Un’altra anomalia italiana

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-ANTONIO TEDESCO-

Perchè l’Italia è l’unico Stato in Europa, in compagnia della Grecia, a non avere un reddito minimo garantito per i disoccupati? Perchè nel nostro Paese vige una cultura ostile a forme redistributive che negli altri Stati europei sono universalmente condivise? Se il modello che abbiamo inseguito in questi anni è stato il welfare greco è evidente che ci siamo avvicinati parecchio. I due Paesi oggi si somigliano molto (“Una faccia, una razza”). Ad accomunare i due paesi “cugini” non sono solo “le origini classiche” ma anche l’altissimo debito pubblico.

Nell’ultima pubblicazione “Contro la miseria, viaggio nell’Europa del nuovo welfare”(Editori Laterza, 2014), Giovanni Perazzoli osserva che i Paesi che non hanno forme di tutele e protezioni sociali per i disoccupati e non hanno politiche di lotta alla povertà e all’esclusione sociale hanno un altissimo debito pubblico. Si potrebbe quasi azzardare un’ipotesi, rovesciando alcuni luoghi comuni, che l’assenza di un sistema di protezioni sociali non solo aumenta la povertà ma contribuisce – paradossalmente- ad aumentare il debito pubblico. In altri termini i costi sociali della disoccupazione, della povertà e dell’esclusione sociale, sono maggiori delle politiche redistributive e di un “Welfare forte”.

Negli ultimi venticinque anni in Italia nessun Governo ha mai dichiarato di volersi ispirare alle politiche di welfare di alcuni Stati europei: garanzia del reddito, dell’alloggio, assegni per giovani, sussidi per pagare le spese, contributi per la formazione(oltre ad investimenti pubblici in scuole, asili, ospedali..etc.. ). Le ragioni dell’assenza di politiche redistributive e la mancanza di un welfare moderno e universalistico non è da attribuire alla mancanza di risorse ma probailmente ad una cultura assistenzialistica. In Italia si continua a privilegiare l’assistenzialismo corporativo: 80€ al ceto medio-basso impiegatizio, 80€ alle mamme giovani che avranno un figlio nei prossimi tre anni..etc.. Anche la cassa integrazione è una forma di sussidio estremamente limitata e rivolta ad una platea parziale di lavoratori che contribuisce a mantenere in una forma di “attesa-dipendenza” il lavoratore che ha appena perso il posto di lavoro. Queste politiche hanno favorito nel Paese una cultura ostile al reddito minimo per i disoccupati, come se la società dovesse farsi carico di “fannulloni”, “parassiti” che vorrebbero mangiare a sbafo alla spalle degli onesti lavoratori. Non si aiuta il disoccupato in cerca di lavoro con misure che gli garantirebbero di non cadere al di sotto di un minimo vitale.

Il welfare moderno è redistributivo, non individua ceti, gruppi, categorie e non è clientelare ma universalistico. In tutti i Paesi europei le politiche di reddito minimo per i disoccupati hanno dimostrato di creare maggiore autonomia, maggiore disponibilità al rischio d’impresa(W. Sinn in “A theory of the welfare State”, connette redistribuione, efficienza sociale e welfare).

È proprio l’assenza di politiche di welfare universalistico che produce debito, poiché impedisce l’efficienza sociale. Le politiche di welfare particolaristiche-coorporative favoriscono la tensione sociale e la dipendenza di specifiche categorie lavorative alla politica.

In termini di costi in Italia il reddito minimo garantito ai disoccupati, secondo l’indagine di “Sbilanciamoci”, costerebbe tra i 36 e i 72 miliardi di euro(sbilanciamoci.it). Ma si risparmierebbe sulle altre forme di sussidi che oggi sono erogati e che non contribuiscono ad abbattere la povertà che è in drammatico aumento. Quindi l’assenza di un reddito minimo per i disoccupati non dipende dell’alto debito pubblico ma da una scelta politica mirata che utilizza gli strumenti del welfare per fare clientelismo: un welfare corporativo discrezionale che privilegia la tutela di una platea ristretta di riservati crea dipendenza che si traduce in consenso elettorale.

Siamo un’anomalia in Europa, eppure si continua a spendere risorse in politiche che non hanno effetti redistributivi e di equità sociale. Povera, Italia!!

fondazione nenni

Via Alberto Caroncini 19, Roma www.fondazionenenni.it

3 thoughts on “Un’altra anomalia italiana

  1. E così, gli sempre piaciuto fare cose singolarmente per ricavarne dei profitti, voti e quant’altro.

  2. un ottimo articolo, che rovescia gli stereotipi sul debito pubblico. non pensavo che ci fosse uan correlazione tra debito pubblico e assenza di un welfare universalistico! credo però che il reddito minimo ai disoccupati dovrebbe essere erogato a fronte di un impegno formativo (programma distudio, di riqualificazione professionale).

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