Costa caro a Di Canio il “dux” esibito in tv: sospeso

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Galeotta fu la “polo” a maniche corte visto che dal bicipide destro fece spuntare una scritta tatuata decisamente significativa: “Dux”. Paolo Di Canio, ex calciatore della Lazio, conduce su Skysport un programma dedicato al campionato inglese, “Di Canio Premier Show” e in quella sede, forse inavvertitamente, ha illustrato davanti alle telecamere a braccia scoperte le sue opinioni politiche scatenando sul web la reazione degli abbonati che quelle opinioni non condividono. L’uomo non è nuovo a queste polemiche. Dodici anni fa si esibì con un inappuntabile saluto fascista sotto la curva dei suoi tifosi. Fu squalificato per una giornata e fece ricorso dichiarandosi fascista ma non razzista, aggiungendo: “Il saluto romano lo faccio perché è un saluto da camerata a camerata, alla mia gente”. Otto anni dopo, ingaggiato dal Sunderland, provocò una vera e propria sommossa con dimissioni del vice-presidente del club, il laburista David Miliband. Cambiò parzialmente linea difensiva: “Non sono un politico, non sono affiliato a nessuna organizzazione, non sono razzista e non condivido l’ideologia del fascismo”. Il Daily Mail lo smentì pubblicando la sua schiena tatuata in cui campeggiava il disegno di un’aquila imperiale sopra il volto di Mussolini. Ora la scritta esibita davanti a migliaia di telespettatori. Nessuno può obbligare Di Canio a cambiare opinione e nessuno intende farlo, ma Di Canio a sua volta non può imporre attraverso le telecamere le sue legittime ma opinabilissime scelte anche a chi considera inglorioso e poco commendevole quel periodo storico. Sky, a sua volta, non può ritenersi estranea alla vicenda visto che quel tatuaggio incrina l’immagine di imparzialità che ha provato a dare a i suoi notiziari in questi anni e indebolisce quel rapporto di rispetto che l’azienda, di proprietà di un australiano, dovrebbe portare nei confronti di una Repubblica nata dalla Resistenza e dalla lotta al fascismo, cioè al “dux”. A questo punto l’azienda dica da che parte sta: da quella del suo commentatore televisivo o da quella delle migliaia di abbonati italiani che non si sentono figli di quella storia e la ripudiano soprattutto in una fase di risorgenti pulsioni estremistiche di destra? La risposta, almeno parziale è arrivata attraverso il vice-presidente di Sky, Jacques Raynaud: “Abbiamo commesso un errore, ci scusiamo con tutti quelli ai quali abbiano urtato la senbilità. Dopo un lungo colloquio con l’interessato abbiamo deciso per la sospensione”. A questo punto c’è da augurarsi che non vi siano repliche.

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