausi della Camera, Mussolini annunciò la piena efficienza del governo e del fascismo, e l’intenzione di stroncare la secessione dell’Aventino, ritenuta incostituzionale. La presa di posizione era avvenuta, ma non nel senso sperato.

Tra il 1925 e il 1926 vennero approvate una serie di leggi eccezionali che trasformarono l’ordinamento giuridico italiano verso il regime fascista. Il Presidente del Consiglio divenne Capo del Governo. A questo poi venne attribuita la capacità di emanare norme giuridiche senza garanzie d’intervento per il parlamento. Vennero abolite la libertà di stampa e il diritto di sciopero. Vennero messi al bando i partiti ad eccezione di quello fascista, il cui Gran Consiglio sarebbe stato sottoposto a elezioni con un unica lista da approvare in blocco. L’Italia si colorava di autoritarismo. Pagine di storia drammatiche per chiunque creda nella democrazia e nella libertà dell’individuo come singolo e come cittadino. L’antidoto per non ricadere negli stessi errori è la conoscenza e la consapevolezza dei diritti e dei doveri che si hanno verso il nostro paese. Il fascismo è nato su una crisi. Le cose andavano male e la gente era insoddisfatta. Il rapporto tra sicurezza, benessere e libertà è complesso, per questo, avere consapevolezza del valore della nostra libertà è fondamentale per non tornare indietro.

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