Rinasce la politica?

 Con il governo Monti si profila se non una separazione una sapiente distinzione tra la tecnica della gestione e la politica della progettazione.

E’ stata l’unica soluzione perché la politica – quella di Berlusconi – ha dimostrato ampiamente la sua inerzia gestionale: la lettera della BCE data da molti mesi e la risposta del governo si è fatta attendere e quando è stata formulata è stata redatta in termini estremamente generici ed elusivi sia sul tema della crescita che del debito. Sarà colmato questo vuoto di gestione? E sarà soprattutto ripristinato il primato della politica?

Ora abbiamo uno staff che è tutto gestione per le specializzazioni e le attitudini dei ministri: la politica, che attraverso molte contorsioni si è ritratta da un suo coinvolgimento diretto sia pur minimo o al limite simbolico, la politica che farà? Solo prove di gruppi per nuove mini aggregazioni che non incideranno grosso modo nei risultati elettorali? O con un colpo d’ala ritroverà le ragioni autentiche del suo operare e del suo essere? E cioè mentre il governo governa, la politica si autoriforma ponendo mano a significativi cambiamenti del suo universo che – non lo dimentichiamo – in democrazia è il “sovrano”.

E’ una felice opportunità questa offerta dal governo Monti poiché la “separazione” tra tecnica e politica permette al Parlamento di discutere di politica: la legge elettorale – inutile pensare che la Corte costituzionale accolga il referendum -, la modifica dei regolamenti parlamentari, la riforma del bicameralismo perfetto, il numero dei parlamentari, che consenta di operare tagli e risparmi sugli emolumenti e sui vitalizi (problema già sollevato da Fini), di ridimensionare l’espansione edilizia, di ridurre numero e retribuzioni dei collaboratori, di contenere l’uso delle auto blu, e last but not least, di introdurre regole di decenza nel finanziamento pubblico dei partiti.

E non credo di aver esaurito il cahier de doléances.

Dunque partiti e Parlamento, coinvolti nell’esame e nell’approvazione delle iniziative del governo, possono riportare ordine e equilibrio nelle strutture e nel funzionamento della nostra democrazia partitica e parlamentare. Sarebbe il ritorno della politica, la grande assente. E’ una speranza, un auspicio. Resta il dubbio: saranno capaci questi partiti di riformarsi e riformare la democrazia o, come sembra, prevarrà il loro costume a dedicarsi ai piccoli e grandi riaggiusta menti. Non prevarranno manovre oblique di gruppi e di consorterie per non perdere le quote di potere che la scomposizione del berlusconismo e probabilmente della “sinistra” renderanno vagante e vacante?

Giuseppe Tamburrano

fondazione nenni

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