Né intesa, né contesa

Luciano Pellicani, su questo stesso sito, in data 6 c.m., sotto il titolo “Quale dialogo?”, affronta la questione dell’auspicata o presupposta come possibile “istituzionalizzazione di un dialogo permanente tra laici e cattolici”; e si rifà all’ultimo ennesimo dibattimento sulla questione, promosso recentemente dal cardinal Bagnasco assieme ai politici, che dovrebbero costituire la parte laica, Alfano, Bersani, Casini. Vexata quaestio, con tutto quel che segue.

Pellicani, volontaristicamente, però scetticamente, sarebbe disposto a dare accoglimento all’intento, tenuta salva, però, una clausola da salvaguardia. E dice: “Proposito lodevole, ma a una precisa condizione che ci sia, fra i partner, piena simmetria.”

Ho detto scetticamente perché l’argomentazione di Pellicani prosegue dubitativamente in proposito. Per quanto riguarda l’argomentazione specifica, rinviamo i lettori di questa rubrica a rileggersi l’intervento indicato. Intervento che qui citiamo come occasione della messa a punto di una questione metodologica di fondo da dover adottare in questo scontro, la cui natura di scontro è e resta ineliminabile, come, peraltro, lo stesso Pellicani ammette: “Ciò non di meno numerosi e significativi sono i segni che inducono a ritenere che il Magistero ha deciso di condurre una guerra totale contro la cultura laica.”

Il paradigma di questa “guerra totale” sembra far perno sulla parola-clausola, indispensabile per un eventuale rapporto di consonanza nella pariteticità tra le due parti, che Pellicani denomina come condizione di simmetria. Vale a dire di reciprocità.

Pellicani sa, io credo, che sta adottando l’ipotesi della reciprocità, ottemperando alla prassi della “prudenzialità” politico-pratica, anche per non voler assestarsi completamente in una posizione da scetticismo completo: prudens semper omnis politicus est.

Ma c’è da credere che sia giunto il momento (la fase storica) per cui è bene togliere di mezzo ogni prudenzialità da copertura: tra le due sfere, quella del sacro e quella della secolarità o laicità che dir si voglia, non esiste possibilità di simmetricità (reciprocità paritetica), semmai esiste una condizione di permanente e non eludibile asimmetricità o dissimmetricità che dir si voglia.

In sintesi, la relazione che istituisce il rapporto conflittuale tra le due sfere è strutturalmente da contesa e non da intesa. Gli eventuali momenti (fasi) da intesa sono dovuti alle contingenze delle situazioni occasionali, trattabili prasseologicamente per un accomodamento da ubi consistam transitorio. Nel concreto, infatti, gli apparati da intesa, in questo caso, valgono (sono valsi) come operazioni da occultamento della contesa.

Stando così le cose, storicamente, finora il quesito, com’è stato sempre affrontato dalla parte laica, ha sempre oscillato fra l’atteggiamento da intesa (nel caso italiano, il Tevere più stretto) e l’atteggiamento da contesa (il Tevere più largo). Ma oggidì la questione non è più esclusivamente italiana; e soprattutto non è più gestibile in termini da intesa o da contesa: entrambe condizioni d’irrisolvibilità di questa “guerra totale” tra le due sfere, per adottare la stessa terminologia di Pellicani.

Oggi, nello stadio di sviluppo della civilizzazione complessiva in atto, dovuta alle dinamiche globali e totalizzanti della Scienza e della Tecnica congiunte, spetta alla parte facente parte integrante della laicità saper fuoriuscire dalla vexata quaestio, com’è stata affrontata finora. Cosa che può essere fatta facendo ricorso a un “colpo di razionalità” che potrebbe costituire un vero “colpo di genio” in senso culturale, e di un vero “colpo di Stato” in senso politico. Una fuoriuscita dalla dialettica intesa-contesa, che inalberi un concetto da passaggio concettuale radicale: né intesa né contesa. Che è ciò che si potrebbe qualificare come avvio di una Terza Via da Kulturkampf (risorgimentale, nel caso italiano) rifacendosi anche alla tradizione più generalmente europea, dalla Rivoluzione francese in poi, per lo meno.

Terza via che c’è già, perché sta da sé nelle cose, tracciata e solcata da ciò che costituisce il complesso unitario della Tecnoscienza, la cui operatività trasformativa della realtà (di qualunque realtà) procede iuxta propria principia, prescindendo da qualsiasi ideologia che le sia favorevole o contraria, e a maggior ragione da qualunque teologia, che le sarebbe comunque contraria. La singolarità di questo dato di fatto consiste nel fatto che dal punto di vista del procedere della Tecnoscienza, le concezioni ideologiche o teologiche, che hanno tra loro rapporti d’intesa e di contesa in materia teologica, le sono del tutto estranee.

Cesare Milanese

fondazione nenni

Via Alberto Caroncini 19, Roma www.fondazionenenni.it

One thought on “Né intesa, né contesa

  1. Ho l’impressione di condividere largamente i presupposti e le posizioni implicite da cui muove l’autore del post in commento, ma resto perplesso sulla pretesa capacità della Tecnoscienza di tracciare una terza via tra il clericalismo (confessionale, monoteista, metafisico) ed una laicità che del resto se rappresentata da “Casini, Alfano, Bersani” ne rappresenterebbe solo la scialba e dubbia secolarizzazione.

    Anche allargando il concetto di Tecnoscienza al di fuori del campo delle hard sciences, la parte davvero significativa della contesa tra cultura cattolica e una cultura laica degna di questo nome non è infatti tanto il “come” fare le cose, ma il “cosa” fare.

    Questo ho il timore che sia destinato a restare il campo della filosofia, della politica e dell’ideologia, anche se certamente resta possibile una presa di posizione appunto *ideologica*, che è la mia, a favore della ricerca, della realtà empirica, della libertà di pensiero, della trasformazione tecnologica del mondo, dell’autodeterminazione collettiva, e così via.

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