L’Italia dei 9.161 chilometri a binario unico

 

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-di VALENTINA BOMBARDIERI-

Renzi twitta parole di cordoglio e chiede chiarezza sull’incidente avvenuto in Puglia, mentre il presidente della Repubblica Sergio Mattarella parla di tragedia «inammissibile», con quel modo di fare tutto italiano di piangere sul latte versato. Zero prevenzione. Zero investimenti. Un divario spaventoso tra Nord e Sud. Da Roma si arriva a Milano con il treno in poco meno di tre ore. Grandi investimenti e reti ferroviarie. Se sulla cartina si scende più giù della Capitale si incontra il terzo mondo. Le reti ferroviarie sono accompagnate e costruite sul binario unico.

Un anno fa di questi tempi si discuteva di portare l’alta velocità fino a Bari e Lecce, per evitare che venisse tagliato fuori un pezzo dell’Italia. Ci siamo scordati però di partire dalle fondamenta. Il progetto sul raddoppio del binario sul quale si è verificato l’incidente era stato finanziato dall’Unione Europea il 27 aprile 2012. Nel 2013 erano stati effettuati gli espropri dei terreni, mentre nelle scorse settimane era stata presentata la proroga del termine per la presentazione delle offerte relative alla gara di appalto per il raddoppio del binario sulla linea Corato- Andria. In Puglia, dicono gli ultimi dati della Uil, «ci sono 531 chilometri a binario unico e 297 a doppio binario. E il ripetitore di segnale, che blocca automaticamente il treno in caso di errore umano, è attivo solo su 170 chilometri di rete». Percentuali che non ispirano fiducia. Sulla tragedia è stata aperta un’inchiesta. L’ipotesi più accreditata è quella dell’errore umano. La cosa certa è che non è entrato in azione né il sistema di scambio che è automatico, né tantomeno l’allarme.

Guardando alla penisola in toto la situazione non è di certo migliore. La rete italiana di Rfi (Ferrovie dello Stato) si compone di 7.563 chilometri a doppio binario e 9.161 a binario semplice. I primi corrispondono alle linee principali, gli altri alle linee complementari, soprattutto regionali. Alla rete nazionale si aggiungono poi 3.700 chilometri di ferrovie (circa 21) cosiddette “ex concesse” rimaste autonome dopo la nazionalizzazione del 1905, e oggi controllate dalle Regioni. Tranne la Ferrotramviaria di Bari che è l’unica ferrovia italiana ancora appartenente a una famiglia, la stessa del fondatore, Ugo Pasquini. Di queste ferrovie circa l’80% sono a binario unico. Di per sé questo non vuol dire meno sicurezza in quanto basterebbe adeguare i sistemi di controllo e di presidio alle direttive della Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria (Ansf) per evitare tragedie come quella accaduta ieri. Il binario doppio consente esclusivamente di aumentare la capacità di trasporto dei passeggeri, dove è necessario.

I sistemi di sicurezza sono tre. Il primo, chiamato Ertms (European reail traffic management system) è lo standard europeo utilizzato per l’Alta velocità, che permette un costante dialogo tramite Gsm tra treno e centrali di controllo. Le linee tradizionali sono sorvegliate da altri due sistemi: quelle principali utilizzano il Scmt (Sistema di controllo marcia treno). Sui binari, prima dei segnali, sono posizionate delle «boe» che entrano in contatto con un lettore posto sotto il locomotore, trasmettendo le informazioni destinate al macchinista. Le linee secondarie a binario unico hanno un «Sistema di supporto alla condotta» (Ssc) che permette, anch’esso, un dialogo tra la linea e il treno affidato a piccole antenne poste sopra il treno, che ripetono in cabina le informazioni dei segnali, quindi velocità, rallentamenti, semafori rossi o verdi.
Tutti questi sistemi prevedono che se il macchinista non segue le comunicazioni ricevute il treno si ferma da solo. Questa è la grande forza di questi sistemi di sicurezza. Ben diversi dai sistemi utilizzati fuori dalle Fs, dove capotreno e capostazione utilizzano il telefono per comunicare. Cosi come nella tratta dove è avvenuto l’incidente dove il controllo è esercitato con blocco telefonico e non dispone di SCMT. Ecco così che l’errore umano potrebbe essere così dietro l’angolo e potrebbe essere fatale.

Oggi è il giorno del lutto. E delle domande. Domande a cui bisognerà necessariamente trovare risposta. A noi italiani rimane il quadro di un Sud dimenticato, di un rimpallo burocratico, di fondi europei stanziati e non utilizzati, rimane l’amaro in bocca per 27 vite spezzate. L’amaro in bocca per una tragedia, che forse si poteva evitare.

Valentina Bombardieri

One thought on “L’Italia dei 9.161 chilometri a binario unico

  1. Sì, è giusto piangere oggi per le vittime innocenti, che salgono su un treno per lavoro o per raggiungere una località per motivi diversi ! Ma mi chiedo e ci chiediamo tutti se ancora oggi, anno 2016, l’Italia possa fermarsi a Roma. Dopo Roma c’è un terzo o quarto mondo, di cui nessuno ha voglia di parlare o di interessarsi. Come giustamente ha scritto l’autrice dell’articolo il binario unico non è un’eccezione nell’Italia del Sud. Questi sono i veri problemi di un’ Italia divisa in tutto. Delle vittime innocenti,oggi, hanno pagato con la loro vita un prezzo troppo alto.Non si può morire così.Non ci resta che piangere, certo.

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