La Chiesa di Scola e quella di Ruini

scola-ruini-di Antonio Maglie-

In questi giorni di dibattiti sulle unioni civili, bisogna anche prendere atto che la Chiesa non è tutta uguale. E se da un lato c’è un cardinale, Camillo Ruini, che dichiara orgogliosamente che i cattolici non sono minoranza come se il riconoscimento dei diritti in una società civile dipendesse dal numero di chi li rivendica (nel 1974, quando l’Italia travolse gli anti-divorzisti, la maggioranza degli italiani non era certo in via di separazione) e non dalla loro necessità e sostenibilità; dall’altro vi è un arcivescovo di Milano, Angelo Scola, che si spinge ad affermare che “se i bambini musulmani aumentano, bisogna prendere qualcuna delle loro feste ed inserirle nella dimensione pubblica”. Se da un lato la piazza romana si fa trascinare da discorsi e striscioni dal carattere piuttosto intimidatorio (“Renzi ce ne ricorderemo”), dall’altro c’è una Milano cosmopolita dal cui pulpito un prete scopre ciò che è evidente: “Una società plurale deve essere il più possibile inclusiva”. Contro Scola (che segue il messaggio di Papa Francesco molto più di quanto non faccia Ruini) si è scatenato Matteo Salvini, esponente di quell’ala della destra estremista che raccatta voti fomentando la paura di una sorta di nuovo anno Mille. Un dato che dovrebbe far riflettere anche i frequentatori della piazza romana: in certe conversioni non c’è nulla di spirituale, al contrario, molto di strumentale; non c’è una seria riflessione sui punti di riferimento che la religione può dare a una società disperatamente incerta, ma solo il bisogno di usarla come clava per parlare alla pancia di un Paese impaurito con l’unico fine di un utile elettorale.

Scola ha avuto il coraggio di affrontare un problema che diventerà sempre più pressante: la crescita della quota di “nuovi italiani” provenienti da paesi islamici. Salvini, ovviamente, urla all’invasione, occultando alcuni dati essenziali che rendono quell’invasione alla resa dei conti molto più benefica di quanto lui lasci intendere. Come ha sottolineato acutamente su “la Repubblica” Ilvo Diamanti, l’Italia da un punto di vista demografico è un paese “in via di estinzione”. Nel 2014 il saldo tra nascite e decessi è stato ampiamente negativo: meno centomila unità, una “strage” che ricorda quella che accompagnò l’ultimo biennio della grande guerra (1917-1918). Non solo. Sempre nello stesso anno, il saldo tra italiani emigrati e stranieri immigrati è stato positivo per i primi visto che ben 89 mila connazionali hanno deciso di fissare la propria residenza all’estero. Insomma, non è in corso alcuna invasione. Anzi, dato che tutto il sistema economico si basa sulla crescita demografica (gli economisti sottolineano come l’incremento del Pil normalmente venga spinto dalla crescita demografica: le cose andarono così anche tra il 1958 e il 1963, la fase del nostro boom) dobbiamo augurarci di invertire la tendenza emersa clamorosamente due anni fa, tanto dal punto di vista del saldo tra nascite e morti quanto da quello tra stranieri in entrata e connazionali in uscita.
L’arcivescovo di Milano, al contrario del leader della Lega non va a caccia di voti, al massimo di anime, e, probabilmente, studia certi fenomeni anche un po’ di più. Pew Research ha reso pubblici non molto tempo fa alcuni dati che confortano l’analisi assunta da Scola. In vent’anni, dice lo studio, la popolazione musulmana in Italia aumenterà del 102,1 per cento passando da 1,58 milioni del 2010 (2,6 per cento della popolazione) a quasi 3,2 nel 2030 (5,4 per cento).

E’ evidente che una società consapevole deve cominciare a porsi il problema anche per evitare quei ridicoli balletti che si sono avuti sotto Natale a proposito di “presepi sì-presepi no” nelle scuole italiane. Davide Picardo del coordinamento delle moschee milanesi ha immediatamente preso la palla al balzo per proporre l’inserimento tra le feste la fine del Ramadam o la ricorrenza del sacrificio, “esattamente come per il Natale Cristiano”. Il problema è complesso e la strada delle feste potrebbe creare non pochi problemi alla programmazione scolastica, anche perché bisognerebbe fare attenzione a non discriminare altre fedi.
La stella polare resta la laicità dello Stato, cioè il suo porsi fuori dalle religioni accettandole tutte. Probabilmente è venuto anche il momento di ripensare l’articolo 7 della Costituzione che nacque in una atmosfera molto diversa, condizionata in misura determinante dallo scontro tra le due super-potenze: però, in questa fase di revisione della legge fondamentale, nessuno ha voluto aprire un capitolo quanto mai attuale, probabilmente molto più attuale di altri che sono stati affrontati semplicemente per necessità politiche o, meglio, di “bottega”. Allo stesso tempo, dato che si parla di “buona scuola”, una sorta di chimera che quasi nessuno ha avuto modo negli ultimi tempi di incrociare, forse bisognerebbe riaprire il discorso dell’ora di religione per trasformarla in qualcosa di diverso, di più inclusivo evitando che continui a presentarsi come un catechismo surrettizio. Scola ha lanciato un sasso, ovviamente a suo modo. Sarebbe molto confortante se a parte quelle semplicistiche di Salvini, dal mondo politico arrivassero risposte non solo più meditate ma anche più costruttive. Prospettiva, comunque, che solo un inguaribile ottimista può coltivare.

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One thought on “La Chiesa di Scola e quella di Ruini

  1. condivido: gli interventi di Maglie sono sempre ben scritti e ben argomentati. Una sola osservazione a margine: anche se va reso onore a chi, nella Chiesa cattolica, ha posizioni tolleranti, non possiamo dimenticare che la Chiesa cattolica e’ per definizione conservatrice. Il mitico (ormai possiamo dirlo) Papa Francesco ha ribadito l’inviolabilita’ della dottrina cattolica tradizionale. Come ho scritto nel mio intervento, successivo a quello di Maglie, solo la Chiesa Valdese riconosce la necessita’ di legiferare a favore delle unioni di fatto. L’apertura agli immigrati islamici e’ cosa nobile, ma non segnala di per se’ una aperture sui diritti civili, su cui l’islam e’ altrettanto conservatore E’ un atto ”multiculturale’ apprezzabile. Ma il punto e’: islam e Chiesa farebbero una alleanza di stampo conservatrice o modernista? Temo che, sui diritti umani, l’alleanza sarebbe conservatrice.

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