Damnatio memoriae

C’è una vera e propria “damnatio memoriae” per tutto ciò che riguarda il socialismo democratico e il Psi. Di recente sono purtroppo scomparsi alcuni intellettuali di parte socialista che hanno lasciato un segno importante nella storia culturale del nostro Paese. Uno di questi è senza dubbio Massimo Fichera che prima fu segretario per anni della Fondazione Olivetti e poi stimato dirigente Rai. In quest’ultima veste resse Raidue per buona parte degli anni ’70 facendone la rete delle grandi inchieste politiche e sociali. Citerò fra le tante “Processo per stupro” realizzato da un gruppo di femministe sul processo di Latina e “La forza della democrazia” di Corrado Stajano e Marco Fini. Allontanato – inutile negarlo – perché non craxiano, Fichera venne mandato ad occuparsi di nuove tecnologie e a Lione diresse anche Euronews con stima generale. Ebbene, Massimo Fichera in uno dei necrologi è stato definito “intellettuale gramsciano”. Ora, se si tratta di una definizione “filosofica”, niente da eccepire, ma se si vuole segnalare una appartenenza ideologica di Fichera, no, proprio non va bene. Egli fu sin dall’inizio socialista, laico, semmai di redice libertaria e comunitaria come suggerisce la partecipazione alla grand esperienza olivettiana.

Il secondo caso è quello di Federico Coen che prima fece parte del gruppo giolittiano dell’Ufficio del Piano e poi a lungo diresse il mensile “Mondoperaio” negli anni ’70 concorrendo a farne uno straordinario laboratorio politologico al quale parteciparono Norberto Bobbio, Paolo Sylos Labini, Gino Giugni, Giuliano Amato, Luciano Cafagna, Federico Mancini e tanti altri. Con polemiche che investivano l’essenza stessa del Pci. A partire da quella di Bobbio sulla inesistenza di una dottrina marxiana dello Stato per finire al saggio sul togliattismo di Ernesto Galli della Loggia. Ebbene, sull'”Unità”, si è messo in luce soprattutto il fatto che anche Federico Coen venne rimosso da Bettino Craxi (al quale il gruppo di “Mondoperaio” aveva cercato di contrapporre, allo stesso Midas, Antonio Giolitti quale segretario). Molto meno invece che la rivista socialista avesse condotto una polemica costante, non volgare certo, contro la linea del compromesso storico che fu a lungo l’asse portante del berlinguerismo. Insomma, i socialisti sono da ricordare soltanto se e perché non craxiani? Il resto, la sostanza del loro pensiero proprio non conta?

Vittorio Emiliani

fondazione nenni

Via Alberto Caroncini 19, Roma www.fondazionenenni.it

One thought on “Damnatio memoriae

  1. Carissimo Vittorio,
    i socialisti vengono ricordati non solo per la loro collocazione anti, ma anche in morte.
    Si declamano le loro virtù politiche ed intellettive “post mortem” specialmente dai compagni dell’ex PCI.
    Solo allora scoprono le lungimiranze politiche dei socialisti.
    Carissimo, la nostra ‘ una storia lunga ed ingombrante, e nello stesso momento nuova di 120 anni.
    Riescono a definirsi ( gli ex pci) riformisti, progressisti, perbacco! ma mai socialisti.
    Napoli, 18/07/2012
    Nino Cavaliere

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