Le parole d’autore di Nenni: la stanza dei bottoni

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– DI FRANCESCA VIAN –

In occasione del settantesimo anniversario della nascita del PSI, l’8 ottobre 1962, Nenni pronuncia un discorso al Colosseo: “Tutto ciò pone in maniera nuova e più imperiosa il problema di chi sarà nella stanza dei bottoni, in altre parole di chi controllerà le leve di potere dello Stato”.

Stanza dei bottoni” ebbe una grande fortuna: fu raccolta e commentata subito. Gino Pallotta la registrò due anni dopo nel suo “Dizionario della politica italiana” e Bruno Migliorini la inserì nel suo “Parole d’autore” (1975). Tanta immaginazione lasciò tutti di stucco: ma non mancarono le polemiche. Nenni fu accusato anche di semplicismo, come se la semplicità e l’immediatezza fossero “semplicistiche”.

Fra tutto quello che è stato scritto sulla “stanza dei bottoni”, vi propongo l’incantevole pagina di Antonio Pennacchi, lo scrittore di Latina che ha fatto rivivere le bonifiche delle paludi Pontine. Per volontà del duce, migliaia di veneti e friulani scesero dalla pianura padana e abitarono il territorio ostile, trasformandolo, con duro lavoro, in campagne coltivate.  “Portati alla ventura in mezzo a gente straniera che parlava un’altra lingua. Ci chiamavano “polentoni” o peggio ancora “cispadani”. Ci guardavano storto. E pregavano Dio che ci facesse fuori la malaria”.

Fu allora che “la stanza dei bottoni” divenne leggenda.

 <<“Poi dopo, arrivati al potere, ribaltiamo tutto e ci pigliamo le terre, facciamo una seconda ondata. Ma prima dobbiamo arrivare nella stanza dei bottoni.”

“La stansa d’i boton?” ha fatto zio Pericle pensando lì per lì a una cosa pressappoco come quando le sorelle si riunivano nella stessa stanza tutte insieme, a riattaccare i bottoni caduti da braghe e camicie. Poi ci ha pensato e ha detto: “Va bèn Rossoni, rivémo int’la stansa d’i boton”.

Questa stanza dei bottoni non era per la verità una pensata tutta nostra, dei fascisti o del Mussolini. Era di un amico suo – Pietro Nenni, romagnolo come lui – che si conoscevano da giovani quando erano rossi. Anzi, il Mussolini era rosso, socialista e rivoluzionario.  Il Nenni invece – quando si sono conosciuti e sono andati la prima volta in galera assieme – era ancora repubblicano. (…) Pietro Nenni nel ’21 diventò socialista (…) ed è stato lui che nel 1963 – sessant’anni dopo che lo aveva detto Giolitti – è riuscito a portare i socialisti al governo con la Dc, e ancora andava dicendo: “Adesso sì che entriamo nella stanza dei bottoni”.

“Ma cos’ela, Pierìn, questa stansa d’i boton?” lo prendeva in giro il Mussolini quando ancora stavano in prigione assieme: “A me mi servirebbe proprio un bottone nuovo” faceva mostrando la camicia sporca e sbrindellata.

Per il Nenni il potere era la stanza dei bottoni, una camera dove tu entravi – al palazzo del governo o del re – e c’era un tavolo grande con tutti i bottoni e tu ne schiacciavi uno e partivano automaticamente gli ordini. C’era il bottone delle banche, quello dei negozi, l’esercito, le guardie, la marina, le fabbriche, le centrali elettriche. Per ogni cosa c’era un bottone che diceva sì o no, bastava schiacciarlo e il treno del paese andava di qua o veniva di là. “Tutto sta ad entrarci nella stanza dei bottoni” diceva il Nenni, “poi li schiacci e li manovri e si fa quello che dici tu”. Lui c’è entrato nel 1963. Mussolini invece lo ha anticipato e ci è entrato nel 1922. Poi quello che ci abbiano trovato – dentro quella stanza dei bottoni – lo sanno solo loro>> (Antonio Pennacchi, Canale Mussolini, Mondadori, I edizione 2010, premio Strega).

francescavian@gmail.com

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2 thoughts on “Le parole d’autore di Nenni: la stanza dei bottoni

  1. A proposito di “semplicità” e di “semplicismo” è suggestiva una espressione di George Sand (pseudonimo di Aurore Dupin, 1804-1876), scrittrice e drammaturgo francese, ispirata al socialismo umanitario, repubblicana, femminista moderata: “Non c’è nulla di più difficile al mondo che la semplicità. Si tratta infatti dell’ultimo traguardo della esperienza e dell’ultimo sforzo del genio”.

  2. Infatti a Sabaudia, creata da Mussolini,molte persone parlano il veneto.Mi ero già documentata
    e tu me lo confermi in questa puntata.La mia curiosità è dovuta al fatto che trascorro parte delle
    vacanze estive in quella località!

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