Turchia, notte da incubo: Erdogan sventa il golpe

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Una notte di attacchi, scontri e morti e un’alba di arresti. Recep Tayyp Erdogan sembra aver ripreso il controllo della Turchia e sgominato il tentativo di colpo di Stato organizzato da Muharren Kose, un ufficiale che nel marzo scorso era stato rimosso dallo staff dello stato maggiore turco. Quando il golpe è scattato, Erdogan era a Marmaris e da lì ha lanciato l’appello alla popolazione per resistere ai golpisti mentre nel frattempo organizzava la controffensiva delle forze di polizia a lui fedeli. Ma Erdogan ha potuto contare anche sugli appoggi degli alleati (la Nato in primo luogo visto che l’esercito turco per numero di uomini è il secondo all’interno dell’alleanza, gli Stati Uniti, l’Europa con la Germania in testa) ma anche delle forze politiche nazionali di opposizione, le stesse che non sempre Erdogan rispetta (“In passato questo paese ha subito l’impatto dei colpi di stato. Non vogliamo rivivere le stesse difficoltà: manteniamo la fiducia e riappropriamoci della Repubblica e della democrazia”, ha detto il capo del Chp, il partito socialdemocratico, Kemal Kilicdaroglu).

Nel tentativo di conquistare il potere, i golpisti hanno dato l’assalto al Parlamento dove si è sviluppata una vera e propria battaglia (i morti alla fine sarebbero una sessantina) e bombardato la residenza di Erdogan. Ma a parte l’ufficiale che avrebbe mosso le fila del tentativo di colpo di stato, Erdogan ha puntato il dito contro il movimento dell’Iman Fetullah Gulen che vive negli Stati Uniti e da lì ha smentito le accuse: “Gli eventi si stanno sviluppando rapidamente ed è da irresponsabili specularvi”, ha sostenuto l’Iman. Gulen è stato in passato alleato di Recep Tayyp Erdogan ma poi tra i due i rapporti si sono rotti per via di un caso di corruzione. L’uomo che vive a Saylonsburg nei boschi della Pnnsylvania, sostiene di credere nella scienza, nella democrazia multipartitica e nel dialogo interreligioso. Appena atterrato a Istanbul nel cuore della notte, Erdogan è sceso in strada e si è unito alla folla. Ripreso il controllo della situazione, il presidente ha avviato la “purga” tra i ranghi militari: immediatamente sono stati rimossi cinque generali e ventinove colonnelli; nominato il nuovo capo di stato maggiore, Umit Dundar al posto di Hulusi Akar che era stato preso in ostaggio e poi liberato quando le forze governative hanno ripreso il controllo. Complessivamente sono state arrestate 750 persone

E’ stata per l’Europa un’altra notte scioccante dopo quella dell’attentato di Nizza. Per ore la Turchia è stata nel caos, messa sotto scacco da un pezzo dell’esercito che aveva deciso di portare a compimento un golpe contro il presidente Erdogan tanto è vero che nella tarda serata un gruppo di militari ha fatto irruzione nella sede del partito del presidente, l’Akp. Erano le 22,30 di ieri sera quando lo stato maggiore dell’esercito con un laconico comunicato aveva annunciato di aver preso il potere. Il golpe era stato giustificato con la necessità di “ristabilire l’ordine democratico e la libertà”. Inoltre attraverso un messaggio televisivo l’esercito turco aveva annunciato il varo di una nuova costituzione in cui sarebbero stati ripristinati i principi di “democrazia e laicità che sono stati erosi” da Erdogan. Nel frattempo, però, era stata proclamata la legge marziale e disposto il coprifuoco. Insomma tutto come nelle migliori tradizioni dei colpi di stato militari.

La situazione, però, era apparsa immediatamente confusa perché i golpisti avevano preso in ostaggio il capo di stato maggiore. Erdogan in quel momento era in volo verso Marmaris. Da lì ha cominciato a organizzare la controffensiva. Anche mediatica. Con uno smartphone ha parlato alla Cnn turca per ribadire di essere “ancora il presidente della Turchia e il comandante in capo”. Quindi ha lanciato l’appello al popolo: “Resistete al colpo di stato nelle piazze e negli aeroporti”. Erdogan si era detto sicuro che “il colpo di stato non avrà successo”. A sua volta il premier turco Binali Yildirim aveva invitato la popolazione a bloccare il tentativo golpista annunciando che i capi di questa rivolta “pagheranno il prezzo più alto”.

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