QUEL CHE E’ CERTO SUL CASO MORO

CASO MORO-GIUSEPPE TAMBURRANO-

E’ un guazzabuglio all’italiana. C’è una nuova, l’ennesima commissione parlamentare d’inchiesta sul “caso Moro”, presieduta dall’ex d.c. e ora PD Fioroni. I mass-media riportano un intervento del Papa che “autorizza” l’ex parroco confessore di Moro a testimoniare davanti alla Commissione di inchiesta: forse tale parroco Mennini ha incontrato Moro nella “prigione” delle BR evidentemente per confessarlo e impartirgli l’estrema unzione. E il Papa lo scioglie dal segreto della confessione? Ma sembra che nemmeno il Papa abbia questo potere. No, si è sostenuto che lo “invita” a deporre davanti alla Commissione Fioroni. Ma il prete protesta: ho deposto sette volte di fronte alle varie Commissioni parlamentari e ai P.M. E allora che voleva dire papa Francesco?

Cossiga, all’epoca ministro dell’Interno, rivela prima di morire che il prete Mennini ha confessato Moro e gli impartito l’estrema unzione nel covo dei brigatisti. Ma a Cossiga chi ha parlato di questa circostanza cruciale? E perché, se a conoscenza allora delle circostanze, non ha fatto seguire don Mennini?

Il fatto sta che Mennini ha negato tutto e sostenuto che Cossiga ha “rivelato” una notizia falsa: lui non ha mai visitato Moro nella prigione brigatista. Vacci a capire!

Ma quel che è certo è che il governo Andreotti non ha favorito la liberazione di Moro. L’illustre detenuto in una lettera alla moglie Norina allude alla concessione della “grazia” da parte delle BR, ma in una lettera successiva scrive che quello spiraglio si è chiuso e che la sua condanna è definitiva.

Che cosa era successo? Le BR chiesero uno scambio di “prigionieri”. Da parte governativa si replicò che la brigatista Besuschio, individuata per lo scambio, non poteva essere utilizzata perché in attesa di altri giudizi. Questi difensori della fermezza ignorano (o fingono di ignorare) che il Capo dello Stato ha il potere di grazia e il Presidente Leone, come ha detto a me il suo segretario generale Bezzi, era con la penna in pugno per firmare. Ma c’è di più: in realtà il “prigioniero” individuato non era la Besuschio, ma il nappista Buonoconto che era malato ed era “dimissionario” dal carcere. La disponibilità allo scambio fu annunciata in termini cauti da un collaboratore di Fanfani pochi giorni prima della direzione d.c. Ma i brigatisti tagliarono corto e assassinarono Moro.

Molto intrigante è l’interrogativo : se Moro fosse stato liberato che cosa sarebbe successo? Moro nelle sue lettere condanna in modo duro la DC: ha rotto drasticamente col suo partito. Libero avrebbe trovato oggettivamente una sponda nel PSI che ha fatto il possibile per la trattativa con le BR. Ve lo immaginate uno schieramento Moro-Craxi contro Andreotti-Berlinguer? Ve lo immaginate a livello interno e internazionale? Un gigantesco patatrac! Ah,se potessimo fare la controstoria, la storia di ciò che non è avvenuto e poteva avvenire! E dove era la “geometrica potenza” di questi assassini delle Brigate Rosse, i quali potevano gettare con Moro libero lo scompiglio nell’asse tra i “servi” degli americani e i “traditori” del comunismo?

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One thought on “QUEL CHE E’ CERTO SUL CASO MORO

  1. Su cose molto incerte non si sa cosa pensare, ma si sa su quelle certe e lei, presidente Tamburrano, le ha esposte molto bene. Grazie. Certo con un esito diverso avremmo, innanzi tutto, salvato una vita (la cosa più importante) e poi chissà quali scenari politici potevano aprirsi. Saluti socialisti!

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