Nitti e il PD

nittiC’è una vecchia, sapida battuta di Francesco Saverio Nitti che mi torna in mente ogni volta che leggo di contrasti interni (e insanabili, pare) al PD. Parlando della difficile unità d’ Italia, Nitti se ne uscì a dire: “Ma come volete che possa essere unito un Paese in cui una metà chiama uccello l’organo maschile e l’altra metà lo chiama pesce?”

In fondo è così anche nel PD. E’ stato appena eletto con votazione assai ampia un segretario di alto profilo, Guglielmo Epifani, ex segretario generale della Cgil, colto e onesto. Ma si rifà, come tanti di noi, ad una idea socialista d’Europa, a quella portata avanti da oltre un secolo da socialisti, socialdemocratici, laburisti in decine di Paesi.

Non dice esplicitamente di ambire in Italia ad un Psoe, ad un Labour Party o ad una Spd, però ne viene fortemente sospettato da quanti “non vogliono morire socialdemocratici” e sono ex democristiani, ex comunisti (che un po’ si vergognano di essere stati Pci e un po’ invece ne sono tuttora orgogliosi). Tutti uniti nell’affermare che il PD deve rappresentare il “superamento delle socialdemocrazie europee”.

Che sono, notoriamente, molto arretrate e come ammuffite. Anche se, a differenza delle nostre varie sinistre, più o meno marxiste, più o meno radicali, hanno governato decenni o governano ancora.

Quindi, appena eletto Epifani, ecco i soliti Veltroni, D’Alema (ma non dovevano lasciare per sempre la politica praticata in modo diretto?), l’astro nascente Renzi spendersi per altri candidati-segretari delegittimando di fatto quello appena eletto. Avrà un futuro questo partito? Così procedendo, o affondando, non so. E non so nemmeno se sia un bene che ce l’abbia, un futuro.

Vittorio Emiliani

 

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