Nuova Carta e P.A., ma sui “furbetti” Renzi avrebbe perso

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-di ANTONIO MAGLIE-

Qualche giorno fa la Consulta ha cancellato la riforma della Pubblica Amministrazione che porta il nome del ministro Marianna Madia. Matteo Renzi si è immediatamente affrettato a sottolineare che in questa maniera vince l’immobilismo con la conseguenza che è necessario votare “sì” alla riforma costituzionale che, al contrario, l’immobilismo lo disintegra. In sostanza, la sentenza non avrebbe avuto motivo di esistere se fosse stata varata “la riforma della riforma” del titolo V quello che introduce le competenze concorrenti. E dato che in questo Paese si è abituati più che a guardare la luna, il dito che la indica, tutti hanno focalizzato l’attenzione sul tema di maggiore presa popolare, più agevolmente demagogico (che non significa infondato perché è fondatissimo): i “furbetti del cartellino”. La Consulta ha fatto: “tana libera tutti”. Ha cancellato, cioè con la sentenza 251 anche il decreto attuativo 116 del 2016 che prevede la sospensione del dipendente pescato a farsi timbrare il cartellino da un collega (e il collega che timbra per procura), il blocco dello stipendio, la sospensione dalle funzioni e il licenziamento entro trenta giorni.

Impegnati nella lettura della sentenza pochi si sono resi conto che, nella realtà, se anche la nuova costituzione fosse stata in vigore, su quello specifico tema la Consulta avrebbe comunque dato torto al governo e allo Stato. I giudici in sostanza hanno accettato il ricorso del presidente della Regione Luca Zaia perché la riforma violava le prerogative regionali in alcune materie: il “previo accordo” previsto dalla legislazione concorrente veniva declassato a “previo parere” dell’istituzione presieduta da Zaia.

La riforma costituzionale che voteremo domenica prossima regola in maniera abbastanza nuova la materia attraverso l’articolo 31 che sostituisce con un nuovo e più ampio testo l’articolo 117 della Carta fondamentale. La norma dopo aver premesso che “la potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea e dagli obblighi internazionali”, spiega che “lo Stato ha la competenza esclusiva nelle seguenti materie” e giù un elenco che esaurisce tutte le lettere dell’alfabeto, dalla “a” alla “z”. Ma quello che interessa è il punto “g” in cui si legge che lo Stato legifera in via esclusiva su “ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali (e sin qui nulla di differente rispetto al vecchio testo, n.d.r.); norme sul procedimento amministrativo e sulla disciplina giuridica del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche tese ad assicurare l’uniformità sul territorio nazionale”. Niente di più, niente di meno. Anzi, il meno è rappresentato dall’organizzazione amministrativa delle Regioni cioè l’aspetto a cui la Consulta, come sottolineano i giuristi, ha fatto riferimento per dare ragione a Zaia. Conclusione: è vero che la riforma costituzionale allarga il terreno della competenza legislativa esclusiva dello Stato ma è vero anche che laddove questa competenza non arriva, subentra quella delle regioni. Esattamente il caso in esame.

Al limite la lacuna potrebbe essere colmata con uno degli ultimi commi della norma, quello in cui viene affermato che “su proposta del governo, la legge dello Stato può intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale”: Ma è un gatto che si morde la coda perché non è escluso che qualcuno non chiede l’intervento della Consulta per valutare l’esistenza di quelle condizioni che non si riescono a dimostrare agevolmente. Renzi, preso da entusiasmo elettorale, ha finito per tradurre in maniera semplicistica, per trasformare in argomento di propaganda una questione giuridica non particolarmente complessa ma, come tutte le questioni giuridiche, ricca di sfaccettature. E nel diritto dietro ogni sfaccettatura si cela un pericoloso boomerang che può colpirti direttamente in fronte.

antoniomaglie

One thought on “Nuova Carta e P.A., ma sui “furbetti” Renzi avrebbe perso

  1. Per quanto riguarda la Dirigenza, intesa come categoria impunibile, mi pare si stia esagerando. Per quanto riguarda gli Enti Locali e le Regioni, l’indennità di incarico dirigenziale si mantiene sino a quando si compie la funzione. Detta funzione, a seconda delle strutture dirigenziali, ha una indennità corrispondente. Alla perdita dell’incarico rimane solo il livello economico contrattuale. Altra norma, che nessuno ricorda, riguarda il periodo di prova prima di passare in ruolo a seguito della vincita di un concorso. Ma, vi pare rispondente all’efficienza della pubblica amministrazione il diffuso utilizzo di incarichi a termine, penso ai cosiddetti staff dei sindaci e presidenti delle Regioni ?

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