Prepariamoci al Referendum


CESARE SALVI-CESARE SALVI-

Le ragioni di critica alla riforma costituzionale approvata nei giorni scorsi dal Senato sono note, e non è qui il caso di riproporle. Un’ottima sintesi si trova nell’articolo (“la peggiore riforma”) di 6 autorevoli giuristi pubblicato da Il Manifesto del 13 ottobre.

È utile piuttosto interrogarsi sulle prossime tappe. Anzitutto, la legge deve tornare alla Camera per completare la prima lettura, votando le modifiche approvate dal Senato. A quanto pare, ciò avverrà a gennaio. A questo punto decorre il termine di 3 mesi per la seconda lettura da parte di Senato e Camera, nella quale non sono ammessi emendamenti: si vota solo il testo nel suo insieme, ed è richiesta la maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera. Va ricordato che senza i voti della minoranza del PD la legge non avrebbe la maggioranza assoluta al Senato, nonostante l’appoggio del gruppo di Verdini. È illusorio immaginare un ripensamento? Se non ci sarà, il quorum sarà raggiunto. La legge però (in assenza della maggioranza dei 2/3) non entrerà in vigore prima del referendum c.d. confermativo, che – sulla base dei tempi previsti dalla Costituzione e dalla legge – dovrebbe quindi svolgersi nell’autunno del prossimo anno.

Nel frattempo si vedranno altre cose: se il referendum c.d. no-triv,contro le trivellazioni marine, chiesto dalle regioni sarà considerato ammissibile dalla Corte costituzionale (nel qual caso si terrà nella primavera del 2016), se avrà successo l’iniziativa del Coordinamento per la difesa della Costituzione, che ha depositato due quesiti referendari contro la legge elettorale (c. d. Italicum) il 16 ottobre, per l’abrograzione del premio di maggioranza e dei capilista bloccati (questo referendum comunque non potrà tenersi prima della primavera del 2017); se, e quando verrà resa nota la proposta del governo per la legge elettorale del “nuovo Senato” (che è stato l’argomento usato dalla minoranza PD per votare a favore, salve 4 eccezioni), e infine se andranno a buon fine in tempo utile i ricorsi promossi per far dichiarare l’incostituzionalità del c. d. Italicum.

Molta carne al fuoco, dunque. In questo quadro, è evidente che l’appuntamento, certo e decisivo, del referendum costituzionale ha una grande importanza, e richiede fin d’ora una particolare attenzione circa il modo per affrontarlo.

La prima osservazione è che Renzi lo considera un plebiscito sul governo, anzi , prima ancora, sulla propria persona. Questo è un dato di fatto, che ricorda l’atteggiamento di Craxi sul referendum sulla scala mobile. Ciò dovrebbe indurre le attuali opposizioni a votare contro il referendum, come hanno votato contro in Parlamento (anche se in Italia non si sa mai)

Sulla carta questi partiti (Lega, Forza Italia, 5 Stelle, Sel) dovrebbero avere più consenso dei favorevoli (PD, Alfano, Verdini). Ma i referendum non seguono questa logica, tanto più quando non è richiesto (a differenza dei referendum ordinari) il quorum della partecipazione della maggioranza degli elettori, e l’elemento decisivo è la decisione del cittadino di andare a votare: l’astensionismo non incide sul risultato.

La sfida non sarà facile, e la sinistra dovrà affrontarla con propri argomenti.

Quelli del PD sono essenzialmente due: finalmente una riforma attesa da decenni (Renzi e Boschi sono arrivati a dire: da 70 anni, cioè prima ancora delle elezioni dell’assemblea costituente!) per garantire rapidità delle decisioni del parlamento; in secondo luogo, la riduzione dei costi della politica.

Il punto delicato del referendum è che questi temi verranno tradotti nella formula: se non si vota a favore, si tornerà alla vecchia situazione. Meglio prima o meglio adesso?

Per questo la pur ragionevole indicazione di riforme alternative (il monocameralismo,ecc.) non può che rimanere sullo sfondo.

Bisogna anzitutto precisare che la riduzione dei costi della politica è di dimensioni ridottissime; in secondo luogo, che non è affatto vero che con il bicameralismo (e la legge elettorale proporzionale, aggiungo io) non si possono fare in tempi ragionevoli buone leggi di riforma, Ricordiamone alcune: lo Statuto dei lavoratori, il divorzio, la scuola media unificata, le riforme agrarie… E gli esempi potrebbero continuare. È la qualità della politica, non la struttura del Parlamento, a essere decisiva.

Sulla base di questa premessa, l’argomento centrale è che l’eliminazione di una Camera eletta dal popolo determina la riduzione ulteriore della democrazia. Un Senato composto in larga maggioranza da rappresentanti del ceto politico regionale, e ridotto – com’è stato detto – a “dopolavoro”( tanto più con la Camera eletta con un sistema ultramaggioritario, e che ancora una volta premia i nominati), riduce gli spazi del dibattito parlamentare, del confronto, della trasparenza delle decisioni, dell’influenza dell’opinione pubblica.

Del resto, proprio l’eccesso di democrazia di Costituzioni come quella italiana era stato indicato dal noto rapporto J. P. Morgan come ostacolo alla realizzazione delle politiche dell’austerità e dal liberismo.

Non sottovalutiamo il peso di questo argomento in una campagna referendaria. Fu proprio ricorrendo ad esso che nel 2013 le opposizioni vinsero in Irlanda, contro ogni previsione, il referendum sull’abolizione del Senato di quel paese, che era stata decisa dalla coalizione allora al governo con le stesse motivazioni, di efficienza decisionale e riduzione dei costi, usate oggi dal PD.

Certo, battaglie di questo tipo richiederebbero un soggetto politico della sinistra, nuovo, unitario e combattivo. Invece, ancora una volta, questo obiettivo si allontana, per le divisioni circa l’alleanze alle prossime elezioni amministrative.

A quanto pare, si andrà ancora una volta in ordine sparso.

E questa non è certo una buona premessa per le importanti sfide dei prossimi mesi.

 

fondazione nenni

Via Alberto Caroncini 19, Roma www.fondazionenenni.it

One thought on “Prepariamoci al Referendum

  1. L’ha ribloggato su Sinistra Newse ha commentato:
    “Certo, battaglie di questo tipo richiederebbero un soggetto politico della sinistra, nuovo, unitario e combattivo. Invece, ancora una volta, questo obiettivo si allontana, per le divisioni circa l’alleanze alle prossime elezioni amministrative.”

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