Immigrazione, meglio orientarla che subirla

immigrazioneQualche giorno fa il Ministro per l’integrazione Kienge, in visita a Capo Rizzuto al centro di accoglienza per immigrati più grande d’Europa, ha dichiarato che sull’immigrazione l’Europa non può abbandonare l’Italia. Negli stessi giorni il Ministro degli Interni Alfano, a proposito di immigrazione, ha proposto che il vitto e l’alloggio degli immigrati carcerati sia pagato dai Paesi di provenienza. Ancora, sempre in tema di immigrazione clandestina, ha dichiarato che sono ben accetti i richiami dell’Unione Europea, ma l’Europa non può imporci tanto e darci poco. Infine ha sottolineato che, pur essendo l’Italia un popolo accogliente, non può essere dimenticato che lo sforzo umanitario può porre un problema di sicurezza.

Il fenomeno dell’immigrazione clandestina, ed in particolare quella proveniente dai Paesi del Nord Africa, pone non pochi problemi e non può essere escluso il rischio che dalla Libia e anche dall’Egitto, in caso di protrarsi del conflitto civile, possano giungere sulle coste italiane criminali in fuga o fanatici militanti islamici in grado di costituire cellule terroristiche nel nostro Paese.

Di fatto, fino ad oggi l’Italia ha fronteggiato da sola il fenomeno migratorio. Ricordiamo tutti il recente episodio dell’imbarcazione carica di migranti respinta da Malta e di cui si è fatto carico il nostro Paese. Prima ancora la chiusura delle frontiere da parte dei Francesi per impedire il passaggio dei migranti libici, giunti sulle nostre coste per sfuggire alla guerra civile. Un conflitto a cui gli stessi Francesi non erano peraltro estranei, essendo pesantemente intervenuti nella crisi libica per spingere alla caduta il rais Gheddafi ed avvantaggiarsi successivamente di profittevoli contratti di forniture petrolifere.

E allora, occorre innanzitutto chiarire una volta per tutte a livello europeo se la lotta all’immigrazione clandestina è una questione che i Paesi europei intendono gestire a livello nazionale o comunitario. Perché se la questione va gestita a livello nazionale, ogni Stato dovrà non solo potersi regolare come ritiene più opportuno, ma non dovrà neanche subire ingerenze da parte delle istituzioni europee. Se invece la questione va gestita a livello europeo, allora ai moniti di Bruxelles dovranno accompagnarsi prove concrete di solidarietà da parte degli altri Paesi dell’Unione.

In Italia, sembrerebbe opportuno porsi l’obiettivo di non subire passivamente il fenomeno migratorio, ma cercare di selezionare in qualche misura i migranti che entrano nel nostro Paese. Innanzitutto si dovrebbe tenere d’occhio non solo la quantità. Occorrerebbe studiare un meccanismo che agevoli quei migranti che per ragioni religiose o culturali sono maggiormente affini alle nostre tradizioni. Alcuni settori della sinistra dovrebbero riflettere ripensando il loro approccio ideologico allo ius soli. E’ davvero desiderabile che un immigrato possa vedere riconosciuta la cittadinanza italiana al figlio, solo facendolo nascere sul suolo italiano? E’ auspicabile che questo neo cittadino possa usufruire di tutti i diritti riconosciuti dalle leggi italiane, compreso il diritto di voto, senza condividere gli ideali, la cultura, le tradizioni del Paese che lo ospita? Non rischieremmo così di creare una società futura instabile, per non dire conflittuale?

Basta guardare a ciò che è accaduto nei Paesi occidentali in cui è più avanzato il fenomeno dell’immigrazione, peraltro scaturito da profonde vicende storiche quali il colonialismo, e comunque gestito da più lungo tempo rispetto all’Italia. E’ sufficiente considerare le rivolte di qualche anno fa nel Regno Unito e in Francia, per usare con molta prudenza la parola integrazione. I moti delle periferie parigine e londinesi e di altre città, gli attentati, i disordini, non costituiscono un monito anche per noi? Allora forse è meglio tenerci il sistema dello ius sanguinis come sistema di base, ragionando su ipotesi di velocizzazione della cittadinanza nel caso di figli di coppie extra-UE che risiedano qui da lungo tempo ed abbiano completato un reale percorso di integrazione.

Allargando la prospettiva, è ragionevole ritenere che difficilmente l’Europa potrà farsi carico del problema migratorio che interessa l’Italia; anche perché i Paesi europei hanno interessi divergenti o contrapposti: si va da Regno Unito, Francia e Germania che affrontano al loro interno i problemi relativi all’integrazione mancata delle seconde generazioni di immigrati, ai Paesi dell’Est Europa che hanno tutto l’interesse a favorire i processi migratori per attenuare i fenomeni sociali legati alla povertà. E se da un lato gli altri Paesi avanzati UE si nascondono dietro al fatto che ciascuno di loro ha una quota di extracomunitari superiore rispetto all’Italia, dall’altro occorrerebbe almeno iniziare a gestire in comune il problema del primo soccorso.

I migranti sono certamente una ricchezza ma sono anche un costo per la nostra società. Si può dire che i migranti contribuiscano realmente a mantenere servizi di cui usufruiscono gratuitamente e spesse volte in modo prioritario rispetto agli italiani? Quanti immigrati conosciamo che dichiarino un reddito superiore alla soglia necessaria per essere tassati?

Ultima considerazione, la società italiana non attira immigrati di qualità, in grado di portare know-how. Al contrario patisce, negli ultimi anni, una consistente e dissanguante fuga di cervelli. L’immigrazione sembra dunque un frutto amaro della sempre più iniqua distribuzione della ricchezza globale: si configura così come una guerra fra i poveri extra-UE che scappano ed i poveri UE che li accolgono, in un sistema globale con risorse sempre più limitate e concentrate nelle mani di pochi. Allora è il caso che una destra e una sinistra moderna si pongano dinanzi al fenomeno dell’immigrazione senza fervore ideologico, con maggior concretezza e pragmatismo. Si tratta in sostanza di capire se l’Italia l’immigrazione vuole orientarla per aumentare il benessere della società o semplicemente subirla.

Alfonso Siano

fondazione nenni

Via Alberto Caroncini 19, Roma www.fondazionenenni.it

2 thoughts on “Immigrazione, meglio orientarla che subirla

  1. CONDIVIDO PROFONDAMENTE QUESTA ANALISI SERIA ED ASSOLUTAMENTE NON TENDENZIOSA !!! QUESTE SONO CONSIDERAZIONI E RAGIONAMENTI CHE MERITANO AMPIO SOSTEGNO COSTRUTTIVO DA TUTTE, RIPETO TUTTE LE FORZE POLITICHE ….

  2. Un articolo equilibrato: finalmente si parla di immigrazione senza il paraocchi. Condivido quasi tutto. Un solo punto mi lascia molto, molto dubbioso: l’idea di selezionare gli immigrati sulla base di presunte affinità culturali o religiose. Io non credo che i problemi dell’integrazione dipendano dalla religione. Il caso americano è un ottimo esempio. I meno integrati sono gli afro-americani, per ragioni sociali, economiche che hanno radici antiche. E non dimentichiamo che gli stessi immigrati cattolici venivano discriminati, perché chi parlava di affinità, negli USA, intendeva: ”vogliamo solo cristiani protestanti”. Credo che la questione vada inserita in un discorso più ampio: relazione tra diritti e doveri. La sinistra, secondo me, si è cacciata in un vicolo cieco perché ha sempre esaltato i diritti — i doveri passano in secondo piano. Gli immigrati l’hanno capito molto bene, e reclamano ciò che spetta loro. Cosa che crea malumori nei cittadini che pagano le tasse….

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