Meno assunzioni, più voucher: dilaga la precarietà

 

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-di SANDRO ROAZZI-

Perde intensità la corsa delle assunzioni. Nel primo semestre di quest’anno il saldo fra assunzioni e cessazioni resta positivo, più di 500 mila unità, ma in netto calo sullo stesso periodo del 2015, -112 mila. Sono soprattutto le assunzioni stabili a rallentare di più con un rilevante segno meno di 326 mila posti di lavoro (ovvero -33,4%) sulla metà dell’anno scorso. Ma l’indicatore meno rassicurante è un altro: segnano il passo anche la trasformazioni in contratti a tempo indeterminato che accusano un -37% sempre rispetto al 2015. A riprova che il sistema economico ora attende di vedere cosa arriverà in aiuto di un andamento economico quanto mai anemico.

Ma tutto questo si può spiegare solo come l’effetto del taglio degli sgravi contributivi che sono passati da 8 mila euro a 3250 (e con validità ridotta a 2 anni)? Oppure va cumulato anche il rallentamento dell’economia? E’ molto probabile che la spiegazione debba tener conto di entrambi i fattori. Nel primo semestre 2016 i contratti a tempi indeterminato stipulati sono stati 845 mila, le cessazioni 770 mila con un saldo positivo di quasi 75 mila unità ma che crolla dell’84% nei confronti del semestre corrispondente del 2015. Ed in corrispondenza dei dati insoddisfacenti di produzione, investimenti e consumi.

In compenso i voucher, nuovo simbolo di precarietà, marciano a pieno ritmo sfiorando i 70 milioni con un incremento del 40%. Lentamente ma non troppo stiamo tornando ad un riallineamento fra lavoro stabile e precario rotto dall’irrompere sul mercato del lavoro della decontribuzione? Questi dati sembrano altrettanti segnali in questa direzione. Ed a rimetterci come al solito sono quei lavoratori che svolgono mansioni dequalificate probabilmente. La spia di questa ipotesi è costituita dal fatto che calano le retribuzioni al di sotto dei 1750 euro. Ma c’è un’altra riflessione da fare: non è che in questo Paese non si licenzia più. Tutt’altro, la fascia di lavoro più attiva, quella dei trentenni e quarantenni, si sta restringendo. Questo vuol dire che le ristrutturazioni delle aziende, l’ingresso della robotica, l’affanno delle imprese che lavorano per il mercato interno, stanno facendo traballare il mercato del lavoro.

Sarebbe il caso di chiedersi se siamo di fronte ancora una volta a pura fatalità o se vi sono altre responsabilità. E’ indubbio che manca una politica industriale proiettata sul futuro ma che è anche il frutto del predominio di quella imprenditoria contigua alla rendita che la vede come il fumo agli occhi. Nodo che nessun Governo, a quanto par,e osa affrontare. In secondo luogo mancano gli investimenti privati mentre Confindustria continua a battere cassa.

Vero che il futuro presenta incertezze ma gli industriali privati hanno davvero corrisposto con coraggio e dedizione agli interessi generali del Paese, ricambiando le cospicue attenzioni del Governo Renzi? In breve, tornando a rischiare? Tracce di questo tipo sono davvero molto esili. In terzo luogo non c’è neppure il volano degli investimenti pubblici come servirebbe anche per rianimare le imprese con un piede nella chiusura. Appare evidente intanto che la navicella Italia non è per nulla approdata sul suolo di quel Paradiso terrestre decantato troppo in fretta da Ministri ed esponenti della maggioranza. L’impulso positivo degli sgravi ci voleva ed ha funzionato ma non poteva essere “la” politica economica per fare crescita. I dati Inps lo confermano.

fondazione nenni

Via Alberto Caroncini 19, Roma www.fondazionenenni.it

2 thoughts on “Meno assunzioni, più voucher: dilaga la precarietà

  1. oggi esistono sostanzialmente due tipi di lavori
    PRECARIO con scadenza nota (Voucrhers)
    PRECARIO con scadenza ignota (Flop Act)
    Illustre assente il lavoro STABILE : quello si, è stato abolito dal Pinocchio per conto dei Prendy, con l’abolizione dell’Art. 18 dello Statuto dei Lavoratori

Rispondi a Giulio Mario Palenzona Annulla risposta