L’ “orango” ed altra fauna politica

calderoliQuando pensi che questo meraviglioso ma disgraziato Paese abbia toccato il fondo, assistiamo a fatti che ti fanno subito ricredere: il baratro sotto i nostri piedi non conosce fine. Come è possibile che nel 2013 uno Stato che certo della democrazia non mena vanto, organizzi sul territorio di un paese democratico come (dovrebbe essere) l’Italia, un blitz con la complicità di vertici ministeriali, forze dell’ordine e magistratura per sequestrare e riportare a casa su un aereo privato, una donna e sua figlia, colpevoli solo di essere le più strette congiunte del più noto oppositore del dittatore kazako Nazarbayev? E tutto questo all’insaputa (come ha fatto tristemente scuola Scajola!!!) di Presidente del Consiglio, Ministro dell’Interno, Ministro degli Esteri, Ministro di Grazia e Giustizia. E se mai accadesse in qualsiasi altra parte del mondo, tutte queste teste salterebbero; in Italia salteranno invece solo quelle di burocrati e funzionari, capri espiatori di uno scandalo inaudito (il primo ad andarsene è il capo di gabinetto del Ministro dell’Interno, Procaccini). E che dire di un “noto” uomo politico, Roberto Calderoli, già responsabile della peggiore legge elettorale della storia repubblicana, che nel 2006, da ministro della Repubblica, non esitò ad indossare in prima serata televisiva una maglietta con delle caricature di Maometto, mandando su tutte le furie il mondo islamico? Che il lupo perde il pelo ma non il vizio: l’epiteto di “orango” al ministro Kyenge, non meriterebbe altra risposta che lo sdegno, se non fosse che altri degni compari leghisti rincarano la dose, dichiarando sui social network che ad offendersi dovrebbe essere l’ orango, oppure come il noto Salvini chiedendo il silenzio di Napolitano, ma perché l’anno passato ha firmato la riforma Fornero. E allora dallo sdegno, passi all’incredulità, a pensare che ci avviamo verso l’impazzimento generale, convinti in questo dalle dichiarazioni del Presidente del Consiglio Letta, che chiede al Presidente della Regione Lombardia (e segretario della Lega) Maroni, di chiudere velocemente questa pagina se non vuole che apre un problema sull’Expo 2015…

E a dover scrivere di questo sul blog, che di politica, economia, cultura prova ad occuparsi quotidianamente, non fa che acuire quel senso di vuoto, di sperdimento dal quale non sappiamo come uscire.
 
 

Alfonso Isinelli

fondazione nenni

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