I fondamentalisti del mercato hanno torto

L’attuale crisi del capitalismo globale ha ridato fiato alla retorica liberista di quelli che George Soros ha battezzato “i fondamentalisti del mercato”. A sentir loro, il welfare è un lusso che i popoli europei non possono più permettersi e che lo Stato sociale deve essere drasticamente ridimensionato, se non , addirittura, smantellato.

Nulla di più contrario alla realtà, come ha documentato Federico Rampini nel recente libro “Non ci possiamo più permettere uno Stato sociale .Falso !( Laterza ). Prima di tutto, va ricordato a beneficio degli immemori che la Grande recessione del 2008 è iniziata negli Stati Uniti e che successivamente si è diffusa per contagio in Europa. E va altresì ricordato che i governi americani per ben trent’anni hanno adottato la filosofia e la conseguente pratica del laissez faire. Sicché, se proprio vogliamo indicare la causa causans dell’attuale caduta libera dell’economia globale, questa non va cercata nel modello socialdemocratico , bensì nel modello neoliberista. “La tanto decantata new economy — ha osservato il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz –, le strabilianti innovazioni che avevano caratterizzato la seconda metà del Novecento — comprese la deregulation e l’ingegneria finanziaria – doveva consentire una più efficace gestione del rischio, permettendo di porre fine al ciclo economico ”. Ma così non è stato. Lo ha riconosciuto persino Alan Greenspan , governatore della Federal Reserve e sommo sacerdote dell’ideologia neoliberista.

E , invece, nella società americana è largamente diffusa l’idea che il modello europeo , centrato sulla Stato sociale, non ha alcun futuro . E ‘ un modello – non si stancano di ripetere i propalatori della retorica neoliberista — senz’altro generoso, ma irrimediabilmente inefficiente poiché soffoca la crescita con la sua eccessiva tassazione e , in aggiunta, crea una cultura della dipendenza dallo Stato che deresponsabilizza i cittadini.

Sono critiche, queste, che senz’altro colpiscono nel segno se riferite alla Grecia, alla Spagna e – ahimè ! — all’Italia. Ma non se riferite agli altri Paesi dell’Europa occidentale. In particolare alla Germania , che ha saputo coniugare dinamismo economico e protezione delle classi proletarie attraverso un articolato sistema di servizi sociali ( istruzione, assistenza medica, indennità di disoccupazione, ecc. ). Proprio per questo , non pochi autorevoli economisti americani – Stiglitz , Krugman, Wollman , Rifkin , ecc. – hanno elogiato il modello renano come la forma più umana di capitalismo che sia stata mai sperimentata in quello smisurato laboratorio che è la storia universale. Un elogio che non può non essere condiviso non appena si concentra l’attenzione sulle “piaghe morali” che caratterizzano la società americana, dettagliatamente descritte da Luttwak nella Dittatura del Capitale . Fra le quali, vanno ricordate la formazione di una nuova classe sociale composta da working poors , l’enorme divaricazione dei redditi , la presenza di 45 milioni di cittadini senza assistenza medica e , infine, un sistema carcerario che ospita ben 2 milioni di detenuti.

Stando così le cose, come non giungere alla conclusione che il modello neoliberista è al tempo stesso irrazionale e immorale ? E come non concludere che il modello sociale europeo , nella sua versione migliore – quella tedesca – , rappresenta un punto di riferimento che deve essere costantemente tenuto presente poiché – non lo si ripeterà mai abbastanza – ha saputo conciliare equità ed efficienza ?

Luciano Pellicani

fondazione nenni

Via Alberto Caroncini 19, Roma www.fondazionenenni.it

One thought on “I fondamentalisti del mercato hanno torto

  1. Sottoscrivo quanto dice il Prof. Pellicani. Non credo ai complotti e ritengo che i paesi mediterranei abbiano problemi seri di gestione che vanno risolti, ma la crisi dei debiti sovrani in Europa e’ ormai diventata il paravento dietro cui si cerca di nascondere la vera sorgente della crisi. Una crisi di sistema. Tra l’altro, ci sono anche debiti pubblici (vedi caso Irlanda) che sono esplosi non a causa del welfare, ma per salvare le banche private con i soldi dei contribuenti. Questo e’ bene ricordarlo.

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