Vota prima tu che a me vien…

Ci siamo, pochi giorni e forse saremo salvi, liberi dall’ossessiva e invadente campagna elettorale “formato reality”, come l’ha definita I. Diamanti. Una campagna elettorale sempre più impregnata di marketing televisivo e social network saturi di messaggi psicotici. Possiamo mandare definitivamente in pensione i comizi e soprattutto i tabelloni elettorali, vecchi di prima repubblica – ricoperti di candidati che non potremo mai votare – che diventano, reperti di “archeologia elettorale”, che solo pochi anziani nostalgici si fermano a guardare. Vicino Roma ci sono tabelloni che conservano manifesti delle europee del 2009. (Per quale ragione sostituirli?)

La vittoria sembrava scontata per il centro–sinistra di Bersani ma mai come questa volta il risultato è incerto. La sensazione è che gli esiti elettorali saranno ricchi di sorprese. Lo schema bipolare è saltato e con esso anche una certa idea di voto utile.
La presenza di più coalizioni rende più difficile tecnicamente la rilevazione da parte dei sondaggisti delle preferenze di voto e mai come oggi i sondaggi sono apparsi tanto discordanti: l’offerta elettorale è molto ampia.
La partita, soprattutto al Senato, è apertissima.

Inoltre viene rilevato un numero considerevole di persone che dichiarano di essere ancora indecise. Secondo le ultime rilevazioni di Mannheimer , il numero degli indecisi si avvicina ancora al 30%. Si tratta in larga misura di casalinghe del Sud Italia . Bisogna considerare poi che in occasione delle politiche del 2008, il 12% ha affermato di avere individuato chi votare solo nell’ultima settimana e un altro 8% addirittura il giorno stesso del voto. Nelle Europee del 2009 il numero di decisori ‘last minute’ risulta ancora maggiore: rispettivamente il 14% nell’ultima settimana e il 13% il giorno del voto “(Mannheimer, Corriere della Sera, 18 febbraioo 2013).
Tutte le nostre speranze sono in mano alle nostre brave e sagge casalinghe meridionali!

Ma soprattutto questa campagna elettorale è caratterizzata dal deciso e pericoloso ritorno di un Berlusconi che prematuramente qualcuno aveva già mandato ai giardinetti (o in altri luoghi meno ariosi) e non si è avverato l’auspicio di Montanelli del 2001:
“Guardi: io voglio che vinca, faccio voti e faccio fioretti alla Madonna perché lui vinca, in modo che gli italiani vedano chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, Berlusconi anche al Quirinale, Berlusconi dove vuole, Berlusconi al Vaticano. Soltanto dopo saremo immuni. L’immunità che si ottiene col vaccino”. (Repubblica, 26 marzo 2001).

Caro Indro, hai avuto torto, gli italiani non si sono deberlusconizzati.
Però continueremo ad andare a votare e lo faremo come facevi tu: turandoci il naso!!

Antonio Tedesco

fondazione nenni

Via Alberto Caroncini 19, Roma www.fondazionenenni.it

One thought on “Vota prima tu che a me vien…

  1. Pensare che Berlusconi sia un problema, o IL problema, mi sembra davvero tragicamente anacronistico. E il fatto che il “populismo” finisca per trovare asilo nella cd “destra” è solo un testamento di quanto tragicamente anti-popolare, de-ideologizzata, filo-capitalista e compromessa sia diventata la cd “sinistra”.

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