Nemmeno un socialista

PertiniDiscorrendo di politica con alcuni esponenti del Partito Democratico di provenienza Pci, ho chiesto loro se il fatto che i due leader del momento, cioè Enrico Letta presidente del Consiglio, e Matteo Renzi candidato premier fossero entrambi di estrazione democristiana ponesse loro dei problemi. Uno mi ha risposto seccamente che il Pd rappresenta il superamento delle aree partitiche originarie e quindi lui, ex comunista, non provava alcun imbarazzo, né riteneva di dover rivolgere critiche ai dirigenti del suo ex partito. L’altro invece mi ha risposto in modo più sofferto ed elaborato. A suo avviso c’era anche un secondo elemento da considerare: attualmente pure la segreteria del Partito Democratico e quella generale della Cgil (cioè della sola organizzazione di sinistra rimasta a livello di massa) non sono rette da ex Pci bensì da ex socialisti come Guglielmo Epifani e Susanna Camusso. Quindi l’intero fronte delle posizioni strategiche dell’area democratica non vede in campo nessun ex comunista. Per questo mio secondo interlocutore, ciò è il frutto dell’abbandono da parte della classe dirigente comunista pur dopo la mezza svolta dell’89 di una consapevole politica di formazione politica volta a superare il post-comunismo, e a porsi nel solco cioè del socialismo europeo. Il rifiuto di scegliere la via socialdemocratica o socialista o laburista europea, la via del PSE in sostanza, ha posto gran parte della dirigenza ex comunista in una sorta di terra di nessuno. Con Veltroni che si dichiarava “clintoniano” (e chissà cosa voleva dire), con altri che continuavano a confondere la storia del Psi e magari anche quella del Pse con Craxi e col craxismo, con altri ancora (la maggioranza) i quali credevano che bastasse dichiararsi orientati verso il socialismo europeo per essere di già socialisti europei. Senza pagare dazio, senza fare i conti col passato che conta. L’ho già detto un’altra volta: in una delle sezioni “storiche” dell’ex Pci e ora del Pd ci sono alle parete i ritratti di Gramsci, di Togliatti, di Berlinguer, di Moro e di Scoppola. Non c’è un socialista (nemmeno Pertini), non c’è un laico (un La Malfa, per esempio),non c’è neppure Vittorio Foa, nessuno che non sia rigorosamente o Pci (e il povero Gramsci si sa quanti contrasti ebbe alla fine col proprio partito) o Dc. C’è un futuro per una simile formazione politica?

Vittorio Emiliani

fondazione nenni

Via Alberto Caroncini 19, Roma www.fondazionenenni.it

3 thoughts on “Nemmeno un socialista

  1. La tristezza intrinseca del PD e’ proprio qui, nel voler fare una sintesi non del pensiero delle icone del passato (da Gramsci a Moro) ma delle loro figure. La semplice adulazione di una iconografia di personaggi che se fossero in vita, nonostante il loro pacifismo, si armerebbero di mazze e…

  2. A Milano ci sono due sezioni intitolate a socialisti: Aldo Aniasi e Gino Giugni. Rappresenta una rarità, non ho mai avuto notizie di sezioni intitolate a Matteotti, Brandt, Blum o altri della tradizione socialista.

  3. sono d’accordo, tranne su un punto. cosa vuol dire “confondere” il craxismo con la storia del PSI? Il craxismo fa parte a pieno titolo della storia del PSI. Non la esaurisce, certo…

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